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Valdastico: veleni e mafia

Ora anche in Veneto sono tanti ad esserne convinti. La nuova autostrada A31, chiamata PiRuBi, che taglia da Nord a Sud la regione, una volta ultimata non servirà a nessuno.

Ad un anno dalla sua apertura (è già costata un miliardo e 300 milioni), le società che l’hanno imposta, A4 holding e la Serenissima, sono travolte da inchieste. Pesanti. Una prima riguarda l’inquinamento prodotto da asfalto della ditta Beltrame: materiale ferroso riciclato dalla fonderia (ancora le fonderie...) con alto contenuto di cromo che è finito nel sottofondo degli asfalti, come pure nelle grandi opere stradali e nella vicina piattaforma della base USA Dal Molin.

Ed ora la denuncia contenuta nel rapporto “Ecomafie 2010” presentato da Legambiente. Ripreso nel dettaglio da una recentissima denuncia depositata sul tavolo della Procura Distrettuale Antimafia. Nella denuncia si chiariscono le possibili infiltrazioni della mafia nei cantieri della Valdastico, favorite da un intreccio di interessi fra alcuni dirigenti dell’Autostrada e imprese appaltatrici. Si pone attenzione ai meccanismi di scelta dei subappalti, situazioni di caporalato e collusioni diversificate. Già nel novembre 2008 la Direzione distrettuale antimafia di Caltanissetta aveva sequestrato i lotti 9 e 14 dell’autostrada perché realizzati da un’impresa del gruppo Italcementi legata al clan siciliano Lo Piccolo, che usava cemento depotenziato.

Il Presidente dell’Autostrada, il leghista Attilio Schneck, risponde con una risata “Addirittura?” e più serio conclude “Con queste cose non bisogna scherzare: ma qui, ammesso e non concesso vi sia qualcosa di vero, siamo in un ambito di ladri di galline. Di gente che fa la cresta, non che aiuta la mafia”. Come ben dimostrano i consiglieri regionali lombardi aggiungiamo noi: si tratta dello stesso Presidente che lo scorso anno, accanto al prof Cristano Eccher e al senatore Sergio Divina, in un loro convegno a sostegno della Valdastico, evitava ogni risposta agli ambientalisti e incazzato abbandonava il convegno.

Il suo compagno di partito, governatore del Veneto Luca Zaia, evita di entrare nel merito dell’inchiesta e si limita a dire: “In Veneto prima lavorino i veneti”.

Sulla vicenda, clamorosa, i quotidiani trentini, tutti, hanno scelto di mantenere il silenzio: i trentini non devono sapere cosa accade nel tratto Sud della Valdastico. Troverebbero nuovi motivazioni per opporsi al suo prolungamento verso Nord, nei vigneti pregiati di Besenello.