Menù
Home
QT
Questotrentino
Mensile di informazione e approfondimento
Utente
Cerca

Sezione principale

La grande Vacca Sacra, n. 2

Dopo la sfuriata di Lorenzo Dellai contro i presunti detrattori dell’autonomia trentina (in primis Gian Antonio Stella), con la conseguente proposta di indire dei cosiddetti “stati generali dell’Autonomia” per difendere la Patria in pericolo, un nuovo allarme accorato è apparso sul Corriere del Trentino del 10 marzo, ad opera di Lorenzo Baratter, da pochi mesi nuovo direttore del Museo di San Michele all’Adige.

“I trentini sono raffigurati sempre più come un popolo di mangiapane a tradimento, ladri e fannulloni” - si legge nel suo intervento.

Nel Paese si va diffondendo “una sorta di legittimazione tout court circa la necessità di cancellare quella che in molti definiscono ormai solo un odioso e insopportabile vantaggio”.

Contro noi trentini si sta manifestando una “inimicizia cieca”, una “ondata populista” che mira “a declassare una delle poche parti sane dello Stato italiano: queste sono le nostre Forche Caudine”.

E ancora: “Siamo sotto attacco quotidiano”. Si sta “studiando a tavolino il modo per cancellare la nostra Autonomia” attraverso “attacchi che trovano consenso trasversale in tutti i partiti nazionali”.

Ad aizzare tanta inimicizia, o forse semplicemente a far traboccare il vaso dell’indignazione è sempre il povero Gian Antonio Stella, col suo ormai celebre articolo sul Corriere della Sera. Un giornale - aggiunge Baratter - “che ha un numero di lettori pari all’intera popolazione del Trentino Alto Adige”. Un’annotazione di cui non ci è chiaro l’intendimento, ma che comunque è sballata, perché confonde il numero delle copie vendute col numero dei lettori, superiore di almeno 3-4 volte.

Siccome anche Baratter, come Dellai, spara a zero senza entrare nel merito delle questioni sollevate da Stella, ci pensa Enrico Franco (direttore del Corriere del Trentino) a fare qualche citazione all’interno della sua replica.

Stella riconosceva “a trentini e altoatesini che le loro terre sono governate meglio di gran parte del resto d’Italia”, annotava che “proprio per difendere quei risultati occorre che quelle autonomie virtuose si sgravino delle zavorre”. Ed esemplificava: “Cosa c’entrano con l’autonomia 7 consigli circoscrizionali in una cittadina di 38.595 anime come Rovereto se sono stati aboliti in tutti i capoluoghi sotto i 250.000 abitanti?”. E per evitare incomprensioni ribadiva (ahimè, fatica vana): “Sarebbe un delitto se, in cammino verso il federalismo, l’Italia mettesse in discussione le autonomie esistenti”.

Poi Enrico Franco ci mette del suo, ricordando che “l’autonomia non nasce per arricchire una casta... Don Guetti mai avrebbe immaginato di vedere alcuni manager della cooperazione con macchinoni lussuosi pagati dai soci o di dover assistere a battaglie di potere per conquistare qualche carica”.

E mettendo in guardia dal “difendere ciecamente il Palazzo e i suoi cortigiani anche quando sono indifendibili”, così interpella Baratter: “Lei sul serio pensa che interrogarsi se sia giusto che solo in Trentino i presidenti delle circoscrizioni siano pagati mentre perfino in Sicilia tali enti sono stati aboliti rappresenti un attacco all’autonomia?”.

Sì, Baratter ne sembra proprio convinto: “È imperativo scendere in piazza di fronte all’emergenza. Dobbiamo salvare l’Autonomia, salvarla anche dalla nostra stessa indifferenza”. E chiama il popolo alla lotta annunciando per sabato 10 marzo una “manifestazione apartitica organizzata da un comitato spontaneo di persone... che hanno deciso di unire le proprie forze in favore dell’Autonomia”.

Il momento è grave: “Tutti siamo chiamati a testimoniare con la nostra presenza. Non c’è più tempo da perdere”.

Non si può stare tranquilli un momento: appena si abbassa lo spread, subito un’altra emergenza. Ma sarà vero?