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Regole poco rispettate

Anche in questo campo, come in tanti altri, se la normativa esistente venisse puntualmente rispettata, l'Italia sarebbe una specie di paradiso ecologico; o per lo meno, non si aggiungerebbero nuovi danni a quelli del passato. Risale infatti al 1987 un Decreto del Presidente della Repubblica che impegnava il governo a modificare le concessioni per lo sfruttamento idroelettrico dei fiumi in maniera tale da garantire agli stessi, in ogni momento, almeno un terzo della portata minima che il fiume presenterebbe in condizioni naturali, die non è tanto, ma molto di più di quanto avviene quasi sempre ancor oggi, con corsi d'acqua che a volte sono completamente a secco.

Due anni dopo, nel 1989, viene approvata la nuova legge sulle autorità di bacino, nella quale per la prima volta si parla dell'acqua non solo in termini difensivi (il rischio alluvioni), ma anche ricordando l'esigenza di salvaguardarne la qualità: per fare questo, non basta neppure - come richiedeva il Decreto dell'87 - assicurare ai fiumi iena quantità minima fissa di acqua, giacché ogni fiume, per essere vitale, necessita di un suo specifico fabbisogno. Ed è questo che occorre garantire.

Nel 1994, infine, la legge Galli ribadisce questo concetto, raccomandando particolare lungimiranza nel trattare una questione che ha estrema importanza per le generazioni future.