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Tifosi

Bella cosa la passione sportiva, soprattutto quando si applica alla pratica di una qualche disciplina. Frivolo, ma comunque accettabile il tifo sedentario; naturalmente, purché non si esageri, e non ci riferiamo soltanto alla violenza da stadio. Ogni passione, quando diventa totalizzante e si allontana dai dati concreti della realtà quotidiana (potremmo dire dal buonsenso) rischia sì di sfociare nel dramma, ma prima ancora nel ridicolo. Basta osservare certe vecchie scritte anarchicheggianti ancora presenti sui muri di Trento (“La critica della merce non fa sconti” e simili), probabilmente incomprensibili per il 90% dei cittadini che le leggono, per capire che i fondamentalisti - sportivi o politici che siano - vivono in un misterioso altrove inaccessibile ai più.

Prendiamo quei tifosi del Napoli (la storia ce la racconta L’Adige) che hanno fatto 800 chilometri fino in quel di Dimaro per seguire la preparazione atletica della loro squadra. Già questo fa una certa impressione, ma pazienza. Succede però che due di loro, impiegati incensurati sulla trentina, nottetempo “sono penetrati nella lavanderia dell’hotel (dove è alloggiata la squadra, n.d.r.) per portarsi via 9 magliette e 6 pantaloncini dei loro idoli”, non sappiamo se già lavati o - per i ladri ancor meglio - ancora pregni degli afrori dei loro campioni. Ma le telecamere di sorveglianza dell’albergo li hanno ripresi e i due, “tifosi sfegatati con tanto di tatuaggio di Maradona”, sono stati arrestati dai carabinieri di Malè. E qui si prospetta il dilemma: si tratta di feticisti o di mariuoli che si proponevano di rivendere ai loro correligionari le maglie e le braghe di Hamsik e compagni? La seconda ipotesi ce li renderebbe più umani, ma dubito che sia così.

Come la passione sportiva, anche l’amore per gli animali è un’ottima cosa: purché, naturalmente, non diventi un’ossessione intollerante. La notizia, di pochi giorni fa, è che in una sola notte alcuni attivisti dell’ALF (Animal Liberation Front) hanno compiuto un’azione dimostrativa in tre diversi centri del Trentino: niente di terroristico, intendiamoci, una modesta operazione vandalica con vernice rossa contro altrettanti simboli della crudeltà verso gli animali. Anzitutto una pellicceria, e va bene (nel senso che la scelta, per quanto deprecabile, la si capisce). Poi contro due rivendite di carne, e qui già si comincia ad uscir fuori di testa, con la implicita pretesa di imporre a tutti una dieta vegetariana; anzi, vegana, perché il terzo obiettivo di questi picchiatelli è stato un distributore automatico di latte crudo: uno di quegli impianti auspicati dagli ambientalisti autentici in quanto richiamano ad una naturalità più sana ed economica.

Ma le mucche, secondo quelli dell’ALF, possono essere munte solo dai vitelli, altrimenti si fa loro violenza, e difatti il povero contadino di Brentonico preso di mira viene messo sullo stesso piano del pellicciaio di Riva, come dimostra il cartello lasciato sul posto a rivendicare l’operazione: “Le azioni di questa notte sono contro lo sfruttamento degli animali in tutte le sue forme. State guadagnando soldi sulla loro pelle. Go vegan. Animali liberi”

Il quale contadino, rimasto comprensibilmente esterrefatto, commenta tristemente: “Se proprio devono prendersela con qualcuno, che se la prendano con le multinanzionali. Io con lo sfruttamento non ho niente a che vedere”.