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Spegnere la fame

Siccome accade che siano sempre più rare, mettetevi l’anima in pace, perché quando ne scovo una ve la beccate nel pezzo. Verona. Un’occhiata all’Arena non fa mai male, una sosta ai ristoranti che vi si affacciano, sì. Tirate diritto. Imboccate dunque via Mazzini. Lastricata, griffata, marmorizzata. Le boutique sulla sinistra vi ricordano quanto è misera la vostra pensione, ma la meta che avete in mente vi rasserena: “Posso permettermela!”. A questo punto il dubbio: “Ma ho prenotato?”. Se la risposta è “no”, fermi. Giratevi, le boutique sulla destra, sempre diritti, via. Se invece per una volta siete stati diligenti, sorridete, ormai è fatta. Ciondolate con un certo fastidio dietro al fiume di gente che sciama verso la casa di Giulietta fino a che, zac, vi intrufolate in un vicoletto a destra che sembra essere sfuggito all’orda di turisti. Vicolo Regina d’Ungheria 5, Trattoria al Pompiere. Due piccole salette con i tavolini fitti, foto alle pareti, un’affettatrice anni ’50 circondata da salati e insaccati d’ogni tipo. Tavoli apparecchiati per bene, da trattoria “un po’ su”, come dicevano le nonne. I salumi che avete visto li ritrovate in carta come antipasti, ottimi, serviti con giardiniera. Poi una mezza dozzina di primi della tradizione (tagliatelle ai carciofi, gnocchi al pomodoro, ravioli con le erbette) e di secondi della casa (stinco di vitello, guancia brasata, baccalà). Sono tutti così buoni che potete scegliere a caso, e se siete in diversi, ordinate cose diverse e fatele girare. Anche i dolci sono d’alto livello, e assaggiando lo zabaione vi capiterà di pensare che una trattoria così ci vorrebbe, per legge, in ogni città. È il momento di pagare e qui, l’unica avvertenza: ricordatevi dove siete (centro storico a Verona), come siete arrivati (lastricati e boutique) e cosa c’è vicino (turisti). I prezzi sono scritti e non sbagliate, ma attenti a non scordarvene, conquistati dal cibo e dal fascino antico. Se pensate di spender 30 e poi sono 55 non è bello.

Questi sono tutti i locali recensiti dal nostro critico d'arte culinaria. Confidiamo nel fatto che se si spulcia un pochino, qualche posto notevole salta fuori.