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Biblioteche in apnea?

Gli effetti dei tagli sul sistema bibliotecario trentino

Nei giorni scorsi sui giornali locali, per qualche giorno, si è discusso di biblioteche. Cosa era successo di così eclatante da far arrivare sulle pagine dei giornali un tema, quello delle biblioteche, così poco trendy? In effetti qualcosa di trendy c’era: le conseguenze dei tagli al bilancio provinciale. Ma la notizia è di quelle da analizzare nelle sue varie sfaccettature, più per la prospettiva che apre sui prossimi anni che per il mero dato amministrativo. In soldoni la notizia è questa: i tagli apportati quest’anno al bilancio provinciale sono stati distribuiti in modo tale che nel 2013 si prevede che il servizio di catalogazione centralizzata, che il Catalogo Bibliografico Trentino (CBT) effettua per le biblioteche di pubblica lettura (diciamo quelle piccole, per intenderci), terminerà in settembre.

Negli ultimi 4 mesi dell’anno, esauriti i fondi che la PAT destina per il 2013 alle cooperative che effettuano la catalogazione (esternalizzata dalle biblioteche), nel catalogo delle biblioteche di pubblica lettura non entrerà più nessuna novità libraria, e gli utenti non avranno quindi questi libri a disposizione. Mentre chi alla catalogazione ci lavora, in qualche cooperativa, resterà con le mani in mano, sperando nell’anno nuovo! In realtà questo è un primo scricchiolio del cuore - la catalogazione on-line - del CBT, uno dei fiori all’occhiello della politica culturale della PAT negli anni scorsi, ed un campo in cui davvero il Trentino era all’avanguardia. Era “l’effetto città” portato in periferia, grazie al collegamento informatico fra tutte le biblioteche della provincia e la possibilità di ottenere rapidamente qualunque libro compaia in catalogo - e sempre più anche nuovi prodotti elettronici - in qualunque biblioteca (anche i più aggiornati di una biblioteca universitaria in un remoto paesino). Niente di eclatante evidentemente, ma una quotidiana parità di diritti culturali in una terra di remote vallate, una equiparazione delle opportunità in grado di annullare davvero - nel suo campo - differenze geografiche e di classe. Ed una concreta possibilità di aggiornamento in tempo reale. Quando si parla di necessità di un nuovo sviluppo basato sulla diffusione delle conoscenze, la ricerca, la formazione, non bisognerebbe dimenticare il prerequisito di servizi di base come questo.

Sia chiaro che il CBT non è a pezzi. Gli investimenti in strutture (reti) e programmi gestionali stanno procedendo. Si lavora anche per superare la limitazione al Trentino del CBT - il suo vero limite - tramite l’integrazione in nuovi OPAC generali (cataloghi pubblici collettivi che integrano e rendono leggibili i dati di varie istituzioni) come l’OCLC, consultabile oggi anche tramite Google-books. E la convenzione con MediaLibraryOnLine ha allargato lo spettro dei servizi all’utenza, offrendo possibilità di accesso a quotidiani di mezzo mondo, a banche-dati, video, musica.

Gli investimenti su queste linee strategiche non mancano, ma poi cade il palco quando si ferma per 1/4 dell’anno il minuto lavoro di data-entry sul patrimonio delle singole biblioteche, le fondamenta dell’intero edificio. Dietro a questo scivolone, si intravedono due ordini di problemi della politica culturale provinciale: la priorità sempre più data agli interventi che danno visibilità politica - quindi alle grandi strutture, ai grandi eventi - a scapito del lavoro minuto quotidiano che sorregge invece i servizi culturali di base al cittadino, ed il modo come è proceduta l’informatizzazione, per esternalizzazioni di specifiche funzioni professionali (come la catalogazione) che ha abbassato l’integrata professionalità generale della categoria dei bibliotecari ed ha irrigidito l’organizzazione del lavoro, tanto che ora basta un colpo di vento e si ferma qualcosa.

Su questa situazione la nuova stagione dei tagli si abbatte senza difese: chiaro che se i comuni offrono al personale delle cooperative che gestiscono il servizio di front-office (quindi fa da intermediario fra tecnologia del CBT ed utente-base) quanto viene pagato per un lavoro di pulizia, o se la Provincia fa lavorare i catalogatori 8 mesi lasciandoli a casa per 4... il sistema non può reggere a lungo.