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L’ampio orizzonte del ‘Periscopio’

2001-2011: dieci anni del un centro di sostegno allo studio che supera l’idea del vecchio doposcuola

L’entusiasmo con cui i ragazzi frequentano ‘Periscopio’ è insolito: alle 14.30, quando inizia lo studio pomeridiano, il clima che si respira al centro è di allegria e rilassatezza. Sanno che dovranno impegnarsi, magari nella preparazione al compito del giorno dopo, nella materia in cui non sono molto bravi, ma nelle sale non sembra esserci la stessa atmosfera che si respira a scuola.

Probabilmente è merito dei docenti: studenti universitari, professori di ruolo o in pensione che dedicano il loro pomeriggi a questi ragazzi che non solo aiutano, ma che soprattutto non giudicano. A “Periscopio” non ci sono voti, non vengono fatti test: l’obiettivo del centro non è un semplice sostegno allo studio e tanto meno quello di sostituire l’attività didattica che si svolge al mattino in classe, ma di portare il ragazzo all’autonomia.

Un po’ di storia

È il professor Marcello Sottopietra, presidente dell’Associazione “Periscopio”, che nel 2001 inizia a progettare, assieme ad un collega, un luogo dove i ragazzi potessero essere accompagnati nello studio quotidiano. Approfittando della legge Turco-Napolitano sui giovani, e sostenuti dall’Associazione Diesse (un’associazione professionale di formazione degli insegnanti) chiedono i primi finanziamenti, che avrebbero dovuto coprire il progetto per tre anni.

Il primo centro di sostegno allo studio (inizialmente dedicato solo ai ragazzi delle scuole medie) viene aperto in via Taramelli, ottenendo immediatamente molte richieste di adesione. I genitori, che spesso faticavano a trovare una persona qualificata che desse qualche ora di ripetizione ai figli, si rivelarono subito entusiasti nel vedere un luogo in cui i ragazzi potessero rimanere dopo l’orario scolastico e potessero anche svolgere i compiti del pomeriggio. Marcello, però, si rende conto che questa non è la strada adatta per aiutare davvero i ragazzi: ‘Periscopio’ non voleva essere un semplice doposcuola, ma un luogo in cui gli studenti riuscissero ad acquisire i mezzi necessari per risolvere autonomamente i propri problemi, scolastici e non. “Ci rendemmo conto - spiega Marcello - che il nostro intervento non doveva risolvere, ma rimettere in moto ogni ragazzo, attraverso adeguate motivazioni, nei confronti della fatica dello studio”. Si decise quindi di evitare il metodo frontale, dove ad ogni docente viene affidato un solo ragazzo, ma di lavorare in piccoli gruppi. In questo modo, ad ogni insegnante vengono affidati dai due ai quattro allievi, che possono essere di età e livello differente: il ragazzo non può essere seguito individualmente, e per questo deve impostare il proprio lavoro in modo autonomo, sempre però con la supervisione dell’insegnante di ‘Periscopio’. In un pomeriggio di studio ideale, i ragazzi, dopo essersi incontrati per qualche istante tutti insieme, vengono divisi dal coordinatore in piccoli gruppi a seconda della materia in cui hanno maggiormente bisogno di essere seguiti. Il docente diventa responsabile del suo gruppetto, rendendosi disponibile a rispondere ai dubbi dello studente, ma soprattutto offrendogli quelle risorse che poi gli permettano di continuare il lavoro in autonomia.

Elena Dan, insegnante di matematica, mi racconta come si svolge il suo pomeriggio: “A differenza che a scuola, qui ho un contatto diretto e umano con gli studenti: non faccio delle lezioni tradizionali, ma seguo più ragazzi insieme che svolgono materie diverse uno dall’altro, anche di scuole e di età diverse. Questo richiede molta più concentrazione ed elasticità, perché devo essere pronta a rispondere a domande di argomenti differenti”.

La “filosofia” del centro consiste in una sfida a guardare lo studio come un lavoro ed una fatica che è loro, che investe cioè le loro esigenze e le loro domande. Ed è proprio per questo che come simbolo si sceglie il periscopio dei sommergibili, che consente la visione dell’intero giro dell’orizzonte: allo stesso modo i ragazzi devono imparare a guardare lo studio e la propria realtà con un orizzonte più ampio, in modo da riuscire a far fruttare le proprie risorse e ad inserirsi all’interno della società. Secondo Elisa Veronesi, coordinatrice di “Periscopio” a Trento, “l’educazione dell’individuo è un obiettivo fondamentale: contribuire a far diventare un ragazzo un uomo penso che sia un aiuto dato alla città. Credo che Trento abbia bisogno di luoghi come ‘Periscopio’: noi abbiamo delle liste di attesa molto lunghe a cui però non possiamo far fronte a causa della mancanza dei fondi, che non ci permettono di espanderci e per questo stiamo cercando di trovare nuovi modi per ottenere dei contributi, magari anche da privati. Ad ogni ragazzo viene richiesta comunque una quota d’iscrizione di 160 euro per l’intero anno: una cifra bassa in rapporto a quello che si spende di solito per delle ripetizioni private”.

Il lavoro d’équipe

Poiché il lavoro svolto nell’Associazione si lega indissolubilmente con la scuola, il coordinatore, più volte durante l’anno scolastico, può fissare dei colloqui con i docenti dei ragazzi, per capire meglio come il centro possa rispondere alle esigenze dell’alunno. In questo modo l’attività didattica viene continuamente verificata sul campo, in modo da potersi adeguare in modo sempre più efficace. Inoltre vengono creati dei momenti d’incontro tra i docenti che così hanno modo di confrontarsi e di studiare assieme le strategie più adatte.

Ciò in cui soprattutto si distingue ‘Periscopio’ è il rapporto che si instaura tra l’associazione e le famiglie, che non solo vengono informate del percorso che sta svolgendo il figlio, ma che spesso diventano gli alleati ideali per essere d’aiuto nell’ambito che esula da quello strettamente scolastico. Difatti, prima dello studio viene coltivato il rapporto personale: non solo il rispetto reciproco, ma soprattutto un dialogo con il ragazzo che viene instaurato al fine di suscitare la sua piena fiducia nel docente, che in tal modo potrà aiutarlo anche al di là delle difficoltà scolastica. Tutto questo viene seguito e controllato dal coordinatore.

Elisa mi spiega che il suo compito è proprio quello di “essere un punto di riferimento per i ragazzi, per le famiglie e per i docenti del centro”, allo scopo di creare un rapporto tra il ragazzo e tutte le figure che lo sostengono nel proprio percorso educativo. “Non è come a scuola, - aggiunge Elisa - qui tutti i legami che si vengono a creare sono volontari. Non si costringe nessuno a diventare tuo amico. Alle famiglie poi spesso bisogna ricordare che devono mantenere un ruolo fondamentale nell’educazione dei loro figli: non possono pensare di delegarci completamente questo compito, anche se a volta capita che i genitori non capiscano che noi siamo solo un aiuto e che non possiamo sostituirci a loro”.

Il progetto dislessia, l’italiano agli stranieri ed il gruppo estivo

Negli ultimi anni ‘Periscopio’ ha scelto di aiutare anche i ragazzi con problemi di dislessia. Sempre Elisa mi racconta che “tutti i nostri progetti sono partiti da un bisogno a cui tentiamo di rispondere. Avevamo sempre più richieste di ragazzi che volevano frequentare il centro ma che avevano in più il problema della dislessia. All’inizio, visto che non eravamo attrezzati per rispondere a questa esigenza, rifiutavamo le richieste; ma quando hanno iniziato ad essere davvero tante abbiamo iniziato a formarci per accompagnare questi ragazzi nello studio. Creiamo gruppetti da tre persone con un insegnante preparato che ha una maggiore sensibilità e che aiuta i ragazzi a impadronirsi degli strumenti che permettano loro di progredire”.

Durante l’estate il centro chiude solo qualche settimana: a giugno infatti vengono attivati diversi progetti per non abbandonare i ragazzi al termine della scuola. Da qualche anno si è scelto di realizzare dei corsi di italiano per i ragazzi stranieri che frequentano il centro, in modo da dar loro maggior confidenza con una lingua che spesso faticano a sentire come propria. Per quattro settimane viene poi organizzato a Trento e Rovereto un gruppo estivo a cui partecipano anche bambini che non frequentano il centro durante l’anno. Solo nell’estate del 2011 sono stati coinvolti 200 ragazzi, tra cui molti volontari delle scuole superiori che aiutano gli animatori nella realizzazione delle attività.

I dieci anni dell’Associazione

Intanto arriva il 2004, e anche Provincia e Comune di Trento decidono di puntare su questo progetto e di finanziarlo. Vengono dati a disposizione dei locali più grandi e aperte le sedi di Rovereto e Cavalese. “Purtroppo abbiamo ancora il problema della sede. - mi raccontano Giovanna Valentini e Silvia De Francesco, del Consiglio di amministrazione - Qui a Trento siamo ospitati dall’oratorio di San Giuseppe; li ringraziamo per questa opportunità, ma avremmo bisogno di una nostra sede, con spazi adeguati per l’accompagnamento allo studio. Probabilmente in questo modo anche i servizi ai ragazzi potrebbero essere ampliati”. Solo a Trento nel 2010 frequentano infatti 230 ragazzi, di età compresa tra i 12 ed i 19 anni.

Nella settimana dal 22 al 29 ottobre ‘Periscopio’ ha compiuto i suoi primi 10 anni di attività, dando il via ai festeggiamenti con un evento pensato proprio per i ragazzi: “La penultima cena. Monologo storico-comico-gastronomico” di Paolo Cevoli, il celebre comico della trasmissione televisiva Zelig, che prima dello spettacolo ha incontrato un gruppetto dei ragazzi del Centro. Durante la settimana, presso la Sala della Tromba in via Cavour a Trento, si sono invece avvicendati momenti di riflessione e di scoperta, con l’apertura della mostra “Il lavoro e l’ideale. Il ciclo delle formelle del campanile di Giotto” e due convegni, sulla dislessia e sull’importanza dello studio.

“Mi auguro che l’associazione possa crescere ancora per soddisfare il grande bisogno che c’è a Trento. - conclude Elisa. - Spero poi che anche chi lavora a ‘Periscopio’ possa crescere e che l’associazione lo aiuti a diventare un uomo”.

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