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Coppie e famiglie, non è questione di natura

Come cambia lo stare insieme. Chiara Saraceno. Milano, Feltrinelli, 2012, pp. 132, euro 15.

La sociologa Chiara Saraceno, docente di punta all’Università di Trento, ora a Torino, è sempre una garanzia di rigore e di intelligenza. Tutti i suoi scritti presentano una descrizione puntuale delle trasformazioni sociali, in particolare per quanto riguarda la famiglia e le relazioni tra le persone. Anche quando non si condividono completamente le sue idee, la lettura di un suo volume è sempre un utile investimento di tempo per chi vuole comprendere la realtà odierna; una realtà per antonomasia in grande trasformazione.

Non sempre i saggi di sociologia o di costume riescono a sintetizzare questi cambiamenti: a volte troppo dotti, a volte superficiali, questi volumi non centrano la concretezza di problemi particolarmente sentiti dalla gente. In un libro, agile e scorrevole, Chiara Saraceno riesce invece ad entrare al cuore della questione senza retorica o ideologia di sorta. “Coppie e famiglie. Non è questione di natura”, è una lettura originale e stimolante. Partendo dalla sorprendente, ma non troppo, affermazione che “non vi è nulla di meno naturale della famiglia” (pag. 15), la Saraceno, in un misto di ricostruzione storica, visione giuridica, approccio emotivo e sentimentale, ripercorre le trasformazioni che il concetto di famiglia ha subito nel corso del tempo, concentrandosi sul presente e sul modo variegato di instaurare un legame di coppia.

Chiara Saraceno

Così in brevi ma intensi capitoli, che invogliano ad approfondire la materia, si toccano le principali situazioni che la caleidoscopica maniera odierna di “fare famiglia” incontra: dalle adozioni internazionali alla genitorialità omosessuale, dai nuclei allargati ai nonni, fino alle famiglie cosiddette di “geometria variabile”, frutto di molte combinazioni, dalle “madri a distanza” (badanti dell’est Europa che non possono portare con loro i figli) ai molteplici legami sentimentali che interessano i giovani. Uno spaccato che, piaccia o non piaccia, rappresenta la nostra realtà.

La studiosa così entra inevitabilmente in contrasto dialettico con la visione cattolica - soprattutto di vertice - che non sembra riuscire neppure ad entrare in dialogo con la nuova sensibilità, arroccata come è in una rappresentazione astratta di famiglia che trova solo parziale corrispondenza nella realtà dei fatti.

Il modello di “coppia famigliare intima”, basata sulla scelta libera del partner, sul vincolo del matrimonio, sul nucleo forte in cui si generano figli, è sostituito inesorabilmente da una relazione tra individui che condividono un determinato progetto facilmente modificabile, un contratto a tempo velocemente scioglibile. Così assistiamo ad una “progressiva equiparazione della coppia di fatto alla coppia coniugale, nella misura in cui il fondamento di entrambe è lo stesso, appunto l’impegno e l’investimento emotivo reciproco” (pag. 55).

Si giunge quindi alle considerazioni finali, che non vedono tanto una “crisi della famiglia”, quanto piuttosto un mutamento sociale e culturale che dovrà trovare qualche regolazione giuridica all’insegna della certificazione di questi nuovi legami, nel tentativo di renderli meno fragili.

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