Menù
Home
QT
Questotrentino
Mensile di informazione e approfondimento
Utente
Cerca

Sezione principale

Sono soldi “veri”? E dove vanno?

La ricetta della Giunta Dellai per affrontare la crisi

Con un tour de force durato fino alle tre e mezzo di mattina, la Giunta provinciale ha fatto approvare la legge finanziaria con un consistente pacchetto anticrisi di 850 milioni gettati sul piatto.

I soldi sono tanti (il 5% del Pil trentino, un intervento alla Obama), frutto di un impegno avviato da Lorenzo Dellai ancora in autunno, in piena campagna elettorale, quando aveva dei dubbi sulla rielezione.

Scritta di concerto con le parti sociali (Confindustria, cooperazione e sindacati) che hanno contribuito a far riscrivere alcune parti, la manovra – che in proporzione fa impallidire i provvedimenti di Berlusconi, che difatti la crisi si limita ad esorcizzarla – ha raccolto consensi generali, a cominciare da quelli, non scontati, dei nostri docenti in Economia.

In effetti il provvedimento evidenzia, accanto al peggio di Dellai (le perduranti tentazioni clientelari, esemplificate dagli incredibili 400.000 euro ai focolarini per la loro università in Toscana - vedi Votare un cattolico? - o il milione per i costumi degli Schützen) anche il meglio, la visione di governo.

Detto questo, la manovra va giudicata secondo alcuni metri di giudizio.

Il primo: sono soldi “veri”, come richiede Emma Marcegaglia? Non è che siano capitoli di spesa ai quali si cambia il titolo, prime pietre che si posano cinque-sei volte? E se sono “veri”, cioè nuovi, da dove saltano fuori?

In effetti, degli 850 milioni, solo 200 sono nuovi: nel senso che saranno frutto di emissioni di obbligazioni da parte delle società per azioni che fanno capo alla Provincia, insomma si faranno debiti. Ma d’altronde, visto che non possiamo battere moneta, se vogliamo soldi “veri” o alziamo le tasse o ci indebitiamo; e probabilmente è saggio indebitarsi per fronteggiare le crisi e ripianare i conti a situazione normalizzata.

Gli altri 650 milioni invece vengono da riorientamenti delle uscite, soprattutto spostamenti di risorse verso le opere pubbliche immediatamente cantierizzabili.

La seconda questione: soldi alle imprese o soldi al lavoro? “Non bisogna vedere i due termini come antitetici – ha affermato l’assessore alle attività produttive Alessandro Olivi, da noi sollecitato ad un recente dibattito ai musei di Ronzone – Ma non mi sottraggo: se ci deve essere una priorità, è il lavoro, che sarà il fattore decisivo per la ripresa”. In effetti una parte non secondaria (80 milioni di soldi “veri”, nuovi) va a provvedimenti di welfare anche decisamente innovativi, come il reddito di garanzia per chi il lavoro proprio non ce l’ha.

Poi rimane il solito discorso: gli aiuti alle imprese saranno indifferenziati, saranno un’ancora di salvataggio anche per le imprese decotte?

“L’aiuto pubblico non deve risolvere difficoltà precedenti alla crisi” sentenzia Olivi. E in teoria gli aiuti dovrebbero essere concepiti per favorire l’innovazione e l’integrazione tra le imprese che in Trentino, si sa, sono troppo piccole.

Se completiamo con i provvedimenti per (cercare di) garantire il credito alle imprese – altrimenti soffocate dalla generalizzata stretta imposta dalla banche, che non si fidano più di nessuno – abbiamo un primo quadro dei provvedimenti. Vedremo in seguito quanto saranno efficaci.