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Lo stato dell’arte. Trentino Alto Adige-Südtirol

L’arte regionale al vaglio di Sgarbi e del Mart

Livio Conta, Il messaggio

Suddivisa in una prima tornata rivolta ad artisti sopra i cinquanta (visitabile a Palazzo Trentini fino al 13 novembre) e in una seconda ai più giovani (dal 16 novembre all’8 dicembre), la mostra collegata al Padiglione Italia della Biennale veneziana non appare il “censimento” dell’arte trentina e sudtirolese di cui parla il curatore, Vittorio Sgarbi. Se così fosse, si dovrebbe ipotizzare che in otto anni, dalla mostra “Situazioni 2003”, organizzata dallo stesso Mart che fornisce il supporto informativo essenziale anche per questo evento, gran parte degli artisti lì documentati abbia smesso l’attività. La mostra di oggi può essere un momento, anche significativo, di una rinnovata indagine generale, ma in fondo trova una sua utilità proprio in quanto è uno sguardo non troppo dilatato; dove peraltro il curatore si è astenuto, come ha detto, dal far pesare la propria impronta e il gusto personale.

Contrariamente a quanto accade al Padiglione Italia di Venezia, ed anche a quanto si è visto in altre occasioni in questi spazi ridotti e frammentati di Palazzo Trentini, il limitato numero di opere di questa prima tornata (una per ciascuno dei 14 artisti convocati) aiuta la loro leggibilità. L’allestimento le fa respirare, le valorizza in relazione all’ambiente, favorisce i confronti.

Va però detto che la scelta di fare riferimento all’ultimo decennio, lasciando agli artisti la facoltà di produrre o meno qualcosa di specifico per questa occasione, ha fatto sì che solo cinque di loro presentino un’opera di quest’anno, mentre gli altri attingono a lavori precedenti. Insomma: più documentazione del repertorio consolidato che occasione di nuova ricerca.

Il fatto, invece, che Durnwalder si sia rifiutato di far realizzare un evento consimile a Bolzano (per via del collegamento alla celebrazione del 150° dell’Unità d’Italia), finisce per giovare alla qualità della mostra trentina. Gli artisti sudtirolesi qui presenti non solo danno un quadro più ampio delle radici culturali proprie di quest’area alpina (pensiamo, ad esempio, a scultori come Adolf Vallazza e Bruno Walpoth, non solo per l’uso del legno), ma soprattutto aprono flussi di dialogo, consonanze e relazioni non del tutto prevedibili, e poco frequentate dall’abituale attività espositiva. Nelle luci basse dell’interrato, ad esempio, il tono interiorizzante della figura eretta di Walpoth è in segreta sintonia con i blu profondi e lievi della recente opera di Mauro Cappelletti: interessante convergenza emotiva di due linguaggi completamente diversi. Oppure, nella parete che accosta alla figura femminile scolpita da Livio Conta quelle dipinte da Margareth Dorigatti e da Gelsomina Bassetti, il prezioso rilievo in rame di Settimo Tamanini, fino alla stele lignea di Vallazza, riusciamo a cogliere elementi di sacralità, di arcaismo, di sensibilità per la materia che, nelle diversità, parlano di un sostrato culturale condiviso.

Tra i rappresentanti della generazione formatasi nel secolo scorso, rimangono, almeno in questa documentazione, minoritarie le voci di coloro che si confrontano più o meno direttamente con le problematiche della crisi, del profondo sconquassamento sociale e culturale che investe il mondo contemporaneo, in modo conclamato dall’inizio del millennio. La riflessione sul rapporto uomo-natura di Giuliano Orsingher (“Mediatore plastico”, 2011), il vellutato sarcasmo di Arnold Mario Dall’O davanti allo specchio, le “fratture” telluriche di Ulrich Egger mettono a tema delle questioni di linguaggio, forse più di quanto spingano la polemica sociale. Vedremo, anche su questo terreno, che cosa ci riserva, nella successiva tornata, la generazione più giovane.

Gli altri artisti presenti nella prima sezione, oltre ai già citati, sono: Floriano Menapace, Paolo Tait, Willy Verginer, Luciano Zanoni.

Nella seconda sezione saranno esposte opere di Matteo Boato, Luciano Civettini, Luca Coser, Aron Demetz, Gerard Demetz, Peter Demetz, Hubert Kostner, Federico Lanaro, Sylvia Mair, Jacopo Mazzonelli, Valentina Miorandi, Andreas Hestl, Robert Pan, Laurina Paperina, Michela Pedron, Anna Scalfi Eghenter, Peter Senoner.

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