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QT n. 18, 23 ottobre 1999 Servizi

...e allora beviamoci sopra

Quello che c’era da dirsi è stato detto e i 70, a gruppetti, abbandonano la sala parlottando e mugugnando. La loro soddisfazione sembra limitata all’aver espresso a chi può quel che sentono e di aver ricevuto, in riparazione di torti, vere promesse e buone intenzioni: presto avremo un tram, nel 2002 forse il parco… e nel 200x addirittura avremo la mappa del secondo parco…

Qualche attimo e il malinconico deserto di questa periferia inghiotte le figure dei partecipanti diretti a casa.

Non tutti però.

Qualcuno vuol resistere alla routine e propone di chiudere la serata dietro un bicchiere nell’unico bar aperto a metà di una strada buia, al fondo della quale sferragliano ossessivi treni merci uno in fila all’altro. La porta si spalanca su un altro mondo: luci, poster, pareti dipinte con gusto, si fa musica, c’è allegria, gente con il bicchiere in mano, fumo, si ride e si scherza uno addosso all’altro, gli ultimi arrivati si mescolano ai primi, ciao… ciao… cosa fai qui??… ma c’era l’assemblea!!.. quale assemblea??.. ma per l’inceneritore, non sai proprio niente!!!… ma va là, tanto fan quel che vogliono...

Il proprietario spina a getto continuo birra e Chardonnay, saluta chi entra e chi esce con la stessa simpatia, ha una battuta per tutti, manda con gli occhi un segno di comprensione ad uno che esagera, dando concretamente vita a quel che in una sala poco più in là si è cercato di realizzare a parole: un po’ di aggregazione, di musica, star insieme. I presenti si concentrano in chiacchiere, appuntamenti, ricordi, brindisi... Interporto, inceneritore, sovrappasso, parco, mancanza di strutture sociali sembrano "un’altra cosa di un altro posto". Nunc est bibendum… l’assemblea è finita per chi c’era e chi non c’era, ce ne sarà pur una quattordicesima, nuove arrabbiature, nuove promesse. Ma allora, ha ragione chi sta al bar, e dell’assemblea non vuole sapere?

Verso l’una e mezza qualche sbadiglio, meglio andar a casa. Lavorando di gomiti arrivo con gli altri alla porta dalla quale infine veniamo letteralmente strizzati fuori nel deserto e sotto una luce arancione che piove dai lampioni guadagniamo le macchine 200 metri più in là. Il confronto con l’aria viziata e fumosa del bar fa dire a qualcuno che senza auto e camion Roncafort avrebbe una buona aria, ma è subito invitato a sniffare con più attenzione. "Ah sì, prima non l’avevo sentita - corregge mogio riferendosi al sottile e penetrante puzzo proveniente dalla discarica… - di solito ci pensano i gas di scarico dei motori a non farcelo sentire". Viene ulteriormente demoralizzato con un "Respira profondo fin che sei in tempo, dopo arriverà anche la diossina dell’inceneritore…".

Cara presto ex verde Roincafort, se è vero che "progresso" significa tradurre in realtà il proprio comodo trasformando il mondo in immondizia, allora tu sei sulla buona strada.

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