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Lo Stelvio: parco naturale d’Europa

Da una riforma sbagliata alle proposte per il futuro

Il 30 novembre dello scorso anno la Commissione dei 12 della Regione Trentino Alto Adige a sorpresa emanava una riforma della strutturazione del parco dello Stelvio che portava allo scioglimento dei tre consorzi che lo governano dal 1992 e avviava così lo smembramento di fatto del parco in tre realtà: Trentino, Alto Adige e Lombardia. Una riforma mai concordata con nessun ente né con la società civile: era il frutto di un baratto politico della SVP col governo Berlusconi: distruggi il parco e noi sosteniamo il tuo governo nel voto di fiducia del 14 dicembre. Così è stato.

Il Consiglio dei ministri del 22 dicembre ringraziava e confermava la scelta, ma il decreto veniva bocciato dal Presidente della Repubblica per più motivi: perché contraddiceva la legge nazionale sulle aree protette (legge 394/1991), perché gli enti locali non erano stati coinvolti, perché l’ambientalismo nazionale si era indignato davanti ad una simile sopraffazione, ma specialmente perché, all’unanimità, il Consiglio Regionale della Lombardia approvava una mozione del Partito Democratico che bocciava la riforma.

Il PD, come spesso gli accade, è riuscito a fornire tre letture del provvedimento: quella contraria, netta, della Lombardia, l’indecisione e la sorpresa in Trentino maturata nell’astensione sul voto del commissario Roberto Pinter e il pieno appoggio in Alto Adige (la parlamentare Maria Luisa Gnecchi).

Mentre avvenivano questi passaggi, il governo Berlusconi, tramite due finanziarie, quella del 2010 e quella del luglio del 2011, dimezzava i già risicati bilanci dei parchi nazionali. I finti pianti della ministra Stefania Prestigiacomo sono ben presto rientrati.

È così maturata una situazione di blocco completo delle progettualità dei parchi nazionali, nel più completo silenzio della stampa. Drastica riduzione del personale con il taglio dei lavori precari, blocco di ogni investimento nella ricerca e nella manutenzione del territorio, nella promozione culturale e naturalistica, nei progetti di conservazione attiva degli ambiti. Parchi che oggi dettano solo vincoli e non offrono risposte di sviluppo a territori generalmente marginali e già poveri.

I due settori delle Province autonome del parco dello Stelvio hanno risentito in modo minore dei tagli grazie all’impegno degli enti locali: la Provincia di Trento ha mantenuto il trasferimento di 2 milioni di euro e quella di Bolzano di 750 mila. In Lombardia, invece, è stato caos: il territorio e le popolazioni sono state abbandonate a se stesse, non solo dallo Stato, ma anche dalla Regione, del resto già attiva di suo nel ridurre ai minimi termini la funzionalità dei parchi regionali. Una serie di incontri estivi fra i tre enti territoriali non ha portato a nulla.

Ad oggi sono decaduti i consigli di amministrazione dei tre ambiti, Trentino, Alto Adige e Lombardia, come pure il Consiglio centrale del parco, mentre rimane in carica, fino a giugno 2012 solo il presidente Ferruccio Tomasi, in quota PdL. Il piano di gestione dal 2008 è sparito negli archivi del Ministero dell’Ambiente in attesa delle osservazioni che dovrebbero giungere dai tre consorzi (che non esistono, in quanto decaduti), i fondi sono esauriti, non arriva nessuna risposta occupazionale alle popolazioni: queste devono solo subire i vincoli che impediscono di fatto l’avvio di ogni attività, di ogni tentativo di far rivivere le alte quote.

La scelta del mondo politico è stata quella di ingabbiare ogni azione, di impedire il confronto, di evitare che eventuali informazioni o conflitti istituzionali potessero essere oggetto di attenzione dell’associazionismo, del mondo sindacale ed imprenditoriale, dei valligiani.

Italia Nostra delle province di Trento e Bolzano si è fatta carico di rimuovere una situazione che non poteva essere ulteriormente tollerata. Con una provocazione ad ampio respiro, portando a Cogolo (8 ottobre) i protagonisti delle ultime vicende: Mario Malossini presidente della Commissione dei 12, il consigliere Roberto Pinter, Franca Penasa, valida presidente del consorzio trentino per un decennio, l’assessore all’ambiente della provincia di Trento Pacher, il consigliere Roberto Bombarda e l’associazionismo ambientalista. La Regione Lombardia ha preferito evitare il confronto, come pure quella di Bolzano, anche se al convegno è pervenuto un forte comunicato di attenzione da parte del segretario della SVP Pichler Rolle e dal presidente del parco, Ferruccio Tomasi, che avrebbe preferito un’altra data. Ma si è fatto beccare a caccia dello stambecco (animale protetto dall’Unione Europea e dalle leggi italiane) invitato nel safari al Brennero dal governatore altoatesino Luis Durnwalder. Agli organizzatori sono poi pervenuti messaggi importanti, come i saluti del Presidente Napolitano e del Commissario del Governo.

Un parco da rifondare

Ricostruite le difficoltà della vita del parco, lunghe oltre 70 anni, Italia Nostra e l’associazionismo ambientalista hanno preso atto della situazione di immobilismo politico e amministrativo del parco. Dalla sua nascita è rimasto ente invisibile fino al 1951, quando muove i primi passi, ma subito viene bloccato in ogni iniziativa; una situazione scandalosa, fino ad oggi, all’evidente fallimento degli accordi di Lucca del 1992 che istituivano i tre consorzi. Le associazioni hanno anche ribadito l’inaccettabilità del decreto ministeriale di smembramento definitivo del parco e dell’esautoramento dai processi decisionali di ogni componente civile, sia associativa che del mondo scientifico.

Un passaggio che potrebbe trovare applicazione anche in altre realtà nazionali, dal Gran Paradiso fino al Parco d’Abruzzo, o ai parchi marini. Si è proposta una terza via, un indirizzo politico di grande impegno che per essere attuato presuppone passione e tenacia, come quella investita dal compianto Alexander Langer tra il 1992 e il 1995. La rifondazione del parco con un investimento di profilo internazionale riprendendo di fatto un’idea del 1992 di Mountain Wilderness che aveva lanciato il progetto PEACE (Parco Europeo delle Alpi Centrali), la costruzione transnazionale di una grande area protetta europea tesa a conservare il più importante patrimonio di biodiversità delle Alpi e la più grande riserva glaciale di tutta Europa unendo in un’unica pianificazione ben nove parchi lombardi, trentini, altoatesini e svizzeri. Un vero e proprio parco della biosfera con valenza internazionale, oltre 400.000 ettari di superficie tutelata.

Un simile progetto aiuterebbe l’Alto Adige a superare l’imbarazzo di avere sul proprio territorio un parco imposto dal fascismo (1935) e permetterebbe l’aprirsi di una progettazione di ampio respiro sui temi della conservazione della natura, di un patrimonio idrico che rifornisce le più grandi pianure e metropoli europee ed inoltre, cosa importante in questi tempi magri, si aprirebbero i cordoni della cassa dell’Unione Europea, sempre attenta al sostegno di iniziative di ampio respiro e di profilo transnazionale.

Nel corso del dibattito, intenso per contenuti ed emotività grazie alla presenza dei dipendenti, la proposta ha trovato il sostegno della consigliera leghista Penasa, mentre ha prodotto un certo imbarazzo nei rappresentanti del PD. Al di là della giornata, a Italia Nostra va ascritto il merito di aver riaperto il confronto, di aver demolito confini e timori, di aver posto la classe politica davanti ad un problema reale: il parco dello Stelvio non può morire per soffocamento o per la pigrizia della politica. Siamo in presenza di un patrimonio naturalistico di valore mondiale ed è un dovere offrire risposta gestionale trasparente ad un territorio tanto prezioso. Come è dovere del politico offrire alle popolazioni locali certezze sulla qualità dello sviluppo e delle opportunità occupazionali, oggi mortificate.