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Il giornalismo e le sue regole

Il Consiglio dell'Ordine dei giornalisti del Trentino AltoAdige

IIn seguito ad un esposto che riguardava una cronaca comparsa sul quotidiano Alto Adige relativa alla morte di una giovane donna di 28 anni, cronaca nella quale si imputava il decesso all'assunzione di un farmaco anticoncezionale, il Consiglio dell'Ordine dei giornalisti del Trentino-Alto Adige ha dibattuto in fase istruttoria la vicenda, archiviando la posizione del collega autore delle cronache e affrontando nel contempo il tema più generale dell'informazione legata alla sanità. In particolare l'esposto stigmatizzava la scelta del giornale di far assurgere a "caso di interesse locale la morte prematura " attraverso una notizia "palesemente falsa anche diretta a creare artatamente uno scoop giornalistico in realtà inesistente" e censurava la versione del cronista che imputava il decesso "a cause non dimostrale clinicamente, vale a dire l'uso della pillola anticoncezionale". Il Consiglio dell'Ordine ha accertato il comportamento professionalmente corretto del collega, che è arrivato alla stesura della notizia attraverso la consultazione di fonti autorevoli: il medico curante, l'anatomopatologo, l'epidemiologo, il farmacologo. che hanno fornito elementi tali da ammettere una possibile relazione tra l'uso della pillola e il decesso, relazione che il collega ha poi tradotto in notizia con toni, seppur accentuati, fortemente giustificati dall'interesse sociale che la vicenda indubbiamente conteneva e che in quanto giornalista non poteva ignorare, notizia che ha comunque affiancato nella stessa pagina all'opinione del medico. Nel ribadire il diritto costituzionale, e come tale insopprimibile, di informare che sta alla base della professione giornalistica nei limiti della legge e del rispetto della persona e il diritto del cittadino, in una società democratica, di essere informato. l'Ordine del Trentino-Alto Adige ritiene che davanti al decesso improvviso di una donna non malata, nel pieno del-la vitalità, il giornalista sia chiamato ad informare valutando anche l'interesse pubblico sociale, proprio in ragione della straordinarietà del fatto che può giustificare una cronaca anche dettagliata. In questo senso si esprime del resto anche il codice deontologico legato alla legge sulla privacy, nel momento in cui riconosce che il diritto costituzionale alla libertà di informazione e di critica riveste una dimensione in cui l'interesse pubblico si affianca a quello individuale. Compito del giornalista è dunque quello di approfondire la notizia, utilizzando tutte le fonti possibili (cosa che nel caso specifico il collega ha fatto con interlocutori scientifici) per evitare il pericolo di interpretazioni errate che all'interno di una comunità possono sconfinare in allarmismi o in supposizioni ancor più preoccupanti della realtà. In questa funzione sociale il giornalista non può prescindere da un confronto stretto con le fonti impegnate a dare al cittadino risposte spesso urgenti, sempre comunque attese. Il giornalista, proprio perché chiamato per professione ad informare su tutto, non può essere preparato ad individuare autonomamente delicati elementi di natura specialistica. In tema di informazione sanitaria è in atto un confronto costruttivo fra l'Ordine dei giornalisti del Trentino Alto Adige e gli Ordini dei medici di Trento e Bolzano, per approfondire intese di collaborazione tra chi informa e chi è fonte di informazione dunque il giornalista e il medico affinché, con il contributo anche dei medici, l'informazione sanitaria rimanga in un ambito di correttezza nell'interesse del cittadino e del malato. E' proprio la piena disponibilità delle fonti, a prescindere dalla responsabilità individuale del giornalista, che può far venir meno forzature e amplificazioni con le quali la notizia rischia di trasformarsi in ingiustificato scoop. L'Ordine stigmatizza invece l'uso dei titoli che, in modo particolare e più evidente sui quotidiani, amplificano troppo spesso toni e contenuti della notizia, al punto di apparire talvolta in contraddizione con la sostanza dell'articolo, ciò che in parte si è verificato anche nel caso in questione. Pur comprendendo le ovvie esigenze editoriali e la necessità di richiamare comunque l'attenzione del lettore, non possiamo non riflettere sul tatto che spesso è proprio il titolo l'elemento sul quale si ferma l'attenzione di chi legge. L'Ordine dei giornalisti richiama redattori e direttori sul delicato e fondamentale problema della essenzialità della notizia, sia nel testo che nel titolo: richiama i colleghi cronisti, pur nella consapevolezza che l'organizzazione del lavoro all'interno delle redazioni spesso sottrae all'autore di un articolo la stesura del titolo, affidando nel contempo ad altri redattori la sintesi da collocare in prima pagina come richiamo per il lettore; l'Ordine richiama infine i colleghi cronisti ad un maggiore impegno nel seguire in ogni fase della produzione del giornale il proprio lavoro, evitando improprie sovrapposizioni. E' in questa dimensione che il giornalista è chiamato sempre più ad esprimere la propria professionalità, guidato da norme deontologiche che sono implicite alla professione in quanto "continuamente si adeguano ai bisogni sociali e professionali". come scrive Carlo Lega su "Giurisprudenza Italiana". Ma. e questo è l'auspicio dell'Ordine, non soltanto da norme.

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