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Grisenti e Dellai: quale futuro?

A fine ottobre il Coordinamento provinciale dell’Unione per il Trentino ha approvato all’unanimità un documento politico al margine del quale è stato dedicato un pensiero al figliol prodigo Silvano Grisenti.

Dopo la sentenza di appello, che ha incrudito la condanna (per tangenti) all’ex assessore, la rivitalizzata carriera politica di Grisenti sembrava aver subito un duro colpo. L’Upt, invece, lo rilancia:”Il Coordinamento politico dell’Unione ritiene che Silvano Grisenti possa continuare, in coerenza ed armonia con le disposizioni dello Statuto, a portare il suo contributo politico e personale alla vita del partito”.

In contemporanea Lorenzo Dellai, in una interessante intervista pubblicata sull’Adige a firma di Luisa Patruno, usava parole un po’ diverse: “Lo statuto è molto chiaro e condivisibile e Grisenti, che è tra i fondatori dell’Upt, lo conosce molto bene. Quindi lui in questa fase non può avere funzioni e compiti di rappresentanza del partito né essere candidato”.

Nella stessa intervista, peraltro, Dellai (che, per legge, non si potrà candidare alla presidenza della Provincia nel 2013), chiarisce di non avere alcuna intenzione di puntare al Parlamento. Per una ragione, principalmente: impedire la “eventuale dissoluzione del progetto politico e di governo” nato quindici anni fa; un progetto che “deve avere un’evoluzione, non una mutazione o dissoluzione”. Chiarissimo. C’è qualcuno, insomma, che sta lavorando per indebolire la coalizione di centrosinistra e magari rivedere gli equilibri elettorali: quegli equilibri che al momento poggiano sulla lealtà tra Upt, PD e Patt (con questi ultimi, forse, più vicini dopo le ultime grisentiane vicende). E chi sarà mai quel qualcuno?

Dellai, è chiaro, vuole restare nel fortino, non più come comandante (ufficiale), ma ritagliandosi un ruolo diverso. Da consigliere, da assessore: certamente da difensore del suo progetto politico (che vede nell’eterno secondo Pacher un degno reggente). Chissà che però, in questa guerra di posizione, Dellai il fortino non lo debba difendere, più che dal centrodestra, dal fuoco amico.