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La lezione di Orlando

Ricordo di un homeless che lavorava per i senza dimora

Orlando Zandonella

Tutti mi chiedono sempre qual è il modo migliore di entrare in contatto con chi vive sulla strada. Mi sembra evidente che un buon modo per cominciare sarebbe salutarli”. Con questa frase, uno dei suoi pezzi forti, lo scorso gennaio Orlando Zandonella aveva concluso l’intervista a QT in cui ci aveva parlato della vita dei senza dimora. Un’intervista basata sull’esperienza vissuta in prima persona, lui che sulla strada ci ha passato due anni, dopo aver dovuto affrontare in maniera quasi simultanea una separazione e la perdita del lavoro. Un dialogo dal quale era emerso già in maniera nitida il livello di consapevolezza che avevano raggiunto le sue riflessioni sulla condizione propria e di tanti intorno a lui.

È stato, quello appena passato, un anno intenso per Orlando. Un anno di successi. In continuità con quanto fatto dal 2011, quando aveva cominciato a parlare agli incontri di sensibilizzazione nelle scuole. Nei giorni più freddi dello scorso inverno, Orlando si è impegnato a collaborare con il Comune per l’allestimento del dormitorio d’emergenza nella sala d’aspetto della stazione dei treni. Un lavoro che poggiava sulla sua condizione di utente esperto, ossia di persona che, avendo vissuto per un po’ a contatto con i servizi ai senza dimora per necessità, li conoscesse abbastanza bene da poter farne parte, provando a migliorarli. Un termine, utente esperto, usato nei programmi di aiuto ai malati psichiatrici, con il quale Orlando si etichettava non senza orgoglio.

Il suo impegno si è consolidato a giugno, quando, insieme ad altri, ha fondato l’Associazione Nuovamente. Con l’obiettivo di rendere sistematico il suo sforzo, arrivando ad offrire un nuovo servizio alle persone senza dimora: l’assistenza, appunto, di utenti esperti, teoricamente in grado di offrire un conforto complementare a quello di volontari ed operatori professionali. Un servizio che sta muovendo i suoi primi passi. Sempre affiancato, nelle attività dell’associazione, dal lavoro di sensibilizzazione alla condizione dei senza dimora, nelle scuole ed attraverso eventi pubblici. Da presidente dell’associazione, Orlando è anche riuscito a trovare, finalmente, una casa. Il suo anno, però, si è concluso in anticipo, pochi mesi dopo essere uscito dalla strada. Lo scorso 8 dicembre, Orlando è deceduto all’ospedale di Villa Igea per le conseguenze fulminanti di un tumore.

Orlando era una persona orgogliosa dei suoi risultati. Amava presentarsi come l’uomo con le conoscenze giuste per risolvere i problemi. “Parlo io col Comune” gli si sentiva dire spesso davanti ad un ostacolo o ad una nuova proposta. E sarebbe certamente stato soddisfatto nel vedere la lista dei partecipanti al suo funerale: il sindaco di Trento, l’assessore alle politiche sociali, molti esponenti dei servizi sociali, insieme ad amici e famigliari. Una soddisfazione del tutto meritata, del resto. Orlando ha tenuto duro nel più difficile dei momenti possibili, senza smettere di concentrarsi sulle stratege di uscita dalla sua situazione. Senza cedere alla strada più comoda e visibile, quella delle dipendenze, alcool in testa. Ha sfruttato due anni vissuti in strada per guardarsi intorno e ragionare, non per disperarsi. Ed ha iniziato a condividere questi ragionamenti con chi avesse voglia e tempo di ascoltarlo. Soprattutto, una volta toccato il fondo, non è risalito sgomitando, camminando sugli altri; non ha combattuto una guerra tra poveri. Ne è uscito offrendo una nuova opzione di solidarietà a chi deve e dovrà affrontare difficoltà simili. Di certo le circostanze gli sono state favorevoli: l’incontro con altre persone pronte a portare avanti un progetto comune, la presenza di una rete di servizi variegata. Ma le circostanze da sole non portano a nulla. C’era bisogno di una persona solida, capace di essere punto di riferimento pacato in una realtà complessa, e nonostante una difficile situazione personale.

Di certo c’è che Orlando lascia una bella lezione a chiunque si trovi davanti ad un ostacolo. Che sia grande o piccolo, personale o collettivo.

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