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PAT: voltiamo pagina

Sembra ormai sfumata l’ipotesi, peraltro mai messa in campo con troppa convinzione, di un Dellai quater alla presidenza della giunta. Non ci sono le condizioni politiche, si è detto da più parti: cioè l’opportunità - o la decenza - ha spinto anche i più accesi sostenitori della modifica della legge per consentire l’eternità al potere dellaiano a rinunciare a una battaglia probabilmente persa in partenza. Così ci ritroviamo adesso a pensare al successore e ai modi in cui il candidato verrà scelto dalla coalizione di centro sinistra. Schieramento, quest’ultimo, che, salvo sorprese imprevedibili, sarà riproposto per le elezioni provinciali del 2013.

Il meccanismo per questa designazione è ancora più decisivo, perché in Trentino non esiste un’opposizione in grado di insidiare minimamente il blocco dei partiti al governo da 15 anni. Il centrodestra è profondamente diviso e, a parte le fiammate leghiste, nullo sul territorio, inconsistente in Consiglio provinciale, né appare particolarmente significativa l’auto-candidatura solitaria dell’energico presidente degli artigiani De Laurentis. Quindi il candidato che il centrosinistra presenterà agli elettori sarà, con altissima probabilità, il futuro Presidente della Provincia, nonché l’erede del lungo potere di Dellai. E proprio sul confronto con questa eredità si dovrebbe giocare la corsa alla leadership, che vede ai nastri di partenza i vari Pacher, Olivi, Molinari, Rossi e gli altri che si aggiungeranno.

Per ora tutti hanno glissato su questo argomento; prevalgono i fumosi ragionamenti in politichese sui contenitori, a cui si aggiunge un retorico disquisire sull’autonomia integrale, sulla comunità autonoma, sul terzo statuto. Di cose concrete davvero poco: essenzialmente Metroland e Comunità di valle (di referendum parliamo più ampiamente qui) che, non a caso, sono progetti frutto dei tre lustri di Dellai. La questione che si pone è se qualcuno vorrà fare un bilancio serio su questo periodo; la scelta del candidato dovrebbe partire da un giudizio su Dellai, esaminando i punti critici e proponendo alla luce del sole le necessarie correzioni.

Rispetto ad altre realtà in questi anni il Trentino è stato governato abbastanza bene. La giunta provinciale ha affrontato, e continua a farlo con determinazione, la crisi economica non disdegnando aiuti pubblici per le aziende e le famiglie in difficoltà, coniugando attenzione non solo all’economia, ma anche alla coesione sociale. Ha inoltre investito sul futuro, individuando in Università e ricerca (non dimentichiamo la proficua idea del Festival dell’economia) gli ambiti su cui puntare.

Se questo è l’ampio versante positivo, c’è poi quello negativo: una perdurante visione dorotea della politica e della cosa pubblica imperniata sul clientelismo, anzitutto spicciolo, come i millanta favori a categorie come i cacciatori, e per converso l’ostilità verso l’ambientalismo, che naturalmente si oppone ai piccoli-grandi strappi alle norme per favorire il cliente di turno, costruttore o società funiviaria che sia. Ma anche clientelismo in grande, come quando si supporta, fino a renderlo ipertrofico gigante d’argilla, un settore come l’edilizia, un drogato in perenne crisi di astinenza, per la cui stentata sopravvivenza si dirottano risorse e progetti; come accade per la sanità, dove si tira la cinghia sul personale per fare il nuovo mega-ospedale, o l’istruzione dove si risparmia sugli insegnanti per spendere in nuovi edifici.

Ultimamente, a dimostrare come una troppo lunga permanenza al potere porti degenerazione, Dellai ha mutato il suo piglio decisionista in tendenze ancor più accentratrici e quasi autoritarie. Di qui la visione dell’Autonomia come cosa sua, mortificando la struttura amministrativa deprivata appunto di autonomia, affossando la credibilità di agenzie come l’Appa, facendo delle controllate delle mere dependance, rette da amici sottomessi. Questa logica autocentrica, per di più spesso affidata nella realizzazione a personale modesto e arrogante purché fedele - ha provocato significativi strappi nel tessuto sociale-istituzionale: vedi il caso della provincializzazione dell’Università, condotta contro il corpo docente, tecnico e studentesco.

“Non dovremmo parlare tanto di Autonomia, ma di autonomie, al plurale: delle varie istituzioni e realtà sociali” afferma il segretario del PD Michele Nicoletti. Inascoltato, probabilmente anche dentro il suo partito. Il fatto è che questi anni hanno lasciato dietro di sé un grande vuoto politico e partitico: Dellai ha creato e distrutto almeno tre soggetti, mentre le altre forze politiche applaudivano, stavano guardare e di certo non ne approfittavano in ossequio al principio del “Dellai è il nostro leader e noi nella sua scia vivacchiamo”. Questa sudditanza, colpevole negli anni scorsi, sarebbe esiziale se proseguisse ancora: la fine dell’epoca dellaiana e i nuovi orizzonti delineati dalla crisi esigono che si volti pagina.