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Ricordo di Tina Merlin

Vent’anni fa, il 22 dicembre del 1991, moriva la giornalista e partigiana Clementina Merlin, detta Tina. Grazie alla sensibilità di tante persone questa figura di donna non sarà dimenticata; ci viene trasferito un esempio di vita, coraggio, tenacia, intelligenza rivolta alle tante persone che ancora hanno fiducia nell’uomo, nel rispetto degli altri e della natura.

Tina è figura centrale della storia italiana non solo perché ha raccontato le drammatiche vicende della tragedia del Vajont, del prima e del dopo. Ma anche perché rappresenta una storia di vita attuale, dalla quale imparare, con umiltà.

Tina ha anticipato l’ambientalismo sociale. Negli anni ‘50 e ‘60 l’ambientalismo fioriva in un mondo elitario e aveva ben poca capacità di dialogo con la gente. Ora, da poco tempo, l’ambientalismo si è fatto umile e cerca il dialogo con le popolazioni locali: accanto al tema strategico della conservazione dei beni naturali investe in sviluppo equilibrato, chiede servizi sociali, difesa dei beni comuni.

Nel leggere oggi la storia di Tina Merlin troviamo presenti tutte le parole chiave del moderno ambientalismo: lo schierarsi dalla parte dei deboli, la ricerca della verità e della partecipazione, l’investimento in tenacia, la caparbietà, tutti elementi che troviamo in chi è nato nella cultura contadina, ha vissuto la fame e la necessità del lavoro. Troviamo presente nelle sue cronache il concetto di limite, il rispetto che dobbiamo al territorio e alla sua fragilità.

È incredibilmente moderna la “ribelle” Tina Merlin. “Arrabbiata e indignata” scrive di lei Toni de Marchi. Ma l’indignazione era propria solo delle classi nobili, dell’ambientalismo elitario, scientifico: un’anima del popolo poteva solo ribellarsi. Come ha fatto Tina, ribellarsi ai poteri forti, al suo partito, a quanti le chiedevano e le imponevano il silenzio.

Ogni volta che leggo di lei vengo travolto dalla commozione, dalla passione civile. Ogni sua scelta costruisce coerenza: la Resistenza contro il fascismo, mai terminata, vissuta in forme sempre nuove. La famiglia e l’impegno politico. L’attività giornalistica, diretta, documentata, con un giornalismo che dà voce e dignità ai deboli, a chi è costretto al silenzio e a mantenere piegata la schiena.

Ma la sua modernità è racchiusa nel messaggio forte che ha lasciato a favore della montagna: nella ricerca di uno sviluppo che coltivi e migliori la qualità dei beni comuni, acqua, foreste, agricoltura. Perché Tina lo aveva ben compreso: la montagna la si tutela solo lavorandola e senza imporle sovrastrutture, siano queste dighe, strade o capannoni industriali: tutte opere che rapinano risorse, le consumano.

Già allora aveva intuito come la montagna fosse una malata cronica che aveva bisogno di cure continue. Emergenze anche oggi presenti in modo drammatico in tutte le terre italiane prive di autonomia, costrette a subire scelte nate nelle metropoli, nei salotti della borghesia industriale. Specialmente nel bellunese, in Carnia, in Valtellina, nelle Alpi occidentali, laddove le popolazioni di montagna sono state private dell’autodeterminazione e costrette a diventare appendice ricreativa delle città, o corridoi di transito di traffico.

Tina è stata anche una musa della montagna: come non leggere nella sua vita e nel suo impegno i valori più profondi della poesia, delicatezza e sensibilità profonda, genuina, in una donna forte che è stata capace di donare a noi tutti passione e verità?. Sono questi i messaggi più autentici che caratterizzano la grande poesia.

Tina, la poetessa della montagna, della natura più vera, capace di offrire parola a chi parola non ha mai avuto. Una traccia di impegno, un solco di profezia lasciato all’ambientalismo moderno. Noi proveremo a non tradirla e a rispettarla, continuando il suo gravoso impegno.

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