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PD, dellaiani e no

A meno di non impossibili sorprese, è dentro il Pd che si gioca la partita per il prossimo Presidente della Giunta Provinciale, cioè per l’immediato futuro del Trentino. Di qui l’importanza del dibattito interno ai democratici. E in questi ultimi trenta giorni ci sono stati dei primi avvenimenti significativi. Diciamolo pure, il dibattito nel Pd è abbastanza incartato. Al suo interno si fronteggiano due schieramenti. Il primo ritiene ancora il dellaismo una pietra fondante della governabilità trentina: nel senso che la figura di Dellai, tutt’oggi significativa anche se depotenziata dalla lontananza romana, e le esigenze della coalizione (cioè tenere assieme tutti i partiti) siano assolutamente preminenti rispetto ai contenuti di governo. Lo dice espressamente l’assessore Alessandro Olivi in un paio di interviste: “questa maggioranza è il punto imprescindibile di partenza”, per cui qualsiasi rivisitazione critica del quindicennio dellaiano è bandita in quanto rischia di incrinare i rapporti con gli alleati. Una posizione decisamente conservatrice, più di quella dello stesso Patt, che non a caso ha lanciato la candidatura dell’assessore Ugo Rossi all’insegna di una relativa ma esplicita discontinuità rispetto a Lorenzo Dellai.

Il secondo schieramento parte invece proprio da un’analisi critica del dellaismo: accentramento del potere, sprechi, debito, sono le principali - e fondamentali – critiche, il Trentino con molte meno risorse di un tempo, deve assolutamente voltare pagina, è su questa necessità che si devono far convergere gli alleati. Il primo schieramento, chiamiamoli i dellaiani, allineando quasi tutti i notabili, Pacher, Olivi, Pinter, Andreatta, Dorigatti, Tonini, si trova in maggioranza nel partito ed ha l’appoggio degli alleati; punta a un’individuazione del leader a tavolino, dove vincerebbero senza problemi. Il secondo schieramento, che con qualche sbrigatività chiameremo gli antidellaiani (o postdellaiani, nel senso che considerano quell’esperienza chiusa) contano soprattutto sul segretario uscente oggi deputato Nicoletti, sul capogruppo Zeni, sull’ex difensore civico Borgonovo Re. Sono chiusi nelle trattative tra i partiti, ma hanno grosse chanche in caso di primarie, grazie al lavoro programmatico di Luca Zeni e alla vasta popolarità di Donata Borgonovo Re. Di qui il lavoro dei filodellaiani per circoscrivere le primarie e in ogni caso rilanciare Alberto Pacher (l’unico in grado di competere con la coppia Zeni-Borgonovo) facendogli rimangiare la decisione di non presentarsi. Il primo momento di scontro tra i due schieramenti ovviamente non è avvenuto sulle idee. Ma sulle leve di comando: chi sostituisce il segretario dimissionario Nicoletti. Perchè è il segretario che influisce sui rapporti con gli alleati e su come fare le primarie (l’idea dei filodellaiani sarebbe di fare primarie di coalizione cui parteciperebbe un candidato per partito, designato ovviamente, per il Pd, dai maggiorenti, cioè da loro).

Di qui la proposta di sostituire Nicoletti con Pinter. Il quale sostiene una tesi emblematica: i candidati alle primarie non devono presentare un loro programma, il programma lo decide il partito, e siccome non c’è tempo per fare un congresso, il programma lo decidono i boss, o meglio, di programmi non si discute. Così le primarie vengono ridotte a un concorso di bellezza, e il dibattito sul post dellaismo archiviato. La proposta di Pinter segretario però non passa, e grazie a un’intelligente mediazione di Tonini, che si dimette da presidente, Pinter passa alla presidenza e Nicoletti rimane alla segreteria. Ma questo è stato solo un primo passaggio. La strada per arrivare a un confronto vero su cosa si vuol fare del Trentino, non sarà semplice.