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Giornalisti di serie B?

I (pochi, come si è detto) rappresentanti delle emittenti private presenti all'incontro, non negano che il panorama sia pieno di ombre.

In sede provinciale il Corerat ha messo a punto il piano dei siti per le installazioni dei ripetitori televisivi e io stesso sta per essere fatto per le radio: in questo modo, le zone occupate da installazioni verranno dimezzate. Ottima cosa per la salvaguardia dell'ambiente, ma i problemi sono altri.

Si lamentano i continui rinvii del piano per l'assegnazione delle frequenze, gli scarsi controlli sulle situazioni irregolari e un senso generale di precarietà che rende difficile fare dei progetti a lunga scadenza. Mario Bertoldi, editore e direttore di NBC radio, è il più arrabbiato: "II legislatore chiede che le emittenti assumano finalmente dignità d'impresa e pretende, per rilasciare la concessione, che il 20% del palinsesto sia fatto di informazione. Pochissimi, però, rispettano questa condizione, o lo fanno con qualche astuzia formale, magari trasmettendo musica tutto il giorno e poi infilando due ore di notìzie fra le 3 e le 5 di notte. Nessuno controlla. Poi magari ti negano la concessione per un cavillo burocratico, tipo un cambio di proprietà. Si doveva fare una selezione che facesse crescere la radiofonia, il che non è avvenuto. Il risultato è che in radio ci si lavora soprattutto per hobby. Chi vuole fare il giornalista seriamente, evita la radio, per la sua scarsa credibilità".

Walter Liber, direttore di "Radio Dolomiti" se la prende con l'Ordine dei giornalisti, che manda le ispezioni solo nelle realtà più importanti, dove et sono dei contratti regolari, mentre le emittenti meno professionali, che presentano situazioni più "selvagge" non vengono toccate.

Un editore sostiene che per le emittenti radiotelevisive servirebbero dei contratti apposta, meno onerosi: sarebbe il solo modo dice o per mettere tutti. in regola. Ma questo gli viene obiettato o sarebbe un modo per istituzionalizzare l'esistenza di un giornalismo di serie B, sottopagato e dunque di scarsa qualità.

II prof. Porro, presidente del Corerat, non si appassiona a questi temi: "Si, è anche colpa di leggi confuse o mancanti. Ma il guaio di fondo consiste nella incapacità delle emittenti di scegliere cosa vogliono essere. Emittenti confuse, indeterminate, con palinsesti mobili, a volte segnati poco puliti. Il solo modo per reggere u confronto e sopravvivere è assumere un'identità precisa: magari decidendo di essere una realtà comprensoriale, per poi consorziarsi con altre realtà analoghe: il Trentino non è forse la patria della cooperazione? Se non decidete voi, sarà il mercato a decidere!"