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CreateNet, la grande disillusione

Tanti soldi (della Provincia), molti cervelli, ottima ricerca. Eppure il risultato è il discredito internazionale del Trentino. Come è possibile?

“Le risorse umane che ho conosciuto in CreatNet sono eccellenti. Raramente ho trovato una qualità tanto alta e tanto diffusa in un ambiente di lavoro - ci scrive un ricercatore - Però, complessivamente, CreateNet è una Ferrari in mano ad un adolescente senza patente”.

Questo è solo uno dei tanti giudizi che abbiamo raccolto su CreateNet, tutti positivi sul personale e spietati sulla struttura. E nel nostro sito, il blog aperto a commento di una nostra inchiesta del 2007 Create-Net: innovazione o fumo negli occhi? ha registrato oltre cento interventi, in massima parte di persone illuse e disilluse da un’esperienza di lavoro spesso traumatica.

Ma cosa è CreateNet?

Sebbene sia attiva da ormai un decennio ed abbia ricevuto numerosi e importanti riconoscimenti, è una di quelle strutture delle quali il Trentino, che la ospita e nella quale pur generosamente investe, sa paradossalmente poco.

Prima di tutto, quindi, è bene spiegare di cosa stiamo parlando. CreateNet è un’associazione di ricerca sulle telecomunicazioni che ha costruito negli anni la sua esperienza soprattutto attraverso progetti europei. Nata per iniziativa del suo attuale presidente, Imrich Chlamtac, e principale consulente - almeno all’inizio - di Trentino Network per la banda larga, l’associazione ha poi saputo aprirsi ad aree tematiche non strettamente incentrate sulle telecomunicazioni.

Soci di CreateNet sono, tra gli altri, l’Università di Trento e la Fondazione Bruno Kessler (FBK).

Ora come ora, la struttura di CreateNet è formata da cinque divisioni organizzative. Tre di esse fanno riferimento alle aree di ricerca: eNTIRE, sulla gestione delle risorse di rete; iNSPIRE, sulla progettazione e gestione di reti wireless; e infine UBiNT, sulle interfacce per l’interazione intelligente con l’utente.

Va detto che le aree di ricerca citate sono potenzialmente in sovrapposizione con altre esistenti (dell’Università, ma anche di FBK), ma con il tempo hanno saputo specializzarsi su specifici argomenti, differenziando quindi la loro azione. Questo è d’altronde un aspetto non trascurabile del “fare sistema”, a cavallo tra competizione e collaborazione. In questo senso, la politica locale è stata probabilmente capace di applicare una buona “ingegneria di distretto” nella quale gli aspetti legati al marketing (vedi creazione di TrentoRISE) non sono certamente stati trascurati.

Ricerca pura a parte, le altre due divisioni organizzative di CreateNet sono ENGINE e INNOVATION. ENGINE ha il compito di tradurre la ricerca in tecnologie e soluzioni per il territorio; INNOVATION, invece, ha l’obiettivo di promuovere la diffusione della ricerca nel mercato (anche industriale).

È INNOVATION l’ambito organizzativo all’interno del quale ha trovato spazio, sempre più ampio, un nuovo soggetto: l’European Alliance for Innovation (EAI). Quest’ultima è definita, sul sito di CreateNet, come un “ecosistema collaborativo aperto dove gli individui e le organizzazioni partecipano per guidare l’innovazione in settori di mercato e aree tecnologiche in cui l’Europa ha le maggiori possibilità di essere competitiva”.

Cosa è l’EAI e perché si parla male di lui

Il ruolo dell’EAI merita un approfondimento.

A partire dal suo presidente, che è lo stesso Imrich Chlamtac: personalità discussa e quantomeno controversa (vedi box).

Ma cos’è l’European Alliance for Innovation? Si tratta di una struttura, con sede in Belgio, che ha l’aspetto di un consorzio e si pone l’obiettivo - come anticipato - di applicare l’innovazione (tecnologica e di business) a beneficio della società.

L’EAI organizza incontri, conferenze, forum, summit (la terminologia è intercambiabile) tra vari attori della ricerca e del business sulla scena internazionale. Tale attività era svolta, fino al 2010, dall’ Institute for Computer Sciences, Social Informatics and Telecommunications Engineering (ICST), anch’essa creatura di Chlamtac, con sede operativa a Budapest e legale in Belgio. Nel 2010 però Chlamtac comunica ai dipendenti CreateNet l’intenzione di chiudere Budapest e trasferire l’attività di ICST a Trento; lascia tutti per strada in Ungheria e sposta le attività in Trentino.

Nasce così nel 2010 EAI, formalmente come start-up; da subito il nuovo soggetto stringe un accordo con CreateNet, secondo il quale CreateNet si presta a fornirgli personale (ecco, dunque, il ruolo dell’ambito organizzativo INNOVATION prima citato). Gratis? Sostanzialmente sì, sebbene il management di CreateNet abbia descritto il ritorno dell’operazione in termini di visibilità e maggiore facilità nella raccolta di progetti europei. A tutti i dipendenti di CreateNet è però chiaro che, a livello internazionale, essere associati all’EAI può provocare più svantaggi che vantaggi.

Nel dicembre 2011 tuttavia Chlamtac, chiamato dai dipendenti a rendere conto del rapporto tra EAI e CreateNet per via di un’inattesa carenza di fondi (INNOVATION stava spendendo parecchio), ha colto l’occasione per dire che EAI non si toccava e per invitare minacciosamente i dipendenti a lavorare di più data la crisi in atto.

Ma come si intrecciano i rapporti tra questi soggetti? EAI è un membro scientifico di CreateNet, come del resto ICST, legato a sua volta all’EAI a doppio filo. La sede belga di EAI coincide infatti con la sede di ICST, che a sua volta coincide con lo studio dell’avvocato belga Wim Bartholomeus, presidente di ICST e vicepresidente di EAI. Cosa c’entra un avvocato belga? viene da chiedersi. Apparentemente, la domanda non ha risposta immediata.

La reputazione scientifica dell’ICST è stata messa in discussione da più fonti e addirittura da un documento del 2008 di Bhaskaran Raman, professore associato all’Indian Insitute of Technology di Bombay, nel quale l’ICST veniva accusato di scarsa trasparenza, inefficienza, avidità e interferenza. Forse è stata questa pessima reputazione (il ricercatore indiano è solo uno dei tanti a lanciare roventi accuse) a portare ICST alla crisi prima e al suo abbandono poi, in favore proprio di EAI; ed il nome di ICST è stato fatto progressivamente sparire da siti e materiali, anche se resiste qua e là, “endorsed by EAI” (ad esempio, sugli atti di congressi e conferenze, non più modificabili).

EAI è finanziato con il budget (in buona parte pubblico) di CreateNet. A questo proposito non sorprende che, per giustificare la voce di bilancio, il management punti forte su un coinvolgimento, per quanto fittizio, dell’EAI nei progetti di CreateNet; ai ricercatori, ad esempio, è vivamente suggerito dalla presidenza di passare per EAI nella presentazione delle loro pubblicazioni. Ma non solo. Il personale impiegato per organizzare le conferenze, i summit, i forum di EAI è personale assunto e pagato da CreateNet. Questo stesso personale, sia esso direttamente coinvolto nell’organizzazione o meno, è caldamente invitato a partecipare ad ogni singolo evento proposto da EAI. A spese di CreateNet, che si sobbarca i costi di iscrizione. Questo rappresenta una prima discutibile singolarità: che il lavoro venga pagato “doppiamente”, infatti, è quantomeno poco fine. Ci potrebbe comunque stare, ma qui entra in ballo la seconda singolarità: il pagamento dell’iscrizione viene effettuato su conti correnti detenuti all’estero; in particolare, per quanto riguarda le ultime iniziative, in Belgio (ecco che il possibile ruolo di Wim Bartholomeus assume un senso sinistro). Naturalmente anche le iscrizioni di persone “terze” (che non appartengono cioè né ad EAI né a CreatNet), ovvero i veri destinatari delle conferenze, sono onerose; anche in questo caso, gli introiti vanno in Belgio.

Ricapitolando, dunque: CreateNet investe denaro e lavoro nell’organizzazione degli eventi di EAI; fa partecipare i suoi dipendenti agli eventi stessi, pagando l’iscrizione; tutte le entrate finiscono però all’estero, senza apparente ritorno per CreateNet. Chamtlac sembra aver messo in piedi un meccanismo perfetto: i costi di EAI li sostiene la PAT, gli introiti vanno - pare - ad altri soggetti della sua rete. Tutto legale, forse. Ma certamente discutibile.

La moltiplicazione dei membri

Il meccanismo è peraltro piuttosto autoreferenziale ed ha, ora come ora, un effetto puramente pubblicitario sul territorio e le sue istituzioni. Esempio eclatante di questo si è verificato a Riva del Garda a inizio ottobre: all’appuntamento denominato Internet as Innovation Eco-System Summit, organizzato formalmente da EAI in realtà da CreateNet, presenziavano un paio di scolaresche, parecchi dipendenti di CreateNet e appena una ventina di iscritti “veri”.

Il sistema-Chlamtac, del resto, si basa molto sui numeri. Spesso irreali. Proprio a Riva del Garda, il presidente ha parlato di un numero di membri dell’EAI pari a sette milioni. Una cifra esorbitante e ai limiti dell’incredibile, costruita - secondo alcuni - in modo “virale”: se la struttura X è in qualche modo in contatto con EAI (perché ha partecipato, ad esempio, ad un evento da essa organizzato), e la struttura X ha 500.000 dipendenti nel mondo e 1.000.000 di visitatori sul proprio sito, EAI ha 1.500.000 contatti, o addirittura “membri”.

Noi non possiamo giurare che questo sia il sistema applicato; sta di fatto, però, che il management di CreateNet non ha mai spiegato come siano calcolati i numeri iperbolici che vanta.

Il fatto è che, quando si interfaccia con la PAT, Chlamtac non vende l’EAI come una struttura che organizza conferenze, ma piuttosto come un network di prestigio che coinvolge, oltre al numero spropositato di persone di cui sopra, una lista impressionante di personalità: da Franco Bernabè a Umberto Eco, da Bernard-Henry Lévi a Javier Solana, da Thor-bjørn Jagland a Nicholas Negroponte. Tutti inseriti, con foto, sul sito web dell’EAI, come membri dell’Advisory Board, dello Strategic Forum o dell’Innovation Academy. Alcuni di essi, contattati, non ci hanno risposto: ma chi l’ha fatto (Maria Klawe, board director di Microsoft, ed Henry Rosovsky, già acting president di Harvard) è caduto dalle nuvole, dicendo di non sapere nulla dell’EAI (“I do not recall joining the advisory board of this organization” è un messaggio abbastanza chiaro).

Per il sistema-Chlamtac non è necessario del resto aderire: basta un contatto fugace ed il virus-EAI, fatalmente, colpisce. Nella rete è caduto addirittura - udite udite! - Papa Ratzinger. A novembre 2011 il pontefice aveva espresso, tramite una lettera inviata dal cardinal Bertone, il suo supporto ad una iniziativa (una conferenza on-line per la pace) del Peres Centre for Peace. Il caso vuole, però, che il Peres Centre faccia parte della rete dell’EAI: la missiva è stata prontamente inoltrata ai dipendenti di CreateNet come il segno tangibile di un importante riconoscimento.

In base a questo modo di vedere e amministrare, non è un caso neppure che all’interno del comparto INNOVATION di CreateNet il turn over delle risorse umane sia frenetico. Professionisti con ottimo curriculum vengono attirati da proposte di lavoro accattivanti per poi venire scaricati, quando non decidono autonomamente di lasciare un ambiente inquinato, nel giro di pochi mesi.

D’altronde le proposte di lavoro più allettanti sono lasciate sempre attive (o almeno così è stato fino a poco tempo fa) come “posizioni civetta” capaci di attirare una vasta fascia di candidati altamente qualificati. Capita perciò che alcune posizioni proposte siano di fatto già coperte e che quindi, in fase di definizione del contratto, le mansioni cambino; e capita altresì che queste continuino a cambiare anche dopo l’assunzione, forse (dice qualcuno) per impedire che si creino risorse “chiave” che risulterebbero poi “di difficile gestione”.

A chi giova questo sistema? Apparentemente a nessuno, se non ad un management che ha tutto l’interesse a non far costruire una memoria storica e a mascherare nell’oblio situazioni al limite del mobbing. Certamente non all’immagine internazionale del “sistema Trentino”.

Qualcuno salvi la ricerca

Oltre ad EAI, su cui abbiamo avanzato tutta la serie di precedenti pesanti riserve, il centro CreateNet si basa sulla ricerca. Che dovrebbe esserne la vera essenza, sebbene il presidente Chlamtac abbia cominciato a trascurarla, almeno da due anni. Da diverso tempo, per esempio, manca un vero direttore della ricerca, dopo che Gian Mario Maggio è passato a TrentoRISE (così come Alessandro Zorer, ex vicepresidente, è migrato verso Trentino Network). Attuale responsabile della ricerca è Luigi Telesca, che però non è uomo di ricerca ed ha accumulato una quantità di deleghe ormai ingestibile.

Paradossalmente, tutto questo si è ripercosso positivamente sulla ricerca. Come mai? Semplice: da quando è nata EAI e Chlamtac si è concentrato su di essa, l’attività dei ricercatori è diventata più facile: liberati dall’ingombrante quando non devastante presenza di Chlamtac (vedi il riquadro a lui dedicato), i gruppi di ricerca, già capaci di essere autonomi e di attirare finanziamenti per progetti, hanno potuto lavorare con maggiore serenità ed efficacia. Certo, nessuno dei ricercatori può essere contento di dovere collaborare con EAI e di essere di conseguenza associato a una struttura (EAI, appunto) che è diffusamente riconosciuta come di bassa qualità. E si fa sentire la mancanza di un vero direttore della ricerca, che coordini le varie aree e dia una direzione. Come si fa sentire l’assenza di una strategia di comunicazione: con il Presidente tutto concentrato su EAI, la ricerca di CreateNet viene totalmente negletta, e a livello locale non ha nessuna visibilità e minima partecipazione alle varie iniziative. Un vero peccato, dal momento che la ricerca pura che si fa a CreateNet è eccellente. Oltre ai tanti difetti, infatti, Chlamtac ha se non altro un merito: aver messo in piedi un sistema di reclutamento molto efficace, in grado di attirare cervelli di livello da tutto il mondo.

L’interrogativo allora diventa: perché l’ottima ricerca di CreteNet viene relegata ad un ruolo quasi marginale e sacrificato? Può durare a lungo una situazione del genere?

C’è qualcuno che controlla?

Grossi dubbi sorgono poi sui meccanismi di controllo attivi. Trattandosi di un’associazione di ricerca di tipo privato, CreateNet riesce in qualche modo a sfuggire al controllo del pubblico e a meccanismi come concorsi per le assunzioni e gare d’appalto, sebbene riceva cospicui finanziamenti dalla Provincia di Trento. Chi assicura, dunque, la trasparenza? E chi si fa garante di una buona gestione di CreateNet?

Basti pensare che la documentazione che potrebbe mettere un po’ di chiarezza su finanze del centro, accordi, strutturazione interna e addirittura risultati (scientifici) conseguiti è contenuta, e solo in parte, in una sezione del sito web di CreateNet che è raggiungibile dai soli dipendenti. Lo stesso budget non è reso pubblico. Chi lavora nell’amministrazione di CreateNet è tenuto a firmare patti di riservatezza e pertanto sull’integrità dei conti ci si deve limitare alle illazioni.

La stessa EAI rappresenterebbe, sulla carta, un’ottima opportunità di crescita territoriale e di rappresentanza verso Bruxelles per la Provincia di Trento. Ed invece è appunto “una Ferrari in mano ad un adolescente senza patente”. La PAT ha messo tutto in mano alla persona sbagliata, senza stabilire una road map per le attività e senza verificarne (realmente) l’operato. E così si è lasciata passare sotto gli occhi, distrattamente, decine di eccellenti professionisti da tutto il mondo, con un bagaglio di esperienze, contatti, risorse che per questo territorio avrebbero davvero rappresentato un’occasione unica. E ora in questi eccellenti professionisti, che in larga parte hanno lasciato l’Italia, è rimasta, e spesso viene diffusa, una pessima opinione di come in Trentino si lavori e si gestiscano il business e la ricerca.

Un futuro incerto

L’inaugurazione alla presenza di Dellai, del Rettore Bassi e del presidente Chlamtac

Quale futuro attende CreateNet? Le voci ricorrenti parlano di un’uscita dell’EAI e di un assorbimento del centro all’interno di FBK, così come è accaduto con gli altri centri di Information Tecnology che avevano un accordo di programma con la PAT. Recentemente, a seguito di una richiesta formale dei dipendenti (tramite i propri rappresentanti sindacali) di chiarire le prospettive del centro, il management ha dapprima preso tempo e poi, messo alle strette, ha ammesso che si sta lavorando in questa direzione. Si attendono ora indicazioni più precise da un’assemblea dei soci che avrà luogo a fine novembre 2012 ma, visti i precedenti, sorgono dubbi sulla chiarezza con la quale il management le comunicherà.

Lo statuto di CreateNet come associazione di ricerca, d’altra parte, decade alla fine del 2012. Ed è logico aspettarsi che verrà rinnovato. L’accordo di programma di finanziamento con la PAT scade invece l’anno prossimo. Quando tra qualche mese, in prossimità delle elezioni, l’attuale giunta provinciale (Dellai in testa) uscirà di scena e lascerà sgombro il campo, per un certo tempo, ai dirigenti provinciali, cosa potrà accadere?

Difficile prevedere uno scenario certo. Ciò che però è sicuro è che Chlamtac cercherà di ridefinire in fretta strutture e alleanze. Chissà che qualcuno, a quel punto, non possa ricordarsi del recente passato e riparare alle proprie mancanze.

Due strutture, un solo presidente

I CREATED MY NET!

Chiamato circa dieci anni fa dal Dipartimento di Informatica dell’Università di Trento come professore onorario, sotto la spinta del professor Roberto Battiti, pare che Imrich Chlamtac in aula si sia visto poco o punto. A fare le sue veci davanti agli studenti, i ricercatori tuttofare di CreateNet.

Il suo, ad ogni modo, è un curriculum da far impallidire: già professore di telecomunicazioni a Dallas (University of Texas), Tel Aviv, Budapest (University of Technology and Economics) e Pechino (University of Posts and Telecommunications), il professore slovacco vanta più di quattrocento pubblicazioni su riviste internazionali ed è da molti messo sul podio mondiale degli esperti di telecomunicazioni.

Il nome altisonante di Imrich Chlamtac, se non ha lasciato il segno sugli studenti trentini, ha se non altro avuto il merito (politico) di aprire molte porte. Almeno inizialmente.

A prescindere dal curriculum, in ogni caso, la gestione di CreateNet da parte di Chlamtac non è scevra di critiche. Il presidente ed il suo staff sono stati oggetto di contestazioni che, con il passare del tempo, sono diventate sempre più aspre e manifeste.

La realtà descritta da chi lavora a CreateNet è davvero faticosa. Il Presidente decide tutto, applicando un modello di micro-management apparentemente insostenibile. Dall’organizzazione della struttura e dei suoi organi, ai colori dei pulsanti e del testo che finiscono sul sito web di CreateNet, tutto passa per Chlamtac. Che propone le sue idee, in genere si cura poco dei suggerimenti del suo staff, e infine impone la sua volontà. Tuttavia, contemporaneamente Chlamtac ha l’abitudine di modificare repentinamente i parametri di progetto, le priorità, le procedure, contraddicendo le sue stesse idee pregresse e rimandando il suo staff a rielaborare il lavoro, creando un circolo senza fine. Non solo: il presidente, a quanto si dice, chiede spesso a persone diverse di lavorare sulle stesse cose e fissa incontri individuali con i dipendenti ignorando i manager d’area responsabili dei dipendenti stessi. Tutto questo crea confusione e disorientamento prima, frustrazione e voglia di andarsene poi.

Il micromanagement del presidente prevede anche cambiamenti continui di ruolo e responsabilità per i dipendenti. Cambiamenti che a volte durano appena qualche settimana, se non qualche giorno. Anche in questo caso, i cambiamenti sono spesso comunicati solo alla persona interessata. E possono riguardare pure i manager, che vengono avvicendati senza che i diretti sottoposti vengano messi al corrente della cosa. Lo stesso, del resto, avviene per i nuovi assunti, che possono rimanere a lungo “sconosciuti” all’interno del loro ufficio.

Parole poco lusinghiere vengono spese anche per lo staff di Chlamtac, dalla direttrice delle risorse umane, e compagna del presidente, Monika Mann, che ha l’ultima parola su assunzioni e proroghe di contratti (a volte proposte il giorno prima della scadenza del contratto stesso, o addirittura dopo), al responsabile business Luigi Telesca. Incompetenza e autoritarismo le principali accuse.

C’è poi una nota di colore, che resterebbe tale se non fosse drammaticamente paradigmatica di un certo borioso esercizio del potere. Sia il presidente Chlamtac che Monika Mann sono soliti portare in ufficio i loro cani di grossa taglia, in barba al buon senso e a problemi di sicurezza e di igiene, e in barba pure al regolamento di FBK (che ospita CreateNet nelle proprie strutture di Povo). E lo fanno, proprio in quanto vietato, attraverso un’uscita di emergenza collegata ad un allarme che tutti i giorni suona; nessuno, però, interviene.

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Create-Net: innovazione o fumo negli occhi?
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Trento Rise: un bel bambino e tanta acqua sporca

Commenti (22)

create-nient

Caro QT, capisco che create-net non sia il centro del problemi in trentino. Tuttavia vi inviterei compatibilmente con la vostra agenda a riprendere la questione create-net. recentemente c'e` stato un grosso evento per commemorare i 10 anni di create-net dove a presentato anche Dellai. Il tutto si e` risolto in un rimescolamento di carte con un'esacerbazione delle condizioni di mobbing (specialmente per i precari e/o non trentini).

Ci sono aggiornamenti? Michele

a quasi un anno da quest'ottimo articolo che ha fatto luce sullo scandalo dentro a Createnet, volevo chiedere: è successo qualcosa?
La certezza dell'impunibilità e che tutti sanno tutto ma tutto resta come prima è ciò che più spaventa, una carta bianca per i furbetti come chlamtac per fare quello che vogliono.
ad esempio, sta ancora bellamente fatturando le sue conferenze in belgio in barba (non so alle leggi) ma di sicuro ad un'etica lavorativa in cui si usano risorse pubbliche per guadagno commerciale?

@insider Chiarimenti dovuti

Grazie Insider. Noto che il blog si è fiaccato negli ultimi mesi (colpa forse anche della crisi economica che porta tutti ad incollarsi, comprensibilmente, alle proprie piccole certezze, anche economiche?).
Ad ogni modo, oltre al titolo di professore onorario che di per sé non credo che comporti nulla, il leader maximo percepisce anche uno stipendio come professore vero e proprio, e in quanto tale è tenuto a fare lezione. La situazione anomala e truffaldina andrebbe segnalata, in caso in forma anonima, al Senato Accademico di Trento e alla Conferenza Nazionale dei Rettori. Saluti.

@chiarimenti dovuti Insider

I corsi vengono fatti da due/tre dipendenti di CREATE-NET durante l'orario lavorativo. Si, avete capito bene, il leader maximo e` pagato dall'universita` per fare dei corsi, questi corsi sono fatti da terze persone che sono pagate con i soldi della provincia o della commissione europea.

Chiarimenti dovuti

Non solo, il leader maximo sta anche tentando un'operazione di maquillage nei confronti dell'Università di Trento, nel cui sito web sembrerebbe insegnare reti wireless per ben sei ore alla settimana nel mese di Maggio (ci va? Chi lo sa!?).
D'altra parte il suo massimo sponsor politico ora siede in Parlamento e stava anche per diventare Presidente della Camera, ragion per cui temo che bisognerà rassegnarsi alla Ragion di Stato e al blocco totale...

Attenzione

Attenzione da informazioni ottenute chiacchierando con alcuni dipendenti sono venuto a sapere che il leader maximo di CREATE-NIET sta cercando ancora una volta di estorcere altri soldi alla provincia fingendo una ristrutturazione interna ed una finta fusione con FBK. Sarebbe tempo che QT facesse un altro servizio per cercare di far venire su la verità.

CREATE-NIET

Guardi sono un ricercatore a create-niet anche io e le assicuro e` tutta facciata e gli obiettivi e le metriche di valutazione non hanno niente a che vedere con quelle internazionali, anzi sono improntate al provincialismo piu` becero.

per CREATE-NIET

Caro CREATE-NIET, la dirigenza ha responsabilità di trasparenza, correttezza e coerenza verso i dipendenti ed i finanziatori (che in questo caso sono i cittadini). I ricercatori che conosco e che hanno lavorato a CreateNET hanno sempre fatto del loro meglio per raggiungere gli obiettivi e sono stati sempre valutati e giudicati tra loro pari a livello internazionale. La dirigenza no. La saluto da trentino emigrato in giappone per lavorare e guadagnarmi la pagnotta con la ricerca che tanto disprezza!

CREATE-NIET

Eh si certo, i ricercatori invece sono tutti santi. E` un peccato che i vostri lettori con questo articolo conoscano solo i malcostumi della dirigenza mentre quelle dei ricercatori sono rimasti occulti.

Continuate così

Lei scrive cose sbagliate. Io sono un dipendente Create-Net e le posso dire che le conferenze EAI sono organizzate da persone il cui stipendio è pagato da Create-Net, che lavorano in uffici di Create-Net, usando telefoni, computer, biglietti aerei e rimborsi spese di Create-Net. E parlo di chi organizza le conferenze, non dei ricercatori.
Poi altre persone, esterne e appartenenti alla ricerca, pagano per partecipare e magia! quei soldi non vanno a Create-Net ma a EAI, che non ci ha messo un centesimo. Finiscono in Belgio, e da lì chissà dove (ma qualche sospetto c'è).
Se a lei questo sembra normale e regolare, allora il problema è suo e del suo distorto metro di giudizio sull'uso dei fondi pubblici e sulle responsabilità di chi è chiamato a ad amministrarli e a vigilare.
Per chiudere sui progetti europei, so benissimo come funzionano ma basta che si rilegga sopra: se poi non vuole capire, inizio a chiedermi perché.

@Continuate così

Bene le ha deciso di usare la strategia detta FUD che sta` per Fear Uncertainness and Doubt.
1. createnet non paga per organizzare conferenze.
2. createnet paga suoi ricercatori anche per disseminare i risultati.
3. tra le varie attivita` di disseminazione vi e` anche la partecipazione e convegni
4. alcuni di questi convegni sono organizzati da EAI e vi partecipano persone da tutto il mondo.
I dipendenti eai sono pagati con fondi EAI, vada quindi a bussare a quella porta ed alla porta di chi da i soldi ad EAI non a createnet.
Sui progetti europei evidentemente lei parla senza saperne un bel niente. La Eu finanzia anche aziende private come Telecom Italia, FIAT, etc. Anche fondi pubblici finiscono in tasse private. Si puo` discutere se questo sia bene o male, ma non lo faccia sembrare un malcostume di createnet.

Continuate così

Mi dispiace ma non capisco le domande e soprattutto non capisco come sia arrivato a formularle.
Il problema che sollevo è questo: Create Net paga per organizzare le conferenze e non ne riceve i profitti. Siccome parte dei soldi (e delle risorse anche non monetarie) di Create Net sono pubblici, allora ci sono dei fondi pubblici usati per far guadagnare qualcuno che non ne ha diritto.
Questo non ha nulla a che fare con dove i ricercatori mandano i loro articoli o le conferenze cui partecipano. E per quanto riguarda i progetti europei, il problema è lo stesso: soldi europei che finiscono in tasche private, mentre i costi per scrivere il progetto, cofinanziarlo eccetera sono coperti con soldi pubblici.

@Continuate così

Ma secondo lei i ricercatori createnet dovrebbero sottomettere articoli solo a conferenze i cui profitti vanno ancora a createnet? Si rende conto che i ricercatori partecipano a conferenze organizzate da tante altre associazioni non solo da EAI? Dovremmo quindi smetterla di fare disseminazione anche quando questi costi sono pagati da progetti europei che richiedono esplicitamente la disseminazione tramite conferenze?

Continuate così

Ottimo articolo che mostra come prima cosa quanto siano solide le alleanze tra potenti che si mangiano le risorse trentine, creando un pericolo ora che queste risorse cominciano a scarseggiare.
Ci sono molte cose che rimangono da approfondire.
- C'è un reato legato ai soldi? Oltre allo spreco dei progetti inconcludenti, qui stiamo parlando di partecipazioni a conferenze, per un totale di decine di migliaia di euro all'anno. Le conferenze le paga Create-Net, perché il personale è suo e le risorse anche (uffici, bollette, telefoni, viaggi). Ma la quota d'iscrizione non finisce a Create-Net, ma da qualche altra parte ed è possibile che finisca il viaggio nelle tasche di Chlamtac. Questo è un abuso di fondi pubblici!
- Persone abbandonate a se stesse: i problemi di sostenibilità di Create-Net sono gravi e il futuro peggio che fosco: probabilmente dovrà farsi assorbire per ridurre i costi, lasciando a casa una quantità di precari e altri dipendenti che non sono più utili. Come è possibile che i soldi e il potere del pubblico siano usati per creare una situazione simile, senza che nessuno l'abbia presa per tempo?
- Chi controlla i controllori? Questa è la questione fondamentale. Come ha dimostrato il primo articolo di QT anni fa, i problemi gravi hanno da sempre funestato Create-Net. Trattamento indecente del personale, sprechi, cecità, malagestione cin sono DA ANNI. Eppure Chlamtac è stato lasciato libero di fare ciò che voleva, distruggendo milioni di euro pubblici e decine di professionisti validi, un capitale umano irrecuperabile. Eppure i controllori certificano tutto, apprezzano tutto, annuiscono e battono le mani. Chi sono queste persone? Chi li ha assegnati a controllare e perché in definitiva non lo hanno fatto?
Spero che QT riesca a indagare in questa direzione, perché se il sistema è ovunque così lacunoso, significa che tutte le attività a partecipazione provinciale delle quali il Trentino si vanta e nelle quali investe centinaia di milioni di euro (università, programmi di sussidio alle imprese, FBK, Edmund Mach, Trentino Sviluppo, Trentino Marketing e dio solo sa cos'altro) sono giganti d'argilla alla mercé del primo incompetente con le spalle coperte politicamente. E questo potrebbe essere il disastro per tutta il territorio provinciale e migliaia di lavoratori.
Grazie QT per questo lavoro, l'abbonamento ce l'ho già ma ne regalerò uno per Natale!

Redazione QT

Calma. Questo sito ospita volentieri tutte le opinioni, non le invettive a matrice xenofobo/razzista.

Create-Nient

Rilevanza nazionale? Ma non vi sembra che ve la state tirando un po' troppo? E poi di incompetenti assunti senza meriti ne e` piena Create-Nient, non solo nel top management ma anche in ricerca ed amministrazione. In questi articoli sono venuti al galla solo una parte degli incompetenti. I foresti possono tornarsene a casa, non ne sentiremo la mancanza (musulmani e terroni compresi).

Chiarimenti dovuti

@Michele. La questione delle tasse.
EAI in Belgio è registrata come organizzazione no-profit e in quanto tale esentasse. L'indagine dei magistrati dovrebbe quindi smascherare la vera natura di EAI probabilmente contattando le omologhe autorità belghe verificando i conti correnti e da chi e dove viene esercitata l'attività di organizzazione delle conferenze.
@ webmaster. Non posso che concordare. Da parte mia le copie di QT le ho comprate in edicola. Se questa storia dovesse assumere rilevanza nazionale molto probabilmente il suo eco potrebbe fare da meritata cassa di risonanza al giornale

TRIPAZIO

domani si vota per il ballottaggio Bersani-Renzi.Ma qui non e' problema di chi sara' il vincitore.Nel nostro Paese se prima non si spazzano via i vari politicanti,i faccendieri,gli squallidi figuri che si annidano nelle varie amministrazioni,enti,istituzioni pubbliche e private,da Trento a Canicatti'poco o nulla cambiera'.

webmaster

I complimenti fanno sempre bene, ma purtroppo non si vive con solo delle gran belle pacche sulle spalle! Per questo vi chiediamo di farci un po' di pubblicità tra i vostri amici e conoscenti... magari di fare anche un abbonamento! Sarebbe un buon modo per supportare il nostro lavoro!

TRIPAZIO


DOMANI SI VOTA PER IL BALLOTTAGGIO BERSANI-RENZI.MA QUI NON E'PROBLEMA DI CHI SARA' IL VINCITORE.NEL NOSTRO PAESE SE PRIMA NON SI SPAZZANO VIA I VARI POLITICANTI,I FACCENDIERI,GLI SQUALLIDI FIGURI CHE SI ANNIDANO NELLE VARIE STRUTTURE PUBBLICHE E PRIVATE DA TRENTO A CANICATTI',CAMBIERA' POCO O NULLA.

Michele

Articolo ben scritto e documentato, complimenti a QT per aver fatto quello che i "giornali" tradizionali non hanno il coraggio di fare: inchiesta.
Leggendo il commento precedente anche mi domando a questo punto: con icst eai e le tasse non pagate in Italia, non si configura a questo punto una ipotesi di distrazione di fondi all'estero?
Non me ne intendo di questo argomento, ma per come la vedo io una operazione commerciale che opera in Italia (con fondi pubblici) ma fattura all'estero e non si sa dove paga le tasse, è qualcosa che sarebbe da chiarire con la guardia di finanza.
Può QT come giornale chiedere anche questo a Chlamtac? È magari anche alle autorità?
Sia chiaro, il processo non deve avvenire qui, ma è doveroso agire se si ha il dubbio segnalando a chi di dovere

Chiatimenti Dovuti

Trovo adeguato l'aggiornamento di QuestoTrentino (dopo il primo articolo datato 2007) sulla gestione di CREATE-NET, che a quanto pare continua a creare non poche nefandezze. Mi permetto di aggiungere e puntualizzare alcune cose :
- Questione tasse. Chlamtac percepisce uno stipendio da professore universitario (oltre a quello come capo di Create-Net, ai vari benefit e al business astronomico delle conferenze) senza aver mai fatto una lezione. Quindi sono tasse che noi paghiamo senza ricevere un servizio.
Mentre specularmente gli introiti delle conferenze non vengono tassati. Cosa aspettano gli ispettori tributari a farsi avanti?
- Questione ricerca. A Chlamtac non è mai importato nulla della ricerca tranne forse il primo anno di vita di Create net (2004), e non solo ALMENO DA DUE ANNI come accennato nell'articolo.
Basta vedere la questione dei numeri irreali (i 7 milioni di membri della EAI) o dei fantasiosi nomi con cui chiama le varie conferenze: uno così, che piega i numeri ai suoi desiderata, che non parla mai di ricerca, che non insegna mai nulla (non solo all'università, ma anche a CreateNet), che credibilità ha come ricercatore? Molti di noi sono stati "invitati" ad accettare Chlamtac come coautore su un articolo a cui lui non ha dato alcun contributo.
D'altra parte l'impegno maggiore lui lo riversa per concepire e realizzare la strategia "divide et impera" molto ben descritta nell'apposito box dell'articolo.
- E' stata sottovalutata la questione etica, anche se nella parte iniziale viene riconosciuta la pesante atmosfera del centro, usando la parola "traumatico" e nella parte finale si riconosce che la reputazione del Trentino non ne esce bene. Ma i tanti e violenti schiaffi dati alle persone (con il beneplacito della PAT) sono ferite aperte inflitte a intere famiglie, chi le rimarginerà? Cosa ha da dire la PAT a queste persone chiamate in Trentino e poi invitate ad andare via? Faranno come con Giordano Bruno, a cui la Chiesa ha chiesto perdono dopo 400 anni?
Teniamo presente che i trentini soni riusciti a spuntare una protezione (sono tutti concentrati nell'unità "ENGINE") ma quelli che vengono da fuori sono alla mercé di questo personaggio senza scrupoli che viene lasciato agire indisturbato nonostante le continue segnalazioni a tutti i livelli e in tutte le sedi del suo operato.
Della eventuale cacciata di Chlamtac (semmai arriverà) ne beneficeranno i soliti noti o sarà risarcito anche chi ci ha rimesso di suo, economicamente e professionalmente?
- Non si è parlato dei soldi spesi per il test bed, lasciato poi marcire negli armadi di CreateNet (NON E' VERO CHE E' OPERATIVO) perché non poteva funzionare secondo le idee bislacche di Chlamtac. Di questi soldi Create-Net deve rendicontare alla Corte dei Conti
- Ultima chicca: la direttrice del personale è sì compagna del presidente, ma lo era già PRIMA di venire assunta a CREATE-NET. Sono chiare le implicazioni di questa affermazione ampiamente dimostrabile interpellando numerosi testimoni
Una considerazione a parte riguarda il prof. Decina, che oltre ad essere controllore di CreateNet e membro dell'advisory board è anche commissario dell'AGCOM. Non so se sia stato contattato per l'inchiesta, ma è possibile che un rappresentante dell'Authority per le Garanzie nelle Comunicazioni taccia su questo obbrobrio?
Ultima cosa: questi preziosi articoli di Questotrentino, l'unico che ha avuto il coraggio di rompere il muro dell'omertà, vanno pubblicizzati al massimo, anche in sede di Comunità Europea (oggigiorno col traduttore Google tutti possono convertire un articolo scritto in italiano in altre lingue), dove si decidono i finanziamenti.
Saluti
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