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I boschi aperti ai motori

E quindi a disposizione dei cacciatori. Un ennesimo regalo elettorale alla categoria.

Le strade forestali in provincia di Trento, troppe ed invasive anche in ambienti delicati, hanno un limite strategico. Causa un severo vincolo previsto nel Piano Urbanistico del 1987, da trent’anni vengono costruite troppo strette, due metri e cinquanta di larghezza più banchina. Nel frattempo le tecniche di utilizzazione boschiva sono cambiate: prevale la motorizzazione spinta che comporta meno fatiche per i boscaioli e garantisce loro più sicurezza nel lavoro. Ormai quasi ovunque nelle utilizzazioni boschive si usano delle teleferiche o pesanti processori, ed i trattori per il trasporto legnami sono macchine imponenti che hanno bisogno di strade ampie e con raggi di curve e tornanti idonei. Era quindi urgente un provvedimento del Servizio Foreste che prendesse atto di queste trasformazioni tecnologiche e che venisse individuata una rete di strade forestali principali da sottoporre a revisione, allargamento e messa in sicurezza. Anche perché oggi è difficile per i proprietari di boschi mettere in vendita pezzatura di legname con misure tradizionali, i 4 o i 2 metri. Le grandi segherie sempre più spesso chiedono travature di 6, 8 metri. E questi tronchi si possono trasportare solo su strade forestali ampie e poco ripide.

Era quindi atteso da tempo un provvedimento che incentivasse il potenziamento di alcune strade forestali, quelle definite di arroccamento, le principali, che dai fondovalle portano nel cuore del sistema boschivo da utilizzare. Tutto il resto - per la provincia stiamo parlando di una rete di 6.000 chilometri di strade, doveva rimanere stabile: chiuso al transito di auto e limitato nelle dimensioni strutturali.

Il Servizio Foreste, senza nessuna audizione delle parti sociali se non del mondo venatorio (del resto ben rappresentato ai vertici del Servizio stesso) ha emesso un regolamento che invita i comuni a presentare un elenco di strade da definire di arroccamento. Ma inserendovi delle sorprese. Su queste strade in periodo di caccia potranno transitare gli esperti cacciatori con i loro accompagnatori e i portatori di handicap. Non era necessario un grande acume per comprendere cosa sarebbe accaduto. Nella quasi totalità dei comuni trentini le associazioni venatorie hanno chiesto e ottenuto l’inclusione, fra le strade aperte al traffico, perfino delle piste di esbosco e delle piste di sci. I cacciatori del Primiero hanno chiesto autorizzazioni ai comuni di Fiemme, nel cuore del Parco di Paneveggio. Sembra che l’animatore di tanto liberismo sia stato il primario- cacciatore Claudio Eccher.

Cosa succederà adesso? Molto dipenderà dal comportamento dei distretti forestali: quante richieste dei comuni saranno accolte? Teniamo presente che già oggi in Trentino quasi ovunque si arriva in alta quota con viabilità ordinaria, strade di transito o comunali. Da cinque anni le strade di tipo B (oltre 1000 chilometri) sono state liberalizzate al transito di tutti i residenti nei comuni o regole. Pascoli e vette erano comunque facilmente raggiungibili, escluso qualche raro caso.

D’ora in poi per guardacaccia e forestali i compiti della vigilanza venatoria diventeranno quasi impossibili. Oggi i cacciatori rilasciano nelle cassette un foglietto che indica dove si trovano: impossibile leggervi la località esatta. Indicano la vallata intera: Latemar, oppure Calamento, o meglio ancora Pasubio. Come rintracciarli in assenza di maggiore chiarezza?

Inoltre questi tecnici faunistici avranno la possibilità nella stessa giornata di passare da una vallata all’altra: la caccia si trasforma in un safari, o in un rally. Il cammino, l’emozione, la conquista della preda sono ormai arnesi ideologici di qualche romantico cacciatore.

Accanto a questa conseguenza, avremo i boschi invasi da ogni tipo di frequentatore: il tagliando della carrozzina “handicap” si passava già oggi facilmente da macchina in macchina sulle strade di tipo B. Immaginiamoci cosa accadrà nel giro di 3-4 anni quando cercatori di funghi o pescatori di tutta Italia verranno a conoscenza di una simile facilitazione.

I nostri sindaci, attenti a non perdere consensi, quando hanno approvato questi allucinanti elenchi non hanno forse pensato in quali problemi si siano messi, o abbiano portato all’amministrazione comunale. Le strade forestali non sono collaudate al transito pubblico, troppe di queste sono pericolose. Chi garantisce la sicurezza a questi fruitori della viabilità liberalizzata? Ovviamente chi ha rilasciato le autorizzazioni al transito (i sindaci, i comuni o le ASUC) diventa responsabile di qualunque problema di sicurezza pubblica. Ma da quanto si è letto, questa liberalizzazione ad alcuni non basta. E così la Magnifica Comunità di Fiemme ha già rilanciato: strade forestali libere al transito di tutti i vicini, ventimila persone. È questione di equità.

In tutta la vicenda lascia sorpresi il silenzio delle associazioni dei portatori di handicap: si rendono conto di come vengono strumentalizzati dal potere politico?