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Italfranglese

D’accordo, l’inglese è la lingua internazionale. Va bene, al posto dei vocaboli italiani usiamo pure i corrispondenti termini inglesi anche quando non ce n’è bisogno. Okay, pronunciamo pure midia il latino media (nel senso di mezzi di comunicazione). Ma far diventare inglesi parole di altre lingue, al punto che un anglofono non le capirebbe, mi pare eccessivo e vagamente ridicolo. È il caso di stage, parola francese che molti - anziché stàj come si dovrebbe - pronunciano, all’inglese, stéig, che però in quella lingua non significa corso, apprendistato e simili, bensì palcoscenico. È anche il caso di dépliant, parola francese, che come tale va pronunciata con l’accento sull’ultima sillaba e senza far sentire la t (dunque depliàn, non dépliant, all’inglese, come sempre più spesso si sente), perché quell’accento segnala la e chiusa, non è un accento tonico.

La più recente novità proviene dal mondo della musica, dove, in recensioni e programmi di sala, troviamo sempre più spesso espressioni come ensamble (invece del corretto ensemble), o la tradizionale ouverture inutilmente, se non proprio scorrettamente, anglicizzata in overture, chissà come pronunciata, poi.

Un capitolo a parte meriterebbe il malvezzo (anche questo di origine anglosassone) di mettere dappertutto la maiuscola, quasi a enfatizzare l’importanza di certi concetti. Non c’è spazio qui per trattare esaurientemente la questione. Mi limiterò, ad uso e consumo in primis di chi scrive su questo giornale, a ricordare che regione e provincia richiedono la maiuscola solo quando indicano l’istituzione politico-amministrativa, non il territorio.

P. S. Forse non c’entra niente, ma a leggere o sentire queste castronerie mi viene in mente, chissà perché, un altro stravolgimento, non più grafico o di pronuncia ma concettuale: gli spaghetti alla bolognese, un piatto che trovate nei ristoranti di tutto il mondo e di tutta Italia tranne che in Emilia, dove gli spaghetti potete trovarli conditi in mille modi, ma non col ragù, riservato semmai alle tagliatelle.

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Commenti (1)

Carlo

Appena tornato da una vacanza in Emilia, il nostro cuoco (che in realtà non era un granché) aveva tra i suoi piatti un risotto alla bolognese... con ragù! Anche quello non un granché...
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