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Moda democratica

Come essere eleganti nel rispetto dell’ambiente, del lavoro, dell’etica

La moda critica è fatta di produzioni artigianali che cercano di superare i limiti raggiunti dal sistema della moda proponendo percorsi alternativi, siano essi economici, produttivi, sociali, relazionali. Scegliere la moda critica significa dedicare attenzione non solo allo stile e alle tendenze, ma anche alle caratteristiche etiche dei capi che s’indossano. Il rispetto dell’ambiente e dei lavoratori, la valorizzazione della manualità, della creatività e dell’autoproduzione, quindi un’idea del lavoro poco seriale sono intrinsecamente democratici, con la riscoperta di metodi di lavorazione tradizionali e delle relazioni umane che possono crearsi tra chi produce e chi indossa. Tutti valori essenziali di un nuovo e differente punto di vista sulla moda, lontano dai circuiti delle grandi firme, dalla produzione in serie e dal consumismo. Per dimostrare che un’altra moda è possibile: quella che non proviene dall’alto né da lontano, che è sensibile all’ambiente e capace di riappropriarsi della capacità d’inventare e di creare. In questi tempi in cui il consumo responsabile coinvolge tutti gli aspetti del nostro vivere quotidiano, il vestire acquista sempre più un valore simbolico, diventa messaggio della nostra identità, del nostro stile di vita.

Da qui, una singolare sfilata - politically correct! - dove oltre venti donne della porta accanto si sono messe in gioco con umorismo, portando in passerella con molta disinvoltura ognuna le sue peculiarità. In un piccolo anfiteatro, introdotte dalle danze di Carolina e delle sue allieve, complici un pomeriggio quasi estivo e un’atmosfera particolarmente gioiosa, si è creata una sinergia speciale e intensa. Che ha fatto emergere in tutte la voglia di divertirsi, sentendosi parte di un gruppo omogeneo per sfilare insieme, grate alla moda critica. Moda che finalmente non ci condiziona per farci sentire sempre sbagliate: per misure, età, peso, statura, portamento. Che se ci fa vestire “firmato” è per travestirci di qualcosa che non siamo noi. Qui invece è l’abito che deve adattarsi al nostro corpo, non viceversa, e quindi niente taglie, ma capi facili da personalizzare con sistemi di lacci, fibbie e nastri.

Ma abbandonate l’immagine di fanciulle fricchettone con gonnellone indiane e infradito e anche quella delle strafighe con tacco dodici... qui tutte a piedi nudi per mettere in risalto eleganza e sensualità proprie. La moda critica pone infatti l’accento sull’essenza di bellezza, qualità, innovazione e tendenze. Con tessuti morbidi che provengono da materie prime coltivate biologicamente, con i colori usati per tingerli di origine naturale. Al classico cotone si aggiunge il bambù, la seta ottenuta nel rispetto dei bachi, non ammazzandoli ma attendendo il naturale sviluppo e abbandono del bozzolo. E poi la lana cotta infeltrita a vapore, i damascati, i tessuti africani, il denim, le stoffe grezze. Ma anche salvando gli scampoli dallo spreco, perché l’alta moda usa - non sempre bene - stoffe pregiatissime per abiti fatti in serie; ne rimangono avanzi e ritagli che possono servire a chi crea pezzi unici giocando sui contrasti cromatici e materici, con il risultato che ogni capo è un’opera irripetibile.

L’evento è stato creato con ammirevole padronanza lo scorso primo ottobre alla Bookique di Trento da Emanuela Leo, proprietaria del negozio Imaya “Iniziative da indossare”, sempre a Trento, II Androna di Borgonuovo. Erano indossati gli abiti e gli accessori creati da tre piccoli laboratori artigianali: Atelier Aqssì di Giovanna Ferraro (Milano), Laboratorio Lavgon (Zinasco, Pavia) e Arttextiles di Roberta Francato (Bolzano). Il folto pubblico, sorpreso dalla magia e dall’armonia creatasi, ha applaudito con entusiasmo queste modelle improvvisate che hanno trasmesso a tutti l’idea di una bellezza oltre gli schemi, di una moda che non ti fa sentire sempre e solo spettatrice.

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