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Un nuovo statuto per la città

In arrivo l’elezione diretta del sindaco, con più democrazia nel consiglio

Nell’aprile del prossimo anno a Innsbruck si voterà. Per la prima volta con due schede, una per eleggere un nuovo sindaco, una per il Consiglio comunale. Finora Innsbruck era l’unico comune del Tirolo senza l’elezione diretta, che esiste nella maggioranza delle regioni dell’Austria, e dunque anche nella maggior parte dei capoluoghi regionali. Di elezione diretta si dibatteva da almeno un decennio, da quando il parlamento nazionale cambiò la costituzione federale per consentirla. A quel punto lo statuto municipale doveva essere riscritto, cosa che il consiglio regionale tradizionalmente fa solo dopo aver sentito il parere del consiglio comunale, approvato con una maggioranza di almeno due terzi. Stavolta (nel marzo di questo anno), la maggioranza è stata addirittura di 39 voti su 40, ribadita in luglio con 30 contro 10.

Risultato sorprendente in un consiglio composto da 8 gruppi, con una maggioranza governativa di 24 a 16 e un’opposizione divisa fra 8 consiglieri verdi e 6 di quattro gruppi della destra in continuo fermento e riposizionamento? No, il risultato di un processo democratico esemplare.

L’elezione diretta del sindaco era un punto fisso del programma della maggioranza, concordato nel 2006. Eppure, per cinque anni e dopo innumerevoli discussioni a porte chiuse, un bel niente. Le due liste popolari ed i socialdemocratici erano divisi su quasi tutto. Poi, la sindaca Oppitz-Plörer, nell’ottobre del 2010, decise di farla finita con i dibattiti inconcludenti e presentò una mozione, con procedura d’urgenza, che chiedeva l’introduzione dell’elezione diretta, più alcune modeste riforme. Popolari tradizionali e socialdemocratici risposero picche: niente urgenza. Quindi, una mozione verde che chiedeva l’istituzione di un gruppo di lavoro composto da rappresentanti di tutti i gruppi, con il mandato di riscrivere lo statuto, passò all’unanimità.

Poiché lo statuto deve valere per tutti, stabilendo le regole del gioco per la dialettica politica e non può essere uno strumento della sola maggioranza, è necessario cooperare cercando un consenso sulle regole fondamentali. Da non dimenticare che con 14 voti l’opposizione - purché restasse unita - poteva bloccare ogni disegno di legge da portare alla Regione. “Su molte cose fra noi e i verdi c’è un abisso, ma sui diritti dei consiglieri e del consiglio, no” - così un consigliere della destra ha lodato il decisivo contributo dei verdi che hanno guidato un’opposizione compatta nella riscrittura dello statuto.

Era chiaro, sin dall’inizio, quanto aveva stabilito la Corte Costituzionale: l’elezione diretta del sindaco non è l’elezione di un condottiero municipale, di un dittatore pro tempore; con due organi supremi legittimati dal voto dei cittadini, bisognava ricreare tutta l’architettura dell’autonomia locale. Su questo, tutti i partiti concordavano.

Da ottobre a febbraio, il gruppo di lavoro si è riunito settimanalmente, con alcuni dei migliori giuristi dell’amministrazione. E ce l’hanno fatta. Hanno presentato, in marzo, un testo organico per un nuovo statuto e un nuovo regolamento interno del consiglio: il sindaco governi, d’accordo, ma in coabitazione con un consiglio che autonomamente può esprimere maggioranze, con nuovi diritti sia per i singoli consiglieri che per i gruppi e per la minoranza; la quale, ad esempio, con un terzo dei voti può richiedere l’iscrizione di punti nell’ordine del giorno o aprire il dibattito su comunicazioni del sindaco. Per la prima volta il consiglio può anche sfiduciare il primo cittadino, indicendo un referendum popolare che porti alla sua revoca.

La riscrittura dello statuto seguiva una logica molto semplice: prima parliamo delle riforme su cui siamo d’accordo, poi, un po’ per volta, affrontiamo i punti delicati, e ognuno definisca apertamente i nodi sui quali non vede possibilità di compromesso. Dopo alcune sedute, ognuno ha cominciato ad avere le sue piccole vittorie, così nelle ultime sedute, anche per le questioni più difficili si è riusciti a trovare una soluzione. Dunque, tutti o quasi contenti, e 39 su 40 concordi.

A qualcuno nella maggioranza popolare in Regione ciò appariva un eccesso di democrazia (“Vedrete che in futuro, i popolari ci saranno grati per i diritti di minoranza per cui noi abbiamo lottato” - scherzò il sottoscritto in un dibattito pubblico), così fra accesi dibattiti ed intrighi di corridoio, la maggioranza riformatrice si riduceva a tre quarti del Consiglio, ma sempre unendo consiglieri di tutti i gruppi, anche popolari.

In ottobre o novembre, il Consiglio regionale passerà il nuovo codice. E Innsbruck avrà uno statuto moderno per una dialettica politica più aperta negli anni a venire.

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