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Costruiamo opere utili!

Dopo vent’anni di cementificazione forsennata, è il caso di cambiare rotta

Bolzano, Centro commerciale “Twenty”.

La corsa sviluppista dell’era Durnwalder rallenta e il settore edilizio va in crisi. In parte è la conseguenza dell’andamento dell’economia in generale, e in gran parte è l’effetto dell’impossibilità di procedere ancora al ritmo forsennato di cementificazione degli ultimi due decenni, che hanno visto cambiare il paesaggio soprattutto nei fondovalle e sulle pendici e hanno messo fine al “modello Sudtirolo”, un modello di sviluppo urbanistico equilibrato, nel solco della millenaria antropizzazione di questa regione alpina. Eppure non sono pochi i politici nostrani che continuano a pensare che lo sviluppo si basi sulla quantità di cemento che va a ricoprire la terra. Dal 1989, dopo il cambio di vertice della provincia da Magnago a Durnwalder, ma soprattutto da Alfons Benedikter a Kofler e ai suoi successori, ha avuto luogo un periodo di intensa edificazione. La progressiva eliminazione dei vincoli urbanistici e l’iniziativa pubblica di grandi opere hanno portato a una profonda modernizzazione, nel bene e nel male. Sono state costruite abitazioni drammaticamente necessarie e molte opere pubbliche utili, come teatri, palazzi amministrativi (un po’ megalomani), centri sociali, e molti palazzoni per lo sport. Per alcune scelte sbagliate o poco ponderate sono rimaste le cicatrici sul territorio e spesso debiti nelle casse comunali (la Provincia ha costruito ciò che le pareva, “regalandone” ai comuni gestione e costi di manutenzione). Oggi sarebbe necessario riflettere e rallentare in modo controllato la macchina in corsa, che va avanti per inerzia o mossa da interessi diversi dalla necessità generale. All’inizio degli anni ‘90 si discuteva di sostenibilità, di conciliazione fra interessi dell’economia e del paesaggio e dell’ambiente, ma poi gli interessi dell’economia, intesa non come tutela e sviluppo dei beni comuni, hanno spesso prevalso. La politica di opposizione, dal canto suo, ha perso la capacità di proporre un modello di sviluppo alternativo a quello prevalente, basato sulla quantità e sulla sottovalutazione del valore anche economico dell’ambiente, limitandosi ad alcuni episodi. La voce critica dei comitati civici è stata importante, ha avuto dei successi, ma è debole, per l’insufficiente appoggio nelle istituzioni, e perché i mass-media locali sono legati in gran parte (escluso il piccolo e combattivo Tageszeitung) alle posizioni della politica di maggioranza e ai potentati economici.

L’inutile espansione e l’invenzione del ceto medio

Di recente l’edilizia residenziale esprime la divaricazione crescente fra i più ricchi e le classi medio basse. Si costruisce senza pensare troppo a chi andrà a vivere nelle zone di espansione: alta densità, pochi spazi di socializzazione e scarsi servizi, niente spazi verdi. Guardare verso Bolzano dagli spalti di Castelfirmiano stringe il cuore: dopo i meleti della Kaiserau c’è un mare di cemento che avanza informe, senza uno spazio verde. All’Ipes che nota come non ci sia più bisogno di costruire intensivamente, si risponde inventando il diritto del “ceto medio”, (una definizione così generica che sorge il sospetto si componga di fortunati parenti e amici dei politici), che prevede la costruzione di abitazioni di lusso in zone privilegiate a prezzi e condizioni di pagamento migliori del libero mercato, con il sostegno delle cooperative. Il consigliere comunale del M5S di Bolzano, Alberto Filippi, noto esperto di banche e finanza, che ha messo sempre a disposizione il suo sapere dalla parte dei cittadini, fondatore dell’associazione per i consumatori Asterisco e già presidente del Centro Tutela Consumatori, ha criticato queste scelte. Secondo i suoi calcoli, precisi e documentati, in città ci sono almeno 4.000 appartamenti vuoti. Una ragione seria per non cementificare ancora le poche aree disponibili. Filippi critica anche le organizzazioni cooperative, accusandole di essere a caccia di affari. I politici comunali smentiscono a gran voce, ma senza riuscire a contestare le cifre. E vanno avanti, confondendo con fini diversi quelli propri dell’intervento pubblico, che dovrebbero favorire la qualità dell’abitare per tutti, e non l’aumento delle cubature, spesso già troppo elevate.

Il buon esempio di Merano

Il comune di Merano ha deciso di recente di ridurre l’indice di edificabilità nelle zone di completamento, salvaguardando tantissimi giardini di Maia Alta che stavano per finire preda della speculazione. Si parla di almeno 150.000 metri cubi. Non così Bolzano, di manica larga verso la villa Gostner, che ha scavato un’immensa ferita nella montagna sotto il Guncina (contraddicendo la retorica delle “pendici verdi”, già svelata nella sua ipocrisia dalle case autorizzate sul Virgolo) e il cui cantiere è fermo da molti anni. O verso il cantiere infinito dell’ex Fiat di piazza Adriano-via Druso. O altri a Firmian, il quartiere che doveva qualificare la zona di via Resia, mentre è diventato un ghetto, con alloggi sociali nuovi vuoti. Con la scusa della crisi, di recente è stata prorogata la durata delle concessioni edilizie; ma guarda caso, chi ne avrà vantaggio saranno i costruttori che tengono bloccati cantieri da decenni. I vincoli normativi sono facilmente superati dai potenti, a differenza dei comuni cittadini, sottoposti ad angherie e differenze di trattamento per concessioni su piccole modifiche.

Costruire ciò che serve

Al di fuori dei centri storici, molti negozi chiudono.

Il progetto di megapalazzo dell’imprenditore austriaco René Benko in via Alto Adige a Bolzano, firmato da David Chipperfield
In via Galilei, a Bolzano, il centro commerciale Twenty sta raddoppiando; avrebbe dovuto essere l’unico, dato che la Provincia, dopo lunghe discussioni, ha deciso solennemente che ne vuole uno solo. Ma nel frattempo la giunta comunale si è invaghita del progetto del tycoon austriaco René Benko e in gran fretta vuole autorizzarlo a edificare parecchie centinaia di migliaia di metri cubi, che dovrebbero riqualificare (parola magica di moda, dopo il tramonto di “densificazione”, entrambi spesso eufemismi per “speculazione”) un intero quartiere in forma di una serie di palazzoni uniti come un enorme serpente. La stazione della autocorriere finirà sottoterra, con le spese di illuminazione e aerazione a carico delle società di trasporti. L’architetto e studioso Christoph Mayr Fingerle ha sintetizzato l’operazione dicendo: se avrà successo, si apriranno vuoti in centro storico, se non avrà successo, ci troveremo di fronte a un crac colossale. La giunta comunale corre, per evitare che la cittadinanza abbia il tempo di formarsi una propria opinione e organizzarsi. Ci sono infatti domande a cui avrebbe difficoltà a rispondere: abbiamo bisogno di centinaia di nuovi uffici e abitazioni, quando ve ne sono tantissimi vuoti? Di un progetto fuori misura e anonimo che snatura l’aspetto del centro storico? Come la mettiamo con il progetto di Podrecca dell’areale ferroviario, su cui si stanno spendendo molti denari pubblici e che prevede anch’esso enormi cubature. E i conti? Da quando in qua si crede che un privato faccia quadrare il conti del pubblico e realizzi gratis opere pubbliche? Il comune di Bolzano sembra diventato uno studio di architettura e di ingegneria, che pensa solo ai 180 milioni di investimento promessi da Benko. Neppure la Provincia, anche se deve fronteggiare la riduzione di bilancio, si pone il problema di fare una valutazione dei costi e dei benefici degli investimenti in grandi opere infrastrutturali di viabilità. I tagli colpiscono la scuola pubblica, i servizi sanitari essenziali e la cura e l’assistenza ai malati cronici, però si trovano sempre milioni nuovi per l’aeroporto (per ora chiuso) e per l’alta velocità ferroviaria. A Bressanone la casta politico-lobbista sta cercando di imporre al popolo infuriato una mega-funivia. La classe politica sudtirolese percepisce la crisi economica come un congiuntura passeggera e che si ferma ai confini provinciali.

L’assalto alle Dolomiti

Da parecchi anni lo sviluppo dell’industria turistica ha portato a un’intensa edificazione nelle località turistiche. Anche qui ci sono zone in cui nella modernizzazione si è conservato un certo equilibrio, altre che sono stravolte dall’eccesso di turisti e di traffico. Da quando le Dolomiti sono state dichiarate patrimonio dell’umanità, gli appetiti degli affaristi sono cresciuti a dismisura e cercano di mettere le mani anche sui luoghi più belli, con progetti pensati per il turismo di altissima fascia. Nel 2011 era stato presentata al comune di Selva Gardena, e poi ritirata, la proposta di un hotel a 7 stelle nella conca di Ciampinoi, a 2000 metri di altitudine su 1800 mq di superficie. Troppo mostruoso per passare inosservato (anche se non si può mai dare per defunto, per i potenti interessi che lo sostengono). Sull’Alpe di Siusi, uno dei luoghi più belli del mondo, dove gli alberghi si sono già gonfiati a dismisura, è ricomparso il megaprogetto dell’hotel Mezdì, chiuso da decenni, per cui da un edificio ne dovrebbero sorgere cinque con una piscina centrale. Il totale passerebbe da 11.000 metri cubi (fra sopra e sottoterra) a 24.711, di cui quasi 5000 di garage (quindi con le auto dei turisti che percorrono i sentieri dell’alpe). Oltre agli sbancamenti in zona di parco naturale, esiste il rischio che i quattro edifici a forma di baita vengano trasformati in multiproprietà, come già fatto in un albergo di Ortisei dalla stessa famiglia proprietaria. Ecco, il paesaggio sudtirolese oggi è la preda agognata dei suoi stessi abitanti più ricchi, resi avidi dagli enormi guadagni degli anni passati. A costo di distruggere la fonte stessa del loro e altrui benessere.