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Quartetto Talich

Il programma e la forma

Non è la prima volta, e ce ne rammarichiamo, che all’ultimo minuto cambia il programma del concerto nel cartellone della Filarmonica di Rovereto: e forse non è granché grave sostituire il Quartetto per archi n. 2 di Šostakovic con il n. 8, ma ci viene il dubbio che non vi sia davvero una costruzione meditata e motivata del programma originario se così facilmente lo si modifica. Pare tra l’altro un cambiamento dell’ultimo minuto, visto che nel programma di sala, alle eccellenti presentazioni dei brani fatte solitamente dal musicologo Diego Cescotti si sostituisce, per il brano in questione, la banale spiegazione di Wikipedia. Si mantiene comunque l’essenzialità del programma: due quartetti e due autori, Beethoven e Šostakovic. E una formazione cameristica di tutto rispetto.

Il quartetto Talich è uno dei più rinomati e storici quartetti d’archi cechi e si fa interprete di quel sottile filo rosso che, nonostante tutto, ci pare ritrovare comunque nel programma. Il Quartetto in Si bemolle maggiore op.130 di Beethoven, datato 1825, è un’opera ampia e complessa, dove la sintesi formale di stampo classico lascia il posto a uno struttura frammentaria, quasi senza soluzione di continuità: il quartetto Talich controlla il procedere rapsodico del discorso musicale senza manierismi di sorta, ma con un’eloquenza e un’energia estremamente misurate e un sapiente uso del vibrato. Se in età romantica Beethoven disgregava l’impianto formale dei brani, il Quartetto di Sostakovich, scritto nel 1960, ha al contrario una scrittura estremamente coerente e lineare, che emerge dal suono compatto e rigoroso della formazione e dalla piena padronanza dell’andamento narrativo. Non troppo preventivato il bis conclusivo, che coglie la viola e il violoncello impreparati, a correre in camerino a cercare le parti (e a scusarsi per l’impossibilità di fare il secondo bis, perché per quello proprio la viola la parte non ce l’ha); ma in fondo glielo si perdona sorridendo e battendo le mani, perché ancora una volta ci piace scoprire che nella musica classica la qualità non fa sempre e solo binomio con serietà, consuetudini e formalità.

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