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Giovanni Insom (1775-1855)

Uno scultore trentino a Firenze Chiara Radice. Trento, Provincia Autonoma di Trento, 2012, pp. 108, € 10.

Castel Thun, statuine già facenti parte di un “trionfo da tavola”.

Il quinto volumetto della collana “In filigrana”, curato dalla Soprintendenza per i Beni Storico-artistici della Provincia di Trento, riguarda uno scultore trentino ad oggi poco conosciuto, per lo meno ai non addetti ai lavori, Giovanni Insom (1775-1855), attivo nella prima metà dell’Ottocento fra il Trentino e Firenze. Una monografia che nasce come evoluzione della tesi di laurea dell’autrice e che ripercorre cronologicamente la vita e le opere di Giovanni Insom, offrendo al contempo un approfondimento sul contesto in cui lo scultore si mosse, ovvero la Firenze della prima metà dell’Ottocento.

Punto di partenza della ricostruzione è la formazione presso la bottega del padre Giovanni Battista, la cui opera di maggior rilievo pervenutaci è il pulpito nella parrocchiale di Monclassico, in Val di Sole.

Dopo l’esordio come intagliatore ligneo (si vedano a tale proposito le sculture della Madonna e di San Giovanni Evangelista nella Cappella del Crocifisso in San Marco a Rovereto), Giovanni Insom si trasferì a Firenze, entrando in contatto con il roveretano Felice Fontana, scienziato e direttore del Regio Museo di Fisica.

Quest’ultimo introdusse l’Insom all’Accademia di Belle Arti, dove emerse tra gli altri alunni nella classe di scultura, attirando l’attenzione degli scultori Pietro e Giovanni Pisani, noti alabastrai e scultori in marmo, specializzati in elementi d’arredo, dai soprammobili ai caminetti, ma anche nella produzione di copie di statue destinate agli avventori di quella elitaria forma di turismo che fu il “Grand Tour”.

Dopo pochi anni, nel 1819, Insom ricevette da Ferdinando III la commissione di due sculture per il cosiddetto “Bagno di Napoleone” a Palazzo Pitti, tra le più note opere dello scultore. Guadagnata la notorietà con tale prestigioso incarico, lo scultore avviò in proprio un’intensa produzione di copie in marmo e alabastro di sculture antiche, ma anche di ritratti originali, nel volume in parte faticosamente rintracciati dall’autrice.

Il successo commerciale permise all’Insom di aprire un proprio atelier, nonché di conquistarsi altre due commissioni monumentali, sempre a Firenze: una personificazione dell’Autunno, richiestagli dall’editore e tipografo Vincenzo Battelli per ornare una nicchia del suo palazzo di famiglia, e un ritratto di Benvenuto Cellini, purtroppo mai compiuto, da destinare a una delle nicchie del loggiato degli Uffizi.

Nonostante i successi fiorentini, Giovanni Insom non perse mai i contatti con la terra natia. A dimostrarlo è il notevole “trionfo da tavola” ancora oggi presente a Castel Thun, acquistato direttamente dal conte Matteo Thun, opera della quale non rimangono oggi che otto statuine in alabastro.

Completa l’opera un’appendice documentaria nella quale l’autrice ha trascritto una serie di documenti conservati in alcuni archivi fiorentini (Accademia di Belle Arti di Firenze; Camera di Commercio; Camera di Commercio).

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