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San Michele tornerà all’Adige?

Il Comitato per San Michele, nato nell’aprile 2010 per proporre una riqualificazione dell’assetto urbanistico di S. Michele e di Grumo ed in particolare per la valorizzazione dell’Adige, ha incontrato l’assessore ai lavori pubblici Alberto Pacher per sollecitare la rimozione della “diga arginale” rappresentata dalla attuale sede della Statale del Brennero.

La strada, costruita nel 1938, per il comitato rappresenta una bruttura di cemento armato che isola e reclude il paese dall’affaccio sul fiume e che pertanto va rimossa. Del comitato fanno parte semplici cittadini, alcuni imprenditori, rappresentanti di associazioni come la Pro Loco nonché i rappresentanti della Fondazione Mach e del Museo degli Usi e Costumi. Il gruppo ha anche ricevuto la collaborazione dell’amministrazione comunale presieduta dal sindaco Clelia Sandri. La Provincia ha preso sul serio la questione offrendo la propria disponibilità a considerare le alternative urbanistiche e viabilistiche che consentano l’abbattimento della diga arginale e il ripristino di un piccolo contesto urbano di pregio dei due borghi affacciati sul fiume, che il comitato ha voluto rappresentare nella elaborazione fotografica qui riprodotta.

È un compito difficile, che richiederà soluzioni tecniche ardite: dall’ipotesi di una galleria a est dell’abitato di S. Michele a quella di una viabilità anulare a ovest di Grumo. Interventi pesanti che hanno visto la contrarietà del presidente della locale sezione SAT, che alcuni mesi fa, all’emergere di tali soluzioni, ha abbandonato la compagnia. Il dimissionario, contrario ad affrontare il tema a partire dalla costruzione di nuove strade, aveva invece puntato su una modifica del tracciato della ferrovia Trento-Malè quale soluzione alternativa tesa a favorire una maggior vivibilità dei due borghi. In ogni caso, prima di avviare qualsiasi soluzione, la Provincia installerà una stazione di misurazione del traffico. L’ipotesi di una nuova viabilità ad ovest del paese ha fatto tornare alla mente la vecchia e, a suo tempo, criticata soluzione Sepi, la strada di grande scorrimento superata con la costruzione della tangenziale di Mezzolombardo tra la Rocchetta e Trento Nord. La realizzazione di un sottopasso un po’ più agevole e l’apertura della variante stradale Trento Nord-Rocchetta hanno alleggerito negli ultimi anni la situazione, ma i veicoli che transitano per i due paesi sono ancora numerosi. E per il comitato “se S. Michele è, dal punto di vista politico-amministrativo un unico comune, in realtà si tratta di due paesi, due comunità divise dal fiume. Unite da un unico ponte sul quale però transita un traffico intenso, dato che vi si incrociano due statali, quella del Brennero e quella per la Val di Non; un ponte che è più un ostacolo che un mezzo per unire le due sponde”.

A suo tempo, Paolo Endrici, membro del Comitato e titolare di una nota azienda vinicola locale, aveva ricordato che nei prossimi anni la Provincia attiverà investimenti per miliardi di euro e che gli amministratori comunali devono pretendere che una parte di tale ricchezza venga investita per migliorare la vivibilità di S. Michele. Del gruppo, come già ricordato, fanno parte anche due importanti enti: il Museo degli Usi e Costumi delle Genti Trentine e la Fondazione Mach - Istituto Agrario - dove convergono ogni giorno più di 800 studenti e circa 700 dipendenti, e la futura facoltà universitaria aumenterà ulteriormente l’impatto che tale massa di persone introduce quotidianamente nel paese.

Le foto risalenti ai primi anni ‘30, anteriori alla costruzione dell’attuale viabilità, che il Comitato ha recuperato e diffuso, hanno offerto l’idea di com’erano i due borghi in un recente passato e come il Comitato vorrebbe, ovviamente in chiave moderna, che il fiume tornasse ad essere protagonista.

A breve, si annunciano nuovi incontri della Provincia con il Consiglio Comunale ed il Comitato e l’istituzione di un tavolo di lavoro.

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