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Il doppio harakiri

Da ragazzo, con alcuni compagni di liceo, giocavo spesso a una sorta di tressette “a perdere” (dalle mie parti si chiama “mattazza”), dove cioè vinceva chi apparentemente perdeva, ossia riusciva a terminare la mano senza aver fatto neanche una presa, in ciò aiutato da alleanze temporanee con qualche altro giocatore. Noi veramente praticavamo una variante, la “mattazza col bocchino”, dove era consentito e quasi doveroso, ad un certo punto, tradire l’alleato costringendolo a una presa.

Il remoto ricordo riaffiora osservando l’impegno con cui PD e PdL, candidando per Trento rispettivamente Panizza e Bezzi, sembrano voler evitare di conquistare troppi voti. C’è addirittura chi ha fatto dei conti sul numero di elettori democratici che presumibilmente rifiuteranno di votare Panizza. Quanto al centro-destra, non si è fatto sorprendere, rispondendo con una candidatura ancor più improbabile. Infatti “è difficile pensare - argomenta L’Adige - che un ex politico sparito nel 2008 dopo essere balzellato di qua e di là e senza aver lasciato un ricordo molto positivo, possa scaldare i cuori degli elettori per il fatto di essere riapparso ad hoc per un posto in Parlamento”. Dei due contendenti, qui ci occuperemo di Bezzi; il suo avversario Panizza, fra cori, bande e schützen, sarebbe ben degno di qualche attenzione, ma francamente non c’è paragone.

 Per chi abbia dimenticato Giacomo Bezzi, riportiamo, sempre dall’Adige, una sintesi dei suoi ultimi anni in politica: “La presidenza Bezzi (del Consiglio provinciale, nel 2003, n.d.r.) finisce subito al centro delle polemiche per la sua disinvoltura nella gestione della cosa pubblica: assume come giornalista l’ex socia d’affari e soprattutto viaggia in continuazione per il mondo, finché un viaggio in Cina non è la goccia che fa traboccare il vaso... Nel 2006 si candida per la Camera nella lista Svp, che sostiene Prodi, e per un colpo di fortuna viene eletto. Al suo posto in Consiglio va Dario Pallaoro, che trova i fondi della presidenza azzerati. Ma da Roma quasi subito si riposiziona sul centrodestra (segnalandosi come il deputato trentino con più assenze, n.d.r.) e votando più volte contro Prodi, fino alla caduta del governo nel 2008”.

Per le elezioni successive Bezzi punta in varie direzioni (compresi l’Mpa di Lombardo e il fantomatico PFI di Giorgio Panto, l’imprenditore che invento “Colpo grosso”), ma non riesce a farsi candidare; dopo di che il suo impegno nella conduzione dei propri affari immobiliari nelle Canarie lo ha spinto ad interessarsi del voto degli italiani all’estero, aderendo al Maie (Movimento Italiani all’Estero: 0.23% alle ultime Europee); e sembrava indirizzato verso il terzo polo, parrocchia Gianfranco Fini.

Recentissimo, per finire, il suo interessamento al Movimento 5 stelle: dice di essersi iscritto al Meetup trentino (“Per ora partecipo a qualche loro dibattito... magari darò loro qualche consiglio”), ma i grillini smentiscono, dandogli del bugiardo ed utilizzando un frasario colorito che non riferiamo per timor di querela.

Già vittima della “tonca” durante le Feste Vigiliane, soprannominato “presidente Alpitour”, qualificato di “voltagabbana” da Dellai, Bezzi nei giorni scorsi ha scritto sulla sua pagina Facebook: “Coerente come sempre alle mie idee, ho deciso di dare la mia disponibilità per la candidatura al Senato”.

Ma sulla sua coerenza circolano delle perplessità, e l’anonimo commentatore di un articolo che lo riguardava commenta: “Bezzi è il nostro Ibrahimovic (o il nostro Scilipoti)! Se non verrà eletto, in che partito andrà? Casa Pound? Comunisti Solandri?”.