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Hanno deciso tutto

Per la presidenza della Provincia accordo sotterraneo per la staffetta Dellai-Pacher, all’insegna dell’assoluta continuità. Anzi, dell’immobilismo. C’è invece chi dice che bisogna cambiare, e ci spiega perché.

Sono apparsi sicuri, in questi giorni, gli uomini dell’establishment dellaiano: con il Pd è stato raggiunto un accordo, sarà Alberto Pacher a succedere a Lorenzo Dellai. Come già al Comune di Trento, il vicesindaco (vice di nome, di fatto e di vocazione) che diventa sindaco e questi che va a governarela Provinciae da lì anche il Comune; così ora il vice che diventa presidente, questi va a Roma ma continua a dettare l’agenda a Piazza Dante. Soluzione prontamente accettata da una parte consistente del Pd. Cosa fatta, quindi. Anche perché il giochetto si avvale di alcuni meccanismi istituzionali. Dellai, si sa, vuole andare a Roma. Come, con chi, in che ruolo, è tutto da vedere, lui si sta dando un gran da fare fondando sempre nuovi partiti e tessendo alleanze ora qui ora là, sembra senza grande costrutto. Un moscone che si agita contro un vetro, nel tentativo di non finire a Roma da peone, a schiacciare un bottone a comando. Ma a Roma comunque andrà. Dovrà quindi, prima della campagna elettorale di primavera, dimettersi dalla presidenza provinciale. Gli subentra il vice, Pacher appunto. Che andrà alle elezioni provinciali di autunno nella veste di presidente uscente. In pole position per la riconferma, suggellata appunto dal recente accordo. Riteniamo che per il Trentino sarebbe una iattura. Spieghiamo perché, e come invece altri nomi potrebbero portare ad una svolta politica, assolutamente necessaria.

Alberto Pacher: perché no

Ale Pacher, il più votato alle ultime provinciali, non è certo impopolare. È entrato in Consiglio e in Giunta con una base solida. Ma di questo patrimonio non ha fatto niente, come vicepresidente è stato l’ombra di Dellai, come assessore è stato nullo. Subentrava a Grisenti (processato per corruzione) ai Lavori Pubblici, ha fatto rimpiangere il rude, discutibile ma efficiente predecessore, di fatto delegando tutto al dirigente ing. De Col, e nelle scelte strategiche appiattendosi sulle pensate di Dellai, anche quelle strampalate come Metroland. Come assessore all’Ambiente, poi, non lo ha visto nessuno, un desaparecido, se non quando si è messo a difendere maldestramente, di fronte alla popolazione inviperita, l’Acciaieria di Borgo e il discutibile operato dell’Appa, l’Agenzia provinciale che prima di controllare telefona ai controllati. La valutazione di Pacher diventa impietosa se la si confronta con l’operato di un altro uomo di sinistra, evidentemente di ben altra levatura, anch’egli vicepresidente e assessore all’Ambiente, Walter Micheli, che in pochi anni seppe produrre nel consenso generale una legislazione e una gestione ambientale invidiata in tutta Italia.

Insomma, la sbiadita figura di Pacher alla presidenza significa una cosa sola: Dellai ancora al comando. E qui sta il vero problema: il Trentino, dopo i quindici anni dellaiani, avrebbe bisogno di consegnare il principe Lorenzo ai libri di storia, e voltare pagina.

La “discontinuità”

Sulla necessità di decise svolte nella gestione dell’Autonomia, QT scrive da molto tempo. Ora però, nell’imminenza delle scelte, e soprattutto dopo il palesarsi della staffetta con Pacher, anche all’interno del centro-sinistra si iniziano a sentire voci critiche. Che non parlano solo di nomi, ma anche di indirizzi di governo da rivedere. In queste puntualizzazioni e prese di distanza, ci saranno pure anche aspetti strumentali, cioè l’appoggio ad altre leadership, o la voglia di scrollarsi di dosso la pesante tutela dellaiana: però entrano, una volta tanto, nel cuore del problema di come va governato il Trentino.

“Il concetto di discontinuità lo abbiamo introdotto io e il segretario del Pd Nicoletti - rivendica Ivo Tarolli, democristiano di lunghissimo corso ora segretario dell’Udc locale - Il fatto è che le idee guida della Giunta provinciale, oggi vanno derubricate a passato: da Metroland alle spese per caserme (vedi anche articolo alla prossima pagina ndr) e nuovi edifici scolastici, insostenibili nell’attuale situazione economica; alla scuola trentina che deve puntare all’autonomia degli istituti e dei docenti invece che al primato della burocrazia provinciale”.

Sulla stessa lunghezza d’onda l’assessore provinciale alla Cultura, che già al congresso del Patt di Mezzocorona in cui fu eletto segretario (e fu lanciata la candidatura di Ugo Rossi al dopo Dellai) aveva proposto la “discontinuità”, parola vagamente eretica per un assessore dellaiano: “Va intesa non certo come cambiamento di quadro politico, né come sconfessione dell’operato di governo - ci tiene a precisare - ma come nuova progettualità, nuovo modo di operare, che tenga conto della crisi”.

La crisi, appunto, che ha reso insostenibile un metodo di governo basato sulle allegre spese, dalle funivie alle cantine amiche, dall’invenduto comperato agli immobiliaristi ai contributi ad alloggi, ristrutturazioni e quant’altro, “che ci hanno portato ai prezzi degli appartamenti più alti di tutte le città vicine” (Nicoletti).

Ci tengono, i nostri interlocutori, a sottolineare la positività dell’approccio di Dellai, fin dall’autunno 2008, alla crisi, “che è stata così senza dubbio attenuata. Ma non risolta. In questi anni è stata proprio la crisi a insegnarci che mettere nell’economia soldi pubblici non basta a uscire dai guai” sostiene Luca Zeni capogruppo Pd in Provincia ruolo nel quale ha dimostrato competenza e indipendenza di giudizio, al punto di farne uno dei più accreditati candidati alternativi a Pacher (anche se ultimamente ha coltivato discutibili contiguità sia con il rottamatore Renzi che con i rottamandi Gigi Olivieri e Margherita Cogo).

Sulla crisi del 2008 analoghe sono le parole degli altri.

Il tema, insomma, oggi è valutare la produttività della spesa pubblica: spendere comunque, accontentando questo e quello, il potente e il cliente, con l’idea di far così girare l’economia, si sta rivelando fallace. Ma questo, aggiungiamo noi, è stato il cuore del dellaismo.

“In Trentino abbiamo dilatato la spesa dilatando enormemente il debito” aggiunge Zeni, che su questo con Dellai si era duramente scontrato. “Le cifre sono ancora sotto controllo - aggiunge Nicoletti - però dobbiamo ragionare come una famiglia: possiamo indebitarci per fare investimenti, per comperare la casa, non per finanziare la spesa di tutti i giorni; dobbiamo fare quel che possiamo fare, con i nostri soldi, non con quelli dei nostri figli.”Quando all’ultimo vertice Zeni chiese chiarimenti sul debito e Dellai rispose solo ‘è tutto sotto controllo’ senza portare alcun elemento, beh, i dubbi non sono diminuiti, tutt’altro” rivela Tarolli.

Il tema grosso sarà l’edilizia, “che in tutta Europa e nel Nord Italia costituisce il 5.4-5.5% del Pil, in Trentino il 7.3%” afferma Zeni. È evidente la delicatezza dell’argomento: sia perché ridurre un settore di un quarto vuol dire mandare a casa migliaia di lavoratori, sia perché se i costruttori si sono tanto allargati (e solo in provincia, fuori non vincono mezzo appalto) è per la loro contiguità col ceto politico: dobbiamo fare l’elenco delle sedi di partito regalate o della vetture aziendali imprestate per le campagne elettorali?

“Su questo credo che Ugo Rossi abbia detto cose chiare, presentando la situazione reale: se le case ci sono, è inutile costruirne di più” ci risponde Panizza. E difatti l’assessore alcuni mesi fa, di fronte a un migliaio di imprenditori e artigiani edili che protestavano, ha avuto il coraggio di sostenere che non è pensabile andare avanti come prima, e che il loro settore dovrà sicuramente riqualificarsi, ma anche ridimensionarsi. Su questo anche Nicoletti è molto preciso (“A chi pensa di far ripartire l’economia con nuovi incentivi all’edilizia, rispondo che se vogliamo che il Trentino rimanga attrattivo, anche per il turismo, dobbiamo dire no a nuovi consumi di territorio”), mentre al contrario, Tarolli, da vecchio doroteo, ha pronta la ricetta opposta: “Bisogna rivedere la legge Gilmozzi sulle seconde case, ci sono delle strozzature inaccettabili, che fanno male all’economia e alle famiglie che vogliono farsi l’abitazione”.

Al discorso della contiguità costruttori-politici invece, è Zeni a dare una risposta: “Queste commistioni si combattono con la trasparenza, e con le regole che la promuovono: noi abbiamo inserito nell’ultima legge sugli appalti, un articolo - che non a caso ha trovato contestazioni - che prevede per le opere pubbliche sopra i 5 milioni nei Comuni e i 15 in Provincia, un iter di partecipazione dei cittadini, garantendo comunque i tempi, e portando trasparenza”.

Qui tocchiamo un altro nervo scoperto del sistema dellaiano: la gestione del potere. Che si è esercitato anche attraverso le nomine di suoi fidi nei posti pubblici e parapubblici. Nominando personaggi talora del tutto inadeguati (come diceva Luigi Bisignani della P4: “Quello lì non lo nominiamo perché è competente, e magari poi crede di non dovere a noi il posto”), come, per citare i casi più clamorosi, l’ex sindaco Adriano Goio, nullafacente all’Autorità di bacino, o l’ex presidente della Pat Pierluigi Angeli, vicepresidente dell’aeroporto Catullo di Verona, spernacchiato dalle tv nazionali per la sua grottesca incompetenza, fattore non secondario nel buco clamoroso (28 milioni quest’anno) di una società che invece potrebbe essere in attivo. Qui il dellaismo non si presenta più come governo (cosa governa Angeli al Catullo?), ma come mera gestione del potere, anzi del sottopotere: io sistemo questo qui, tu sistemi quello là, possibilmente vecchi arnesi della politica. Forse a questo sarebbe ora di dare un taglio.

“Questo approccio non è sostenibile - risponde Zeni - E difatti il gruppo Pd ha fatto approvare (non senza difficoltà ndr) una legge per garantire la pubblicità e la trasparenza delle nomine. Poi la legge è stata applicata malamente, e allora abbiamo pubblicamente commentato ognuna di queste nomine. Ma ancora non basta, su questo occorre una svolta”. “Certamente è una battaglia da continuare - conferma Nicoletti - magari rendendo più stringente la legge, ma soprattutto più conseguente la prassi. Non solo, non ci si deve limitare a nominare, ma anche a verificare - e pubblicamente - l’operato dei nominati. Su questo siamo ancora indietro”.

Indietro su questo argomento sembrano anche gli altri nostri interlocutori. “Perché le nomine devono essere esclusivo appannaggio del Presidente e della Giunta? Il governatore dovrebbe avere la sensibilità di guardarsi attorno quando effettua delle nomine” ci risponde Tarolli, che sembra auspicare un manuale Cencelli, una più equa spartizione partitica anche per l’amministratore delegato di Trentino Trasporti. “Mah, se si nomina un politico esperto all’aeroporto di Verona, non mi sembra una cosa sbagliata, un giovane dovrebbe prima farsi le ossa” ci risponde Panizza, e da lì non riusciamo a schiodarlo.

La staffetta

Con tutte le differenze che pur sono emerse, i nostri interlocutori, che rappresentano (in tutto o in parte) i partiti alleati di Dellai, pongono quindi una precisa esigenza: il dellaismo ha fatto il suo tempo, attrezziamoci per superarlo. Una svolta che il ricambio, magari in automatico, Dellai-Pacher non garantisce affatto. “Perché poi il presidente pro tempre dovrebbe diventare presidente? - sostiene Panizza - Il candidato presidente del centrosinistra autonomista sarà chi risulterà il più adatto a gestire un programma rinnovato, ed emergerà attraverso un percorso che il Pd dice siano le primarie, noi non siamo contrari ma valuteremo”.

“Delle primarie si possono discutere modalità, tecnicismi e quant’altro, ma restano lo strumento in cui crediamo, per uscire dalle logiche delle trattative e delle cooptazioni. I candidati leader non li sceglie un’oligarchia, e la Presidenza della Provincia non può essere sottratta a questo confronto” rispondono Nicoletti e Zeni.

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Commenti (2)

avete sbagliato!

Pacher si è ritirato! Siete contenti? Egli dice che non gli va di essere in un partito che non decide... che è diviso al suo interno... secondo me era stufo di essere sempre considerato come il secondo...
È sempre in tempo comunque a ripensarci!

Francesco

A me pare solo una gara per accaparrarsi la poltrona + ambita, tanto che di sicuro anche pacher saprebbe trovare infiniti argomenti a suo favore, con il solito nuovismo (basta anche lui non diventi un fondatore di partiti perchè saremmo al ridicolo) etc etc. Tutti questi (eccetto nicoletti) sono "figli" di dellai, del suo modo di gestire il trentino e almeno personalmente non li trovo credibili come innovatori. Quindi delle due l'una: o si tira a campare, tirando avanti con il sistema di prima, finchè regge, e allora va bene pacher perchè se dev'esserci continuità lui è indiscutibilmente il più consono, oppure il sistema pd-upt-patt esplode, ognuno per la sua strada e cosa succederebbe non è facile da immaginarsi.
Cmq questa seconda ipotesi è + un quando che un se, il 2013 mi parrebbe prematuro, ma la prima ipotesi significherebbe solo consegnarsi ad una legislatura tragicomica, con un finale già scritto: salta tutto e a salvare capra e cavoli torna... dellai.
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