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La grande Vacca Sacra

In nome di Dio (o di Allah, o di Qualcun Altro) sono state perpetrate molte infamie. Dunque, è possibile che anche in nome dell’Autonomia sia stata commessa una qualche cazzatella. Ma con una differenza: deplorare gli eccessi dell’Inquisizione o le malefatte di monsignor Marcinkus è consentito impunemente, mentre l’Autonomia è una intoccabile vacca sacra. Vediamo i fatti.

Il 23 gennaio, sul Corriere della Sera, compare un articolo di Sergio Rizzo (quello della “Casta”, per capirci), che racconta la straordinaria vicenda dell’Hotel Lido Palace di Riva, albergo di extra lusso (730 euro al giorno per una camera doppia, quasi 2000 per una suite), rilevato 6 anni fa da una società costituita appositamente, che oltre al costo dell’acquisto ci ha speso più di 15 milioni per la ristrutturazione e ha previsto di investirci altri 17 milioni entro il 2015.

Che c’è di male, che c’è di strano? C’è che proprietari dell’albergo sono il Comune di Riva e la Provincia di Trento; Comune di Riva che ha dato la concessione edilizia per la ristrutturazione, e Provincia di Trento che alla (sua) società proprietaria dell’albergo ha concesso dei contributi a fondo perduto e un ulteriore finanziamento ventennale di 8 milioni erogato dal Mediocredito (che per il 52% è in mano a Provincia e Regione).

“Questo accade in Italia, nel terzo millennio. Evviva l’autonomia”. - conclude senza altri commenti Sergio Rizzo. Ora, l’entità dell’impegno finanziario rispetto all’oggetto dell’investimento e poi quella ubiqua presenza pubblica in tutte le articolazioni della vicenda, con questo o quell’ente che concede, presta e regala a se stesso, sembrerebbero giustificare qualche riflessione critica. Ma no. Il presidente Dellai, per l’ennesima volta si arrabbia; invitato da Diego Schelfi al CdA della Federazione delle Cooperative, senza entrare nel merito di quanto scritto sul Corriere, sbotta contro “lo stillicidio ormai quotidiano di denigrazioni anti-autonomistiche”, “gli strali che ci arrivano”, la “filiera della demolizione”. E lancia una bizzarra controffensiva: “Dopo gli stati generali sul welfare, a febbraio voglio fare gli stati generali dell’autonomia”, perché “è arrivato il momento nel quale tutti i cittadini sono chiamati a manifestare la loro idea sull’autonomia”. Inviterà anche Stella e Rizzo? “Loro magari no, - ribatte Dellai - dovremmo pagarli con i soldi che ci contestano tanto”. Poi evidentemente cambia idea: sarà bene che venga “anche chi ci descrive senza conoscerci, fidandosi delle soffiate di qualche utile idiota”.

Infine, inventandosi un nemico che nega ogni funzione all’autonomia, si lancia in un affondo retorico: “Dobbiamo rivolgerci ai nostri amici dell’Abruzzo, della Liguria, ai protagonisti della solidarietà internazionale, ai professori universitari che arrivano da tutto il mondo in Trentino. Dobbiamo dare l’idea che l’autonomia non è una congettura istituzionale, ma un grande sogno collettivo”.

Questa idea degli “stati generali dell’autonomia” adunati per zittire la malefica “filiera della demolizione” ci pare una roba da incubo: immaginiamo lunghe, mortali ore ad ascoltare il baroccume autocelebrativo di lorsignori, impermeabili ad ogni idea di correzione autocritica. E chi mai volesse avanzare un qualche correttivo costretto a premettere:”Io sono sinceramente autonomista, ma...”, così come negli anni di piombo l’incipit di quasi ogni discorso critico doveva essere: “Io sono contro le Brigate Rosse, eppure...”.

Più seriamente, sul Trentino del 27 gennaio, Roberto Colletti valuta la sparata di Dellai in modo quasi preoccupato. Premesso che “non è cosa di tutti i giorni una Provincia autonoma che replica ad ogni articolo di giornale con comunicati stampa ufficiali”, Colletti ritiene che con quelle parole il presidente riveli la tentazione di “chiamare il popolo all’arme”, di sollecitare “una reazione di popolo contro gli attacchi all’autonomia”, attacchi che il più delle volte, in realtà, sono delle puntuali denunce di situazioni specifiche, critiche insomma “spesso condivise non da invidiosi veneti o confusionari italiani, ma anche nelle case e negli uffici dei ‘nossi’”.

Vedremo se la grande adunata si farà davvero. In caso positivo - si chiede Colletti - “con quali conseguenze? Questo è meno chiaro. L’ultima volta che furono riuniti, gli Stati Generali si conclusero con un drastico taglio di teste”.