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Il principe montanaro

Se andate qui, trovate una “Cima tempestosa” che racconta come nei grandi magazzini Harrods di Londra siano stati messi in vendita i salumi della val di Non, tra cui la “mortandela” di Smarano. Abbiamo messo come titolo “Trentini nel mondo”, con una benevola ironia nei confronti dell’abitudine dei nostri quotidiani di andare in cerca di ogni traccia di trentinità sparsa per l’orbe terracqueo. Abitudine, peraltro, comprensibile in un piccolo quotidiano di provincia. Ebbene, il 18 novembre scorso, leggendo il titolo di prima pagina dell’Adige (“Dellai porta il nord a Roma”), abbiamo pensato che, si parva licet cum magnis componere, ci fosse parimenti, se non dell’ironia, un po’ di gioco. In effetti, i resoconti di Luisa Patruno e Chiara Bert oscillano tra serietà, ironia ed entusiasmo. Il nostro presidente è stato apprezzato: tanti applausi, ma anche “i tanti tweet che sono seguiti”. “Il suo è stato il discorso più politico”, ma “d’altronde lui era l’unico politico chiamato a parlare”.

“In poco più di dieci minuti ha conquistato la platea di oltre 6.000 persone che ha partecipato al debutto del movimento Verso la terza Repubblica”, quello di Montezemolo, Bonanni e Olivero che fa la corte a Mario Monti.

Al di là del senso politico delle sue parole, a leggere le abbondanti cronache (soprattutto dell’Adige), la chiave del successo di Dellai sembrano essere stati i riferimenti montanari che lo hanno bizzarramente rappresentato come un rude, pragmatico amministratore, sul tipo dei veterinari e degli archeologi dell’Amaro Montenegro. “Zaino in spalla. Noi montanari, quando dobbiamo affrontare un sentiero in salita, ci diciamo così. Si va tutti insieme, in cordata, seguendo il capocordata degno di fiducia”. Dellai - commenta Chiara Bert - “rispolvera una metafora già usata... Ma gli oltre 6000 della convention di Montezemolo non lo sanno e applaudono”. E probabilmente apprezzano che il Nostro, confermando questo suo nuovo look, inedito nella patria trentina, “sia parso un pochino fuor d’acqua e sia stato snobbato dai media, come tocca ai provinciali che approdano nella capitale”.

E Luisa Patruno ribadisce: “Il montanaro (il Principe che fine ha fatto?, n.d.r.) sceso a Roma, Lorenzo Dellai, non ha mancato ieri di sfruttare le metafore familiari dello zaino in spalla... E così, in poco più di dieci minuti, ha conquistato la platea”. Il Trentino ci ammannisce anche i commenti via Twitter di vari personaggi più o meno noti, rimasti abbagliati dalle metafore autonomiste: “Un discorso da leader, una straordinaria e consapevole descrizione di viaggio nell’Italia vera”; “Bellissima metafora montanara”; “Finalmente c’è una politica concreta e pulita. Una cordata da costruire”.

Un discorso - l’abbiamo ascoltato su YouTube - decoroso, che naturalmente percorre quei territori di centro che da anni Dellai esplora alla perenne ricerca di un soddisfacente contenitore nel quale imbucarsi definitivamente, finora con scarsa fortuna. Delle prospettive di successo di questo suo ultimo tentativo parla seriamente Piergiorgio Cattani a pag. 3.

Un suo oppositore, Sergio Divina, non apprezza questi vagabondaggi e commenta: “Se guardiamo al suo impegno politico degli ultimi vent’anni, vediamo che è stato tutto un fondare e rottamare partiti e movimenti politici. Di certo è bravo a capire quando la nave non va più e occorre trovare un nuovo imbarco. Io, per esempio, credevo che fosse ancora nell’Api di Rutelli; evidentemente mi ero perso qualche passaggio intermedio”.

Giusto; ma bisogna pur riconoscere a Dellai che se è vero che cambia continuamente casa, è altrettanto vero che trasloca però sempre restando nel medesimo quartiere della città. Chi potrebbe rimproverarlo se dopo qualche mese di soggiorno nel fatiscente alloggio di Rutelli ha temuto che il tetto gli crollasse addosso?