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Stelvio: un parco in stand-by

Organi collegiali scaduti, boicottaggi della SVP, disinteresse dei politici, mancanza di progetti... Resta solo un ente che impone dei vincoli.

Solo in Italia può accadere. E solo in Italia, nell’Italia dei ministri-tecnici, accade in assenza di scandalo, di coinvolgimento dei media. Un parco nazionale storico (1935) come quello dello Stelvio, ingloriosamente governato da tre comitati di gestione (lombardo, altotesino e trentino), oggi non ha voce, non costruisce programmi, è un ente bloccato. Perché?

Gli organi collegiali sono scaduti: Il Consiglio Generale dal 26 dicembre 2010, il Comitato di Bolzano dal 12 marzo 2011, quello trentino dal 16 luglio 2011. Quello della Lombardia scadrà il 4 ottobre 2012, ma il Collegio dei Revisori dei Conti con il 10 agosto 2010 ha terminato il suo mandato. Oggi, il Presidente Ferruccio Tomasi (recentemente incriminato di caccia di frodo allo stambecco causa l’invito ricevuto dal governatore altotesino Luis Durnwalder) si trova ad amministrare per decreti, che dovranno poi essere recepiti in massa dal prossimo Consiglio, senza preventiva discussione, senza avanzare osservazioni, a scatola chiusa. Quanto risulti legittima questa procedura è discutibile, è tema di confronto presso la Corte dei Conti che di fatto, facendo riferimento alla legge nazionale sui parchi del 1991, potrebbe commissariare il parco e respingere ogni deliberazione adottata dall’autunno 2010 in poi.

Accanto a questi problemi di carattere istituzionale (in positivo va ricordato che le due province autonome da tempo hanno presentato al ministero i nominativi dei rappresentanti per il rinnovo dei comitati di gestione locali) si associano problemi finanziari: la provincia di Trento con il 14% del territorio a parco si sobbarca oltre il 60% dei costi di gestione diretti, vi sono annose emergenze che riguardano i contratti dei dipendenti del parco, specie nel settore lombardo e il piano Parco naviga a vuoto negli uffici del Ministero dell’ambiente da oltre otto anni.

In questa situazione di totale precarietà si inseriscono le azioni distruttive della SVP, da sempre protagonista nei tentativi di smembramento del parco (vedi l’opuscolo edito da Italia Nostra e dalla SAT nel 1970), fino al clamoroso baratto attuato dal partito altotesino che nel dicembre 2010 offrì la stampella fondamentale all’agonizzante governo Berlusconi pretendendo in cambio la decisione dell’effettivo smembramento in Commissione dei 12. Solo la mancata firma del Presidente della Repubblica al decreto del Consiglio dei Ministri del 22 dicembre fece naufragare una operazione tanto squallida.

Ma lo sconcerto maggiore lo si ravvisa nel silenzio del mondo politico. Solo la cultura ambientalista regionale, unita, solleva ripetutamente lo scandalo, prima con il convegno dell’autunno 2011 in valle di Sole, poi grazie all’incontro di CIPRA International con il direttore del Parco Wolfgang Platter, a Prato allo Stelvio, il 22 luglio scorso ed ultimamente con un incontro con i parlamentari regionali. Ma dei 13 interpellati solo due hanno risposto: Laura Froner (PD) e con attenzione, ma assente giustificata, Luisa Gnecchi (PD). Queste parlamentari si sono impegnate ad affrontare il tema presso il Ministro stesso ed ovviamente nella Commissione parlamentare per l’Ambiente.

Rimane ancora impressa la fotografia di un parco costretto all’immobilismo, all’ordinaria amministrazione, incapace di costruire e diffondere fiducia nelle popolazioni delle valli perché privo di un piano di gestione, capace solo di imporre vincoli, perché impossibilitato ad offrire lavoro di qualità al mondo della ricerca naturalistica e scientifica. All’interno di tanto grigiore va registrata l’impossibilità per i nostri assessori regionali di arrivare perfino ad ottenere risposte dal Ministro Clini: sono andati a Roma per incontrarlo e sono ritornati a mani vuote.

Sarà compito dell’associazionismo ambientalista in questi giorni provare laddove Pacher e Durnwalder hanno fallito: incontrare il ministro a Poschiavo (Svizzera) presso la conferenza dei ministri sulla Convenzione delle Alpi e vedere di portarlo ad affrontare responsabilità che sono solo sue, ovviamente ereditate dalla nullità culturale e politica seminata per anni dalla ministra Prestigiacomo.