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75 milioni per rilanciare il Primiero?

Insostenibili progetti faraonici alla faccia della crisi e di un inverno senza neve

San Martino di Castrozza

L’inverno che lasciamo alle spalle dovrebbe far riflettere chi ancora si ostina a sostenere con soldi pubblici l’industria dello sci. Specialmente a San Martino di Castrozza, la località che in Trentino sembra aver sofferto più di ogni altra la stagione senza neve e con temperature miti. Ma siamo alle solite: gli operatori turistici riversano le responsabilità degli insuccessi sempre sulla Provincia, colpevole nel passato di non aver concesso (grazie alla pressione dell’ambientalismo) il collegamento in Val Bonetta, nel cuore della riserva integrale di Colbricon del parco Naturale di Paneveggio-Pale di San Martino.

Questi operatori dimenticano come nel passato il piano parco fosse stato costruito con eccessive attenzioni verso le loro esigenze, invadendo con le aree sciabili zone ad alta vulnerabilità faunistica, o torbiere. Dimenticano specialmente le loro liti interne, i rancori profondi che li hanno divisi e che ancora li separano; fino a ieri su San Martino insistevano quattro diverse società impiantistiche, ognuna delle quali sommersa da debiti che in una Regione ordinaria le avrebbero portate alla chiusura per fallimento. Solo la Nuova Rosalpina e la Siati si sono unite in Dolomiti Trasporti a Fune San Martino di Castrozza.

Questi imprenditori tacciono anche della loro discutibile capacità nel gestire le diverse aree, nel cogliere i periodi favorevoli all’innevamento, la manutenzione approssimativa delle piste, o peggio ancora l’incapacità di sostenere con ulteriori quote sociali il rinnovamento degli impianti. In Primiero, grazie all’invadenza e all’effettivo potere del consigliere provinciale UPT Marco Depaoli e del suo storico avversario, compagno di partito, il Presidente del Consorzio delle Autonomie locali, Marino Simoni, si aspetta sempre l’intervento finanziario di mamma Provincia.

Metroland d’alta quota

La Provincia di Trento, coordinata e probabilmente anche diretta dall’invadenza dell’ing. De Col, ha gettato il suo asso, capace di suscitare entusiasmo, di costruire un’immagine innovativa su un presunto mezzo di mobilità alternativa; una cremagliera-funicolare lunga 3800 metri, dei quali quasi 3 mila in galleria, che da Prà delle Nasse di San Martino di Castrozza porterà a Passo Rolle. In pratica si comincia a costruire Metroland partendo dall’alto, per poi scendere verso la Valsugana e quindi, chissà quando, si procederà verso Trento.

Veramente in Primiero nessuno crede al miracolo promesso da questo trenino sotterraneo, ma imprenditori e politici locali, in sede riservata, ci dicono che è meglio tacere, altrimenti quando mai arriveranno in valle altri 40 milioni di euro? Tanto costa, almeno in fase progettuale e nella gara di appalto prevista per giugno, questa struttura di trasporto.

Anche nel mondo dell’imprenditoria impiantistica delle valli vicine si comprende come il progetto sia una follia e non risolverà alcuno dei problemi del Primiero. I giudizi raccolti sono impietosi e in questi tempi di crisi economica anche scandalizzati. Ma anche in questo ambiente è meglio tacere: in Provincia, se si dice pubblicamente quello che si pensa, si perdono i contributi e gli appoggi politici. Il Presidente è uno che si offende facilmente e le critiche le considera uno sgarbo istituzionale, come ha riferito a chi sostiene progetti ferroviari diversi da Metroland.

 Ma per completare l’opera servono altri soldi. 26 milioni, mica briciole. Per fare cosa? Per costruire le opere accessorie alla funicolare. E chi li dovrebbe mettere? I soci della società Dolomiti Trasporti. Altrimenti l’opera avveniristica non avrebbe senso, rimarrebbe scollegata dal sistema locale di impianti. Ma i primierotti, e lo hanno ormai dimostrato in diverse occasioni, sono restii a toccare il loro portafoglio. Dovrebbero cominciare con il risanare le società impiantistiche (oltre 10 milioni di euro), ricapitalizzare la società stessa e investire nuovamente cifre importanti, esorbitanti. Per il precedente collegamento avrebbero dovuto raccogliere 5 milioni ma non erano nemmeno arrivati a due. Si tratta ora di collegare Prà delle Nasse (un biotopo, va ricordato) con gli impianti Belluria tramite una nuova seggiovia quadriposto, sostituire la tripla di Ces con una quadriposto, collegare sempre con una quadriposto Col Verde-Fosse di sotto più la pista di rientro, la nuova pista di rientro da Rolle, il rifacimento di Col Verde. In pratica tutto il sistema andrebbe rivisto e specialmente l’insieme societario andrebbe prima risanato dal punto di vista finanziario ed anche aggregato in un unico soggetto.

Ben sapendo che dai privati arriverebbero minime briciole, in Primiero si invoca da subito l’intervento dei Comuni e della Cooperazione, interventi che sembrano essere garantiti dal consigliere Marco Depaoli. Il quale ci ricorda come negli anni ‘70 San Martino di Castrozza rivaleggiasse con Cortina e con Campiglio. Di tutto questo si è discusso in una animata assemblea della società, senza la presenza sia di Depaoli, sia del progettista ing. Andrea Gobber, ed in assenza della presentazione di un qualunque bilancio della società da parte del presidente Mario Marchesini (fortemente criticato).

Si stanno quindi ripetendo situazioni già viste nella nostra provincia, con i caseifici, o con certe cantine oggi commissariate, o con Folgarida- Marilleva, ed ancora con Pinzolo, Val Jumela e con Folgaria, per parlare di sci. Quando si tratta di coprire fallimenti imprenditoriali privati si invoca l’ente pubblico, provincia e comuni, e si chiama in causa la Federazione delle Cooperative, in quanto le locali Casse rurali si sono sbilanciate in prestiti insostenibili. Ed ancora una volta, come sempre accaduto, la vittima di tutto questo è il territorio, chiamato a subire nuove devastazioni (dove si mettono oltre 100.000 metri cubi di scavi?) e che si vede imposte delle scelte che nulla hanno di razionale. Prima di regolare il traffico da San Martino verso Rolle sarebbe necessario trovare soluzioni alternative all’uso dell’auto privata per passare dal Primiero verso l’alta quota, cioè cercare di fermare le auto private a valle, dove vi è spazio.

Per evitare i fallimenti

Un inverno come quello appena trascorso dovrebbe portare tutti i protagonisti di questa incredibile vicenda (incredibile perché inefficace tecnicamente e insostenibile economicamente) a riflettere e rivedere tutte le scelte. Questo non vorrebbe dire abbandonare il circo della neve, ma imporre, da subito, l’unione di tutte le società, pena il loro fallimento. Significherebbe ripianare debiti altrove insostenibili; e semplificare, non potenziare, la rete impiantistica e delle piste di sci. Cioè rapportare il tutto alle dimensioni reali di San Martino di Castrozza: una piccola perla incastonata sotto le guglie delle Pale di San Martino, una perla che per rinvigorire il turismo non ha bisogno di distruggere il territorio e di vedersi imposte nuove ed ingestibili opere faraoniche.

Questo pazzo inverno dovrebbe richiamare tutti i soggetti ad investire in sobrietà. Ed invece in questa altrettanto pazza provincia, con i soldi di tutti noi, ci si prepara ad investire e coprire spese per un totale di 75 milioni di euro, a tanto ammontano gli investimenti diretti delle strutture più la copertura del debito pregresso. Con il silenzio delle associazioni ambientaliste, timorose di veder rinascere l’altrettanto devastante proposta del collegamento attraverso Colbricon.