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La salute o le strade?

Il caso di Fiemme: un ospedale sempre meno efficiente e mille progetti di infrastrutture inutili

L’ospedale di Cavalese

È sbalorditivo quanto sta avvenendo sul tema salute nelle valli di Fiemme e Fassa. È dal 1988 che la Provincia tenta attraverso più espedienti di svilire l’offerta di cura della salute dell’Ospedale di Fiemme. Dopo gli attacchi diretti degli anni ‘90, la tattica d’oggi è più sottile. Non si sostituiscono i medici o il personale infermieristico che vanno in pensione, si lasciano acuire i disservizi (liste d’attesa di dieci mesi per fisioterapia e riabilitazione, poco minori per altri reparti). I lavori di ristrutturazione dell’Ospedale, interrotti per il fallimento della ditta vincitrice, dal 2006 sono fermi. L’assessore provinciale alla salute Ugo Rossi conferma con i numeri il ridimensionamento operativo della struttura. Le opere previste vengono ridotte da 20 milioni di euro a 13, il laboratorio di analisi di fatto viene spostato nelle sue più importanti funzioni a Trento. Mentre si parla di un necessario potenziamento del Pronto Soccorso e del reparto di traumatologia-ortopedia (siamo in una valle al alto tasso traumatologico), non si è spesa una parola sulla drammatica situazione della fisioterapia-riabilitazione, una filiera di settore quindi incompleta.

L’associazionismo volontario della valle sta anche chiedendo un potenziamento dell’assistenza domiciliare, del sostegno alle famiglie che subiscono casi di lungodegenze o di dimissioni di pazienti non ancora autosufficienti (oncologia, operazioni per traumi gravi). Ormai da anni queste premature dimissioni vengono imposte alle famiglie e in valle non c’è una sola struttura che possa alleviare i disagi o che risponda alle esigenze di riabilitazione. O ci si reca ad Arco (sempre più difficile anche questo accesso) o si viene costretti a ricorrere a strutture sanitarie extraprovinciali. Ad oggi ogni passaggio informativo è avvenuto nelle stanze chiuse di sindaci, Comunità di valle ed assessorato. Il volontariato, la società civile vengono tenute all’oscuro di ogni decisione. Un solo consiglio comunale, quello di Cavalese, si è interessato del tema. Le due Comunità di valle, organismi in teoria territoriali, organismi recettori delle esigenze delle popolazioni, sono rimaste spettatrici e politicamente inerti.

Passiamo a un altro capitolo, i mondiali di sci nordico del 2013: previsione di spesa in infrastrutture superiori a 80 milioni di euro, 57 dei quali destinati ad opere stradali, in galleria visti i tempi, per lo più inutili: la circonvallazione di Cavalese, la bretella Lago verso Stava, la pazzia della circonvallazione di Passo Lavazè, una nuova inutile circonvallazione a Predazzo. Su questo capitolo l’interesse della politica, Comunità di valle e sindaci, rasenta il furore. Piani stralcio, nuove proposte, ricerca di priorità: una rincorsa.

Emblematico quanto accaduto la scorsa settimana con la decisione del Presidente della Provincia di rinunciare alla candidatura delle Universiadi per il 2017: 20 milioni di euro risparmiati essendo apparsa non congrua la ricaduta d’immagine dell’evento. Il giorno dopo si sono alzate le grida di dolore e le proteste dei direttori delle Aziende di promozione turistica e dei sindaci. Gli amministratori delle valli dell’Avisio vedono lo sviluppo delle loro società e la qualità del vivere degli abitanti sul misero parametro della quantità di asfalto e gallerie imposte al territorio.

Confrontandosi con loro, si ottengono due risposte banali, ossessive, ripetute con il copia-incolla perché lette nei comunicati stampa della provincia:

- Non confondiamo gli investimenti in viabilità con quelli del settore sanitario. Se si perde l’occasione, non la recuperiamo;

- è necessario implementare il PIL con le grandi opere, quindi strade, altrimenti si entra in recessione.

È la politica che abdica al suo ruolo. Siamo in un territorio che si mantiene succube delle decisioni centraliste della Provincia. In una democrazia effettiva le scelte strategiche dello sviluppo vengono decise dalla politica e condivise, non recependo solo le volontà dei poteri forti. I cittadini hanno bisogno di qualità nella cura della salute, nell’assistenza, servizi in tempi rapidi. Siamo invece in una valle sconvolta da strade e stradine; a parte Cavalese, che vive l’esigenza reale di una circonvallazione, nessuno sente il bisogno di nuove infrastrutture, se non della ferrovia Canazei-Trento.

Quanto al PIL, questo può essere implementato anche con scelte diverse: più qualità formativa nella scuola, migliore mobilità pubblica, maggiori investimenti infrastrutturali e di lavoro nel settore della salute. Ma per cambiare, la chiave di volta dev’essere un’altra: una classe politica più autorevole, più preparata e specialmente capace di autonomia, offrendo risposte vere ai bisogni dei cittadini.