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La merda, i sassi e le parole

Manifesto leghista

È ovviamente deplorevole, l’assalto a base di escrementi effettuato da anonimi giovinastri a un banchetto leghista nel centro di Trento. E difatti è stato deplorato, da destra a manca. Ma la reazione leghista è fuori di testa: gli aggressori sono “figli dell’amministrazione comunale” – dichiara l’on. Fugatti. E Boso spiega che costoro sono protetti dai padri: già, perché tra i frequentatori del Centro Sociale Bruno ci sono i figli di Dellai e di Pacher, e di conseguenza “questi gruppi sono protetti dai vigili e dai carabinieri”. Responsabili già individuati, dunque, perché quelli del Bruno sono più appetibili rispetto ai meno difendibili e già sputtanati anarchici. E già che ha preso la ruzzola, Boso continua: “Sono dei vigliacchi di sinistra, come i partigiani. Basta leggere i libri di chi sta descrivendo la lotta partigiana”.

“Questi giovani di sinistra rimangono impuniti – riprende Fugatti - Ora lanceranno le pietre”.

Per intanto le pietre le hanno tirate, a fine gennaio - contro le vetrate della moschea di via Vivaldi a Trento - alcuni galantuomini, anonimi sì come i merdaioli odierni, ma che però, evidentemente, si trovavano in sintonia con le idee leghiste in tema di immigrati. E poi, si sa che le parole possono essere come pietre, e senz’altro sono propedeutiche, alle pietre e a peggio. E qui i leghisti non si sono fatti mancare niente: “Fanculo a questi islamici di merda... Prendiamoli per la barba e buttiamoli fuori a calci nel culo!” ebbe a dire Borghezio; mentre l’ex sindaco di Treviso Gentilini proponeva – scherzosamente, certo! - di travestire “gli extracomunitari da leprotti per consentire ai cacciatori di addestrarsi”, e nel più moderato Trentino, per tacer di Boso, il consigliere comunale del capoluogo Vittorio Bridi dichiarava:  “Non mi siederò mai vicino ad un consigliere nero”.