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Lo zar e il gregario

Pacher

Dunque Dellai, dicevamo sopra, propone Pacher come successore. Ecco infine risolto il quiz che da diversi mesi imperversa nella politica trentina: che farà Dellai?

Dopo 15 anni da dominus della Provincia, cinquantenne e quindi giovanissimo, dove va a parare? Si fa modificare lo statuto (come hanno fatto i suoi amici Schelfi ed Egidi) per fare un quarto mandato? Andrà a Roma?

La modifica dello statuto? Ha ben presto capito che non era aria: i partiti alleati (Pd e Patt), comprensibilmente non gradiscono: dopo anni di sudditanza sono poco propensi a prolungarla attraverso penosi artifici istituzionali, e anche nel suo partito, l’Upt, non erano tutti entusiasti.

Su Roma la partita Dellai l’ha giocata: era molto difficile (da Trento a Roma si conta poco o niente) e l’ha giocata male, infilandosi nell’Api, dietro un modesto mestierante della politica come Francesco Rutelli, e dietro anche Bruno Tabacci; l’Api, inconsistente, ha fatto flop, e il numero 3 è rimasto a terra.

Ed ecco allora la soluzione. Rimango a Trento, rivela Dellai. Come semplice consigliere. Dietro Pacher.

Dietro Pacher? Alberto Pacher è una vita che è vice di Dellai. Vicesindaco quando Dellai era il primo cittadino a Trento. Vicesindaco ancora quando Lorenzo si era trasferito a Piazza Dante, ma da lì le direttive al Comune le dava ancora lui, e Ale, pronto, obbediva. Vice in Provincia quando, passato anche lui a Piazza Dante, si era ritrovato il Principe Lorenzo anche formalmente ancora suo capo. Una vita da gregario: sempre ad assentire. Pacher è tenero e remissivo, Dellai volitivo ed incazzoso: è chiaro, al di là dei ruoli, chi dei due comanda.

Dietro Pacher quindi vuol dire una cosa sola: comando ancora io, magari da vicepresidente, l’Alberto me lo mangio a colazione. Questa la trovata.

Che dentro al Pd non è piaciuta molto. “No a staffette per inerzia” è stato il pungente commento di Alessandro Olivi, attuale assessore alle attività economiche. Ma la stroncatura più feroce è venuta dal consigliere del Pd Mattia Civico: “È la formula Putin”, Dellai e Pacher come Putin e Medvedev, che nei decenni si scambiano i posti e il primo che, alla faccia della democrazia, comanda a vita.

Al di là dei giusti e gustosi frizzi, al di là dei destini personali, per noi il problema è importante. Non staremo a rifare l’elenco dei meriti e demeriti del quindicennio dellaiano. Qui ne è in gioco però uno degli aspetti più rilevanti: il lento costituirsi di un potere personale che, grazie alle capacità, alla volitività, anche alla prepotenza, è venuto a crescere attorno al presidente. Il quale ha plasmato la struttura con l’epurazione dei dirigenti non remissivi, ed ha costituito una galassia di società parallele date in gestione ai suoi fedeli. E l’appetito vien mangiando: ora ambisce a controllare la ricerca e anche l’Università. “Meglio Divina di un Dellai 4 - diceva tempo addietro un notabile del Pd, peraltro aduso ai compromessi - Sarebbe un regime”.

Un Pacher 1 con Dellai dominus sarebbe proprio un Dellai 4. Una cosa pessima per il Trentino.

Speriamo che, in termini di democrazia, qualcosa ci differenzi dalla Russia.