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Propaganda cenerentola

I manifesti elettorali non servono più? Forse, ma finché ci sono sarebbe meglio che gli elettori potessero vederli.

Abbiamo vissuto una campagna elettorale sofferta, con i vertici degli schieramenti impegnati ad offendersi reciprocamente e a promettere l’impossibile. Già l’elettore era sconcertato, colto dalla tentazione dell’astensionismo o nel migliore dei casi rassegnato a votare il meno peggio, nel nome di un controverso “voto utile”, pur di veder interrotto definitivamente il dominio di Silvio Berlusconi. E in questo clima di sfiducia si sono inseriti i bizzarri - diciamo così - comportamenti di molti sindaci trentini, che in decine di situazioni hanno relegato gli spazi elettorali nelle periferie più estreme dei paesi o in luoghi comunque assurdi, perché destinati a rendere invisibili i manifesti stessi.

Ve ne offriamo alcuni esempi provenienti dal collegio di Pergine Valsugana, ricordando che simili situazioni si sono moltiplicati su tutto il territorio; in alcuni casi (ad esempio a Montalbiano, frazione di Valfloriana) gli spazi elettorali non sono nemmeno stati collocati. Qualcuno potrebbe obiettare che la qualità dell’informazione fornita - non da oggi - da questo strumento è talmente povera che gli elettori non ci rimettono granché. Tutto vero. Resta però il fatto che fino a quando gli spazi per la propaganda elettorale saranno previsti dalla legge, i sindaci dovrebbero collocarli là dove i cittadini li possano effettivamente vederli.

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