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Fra giornalismo e teatro

“Nostra Italia del miracolo ”

Il merito maggiore di “Nostra Italia del miracolo” sta nella fusione tra giornalismo e teatro. Due linguaggi molto diversi, che, quelle poche volte che vengono uniti, possono portare a risultati notevoli. Il testo dello spettacolo andato in scena in prima nazionale allo Spazio Off il 13 marzo - produzione Trento Spettacoli/Arkadis, regia di Giulio Costa e interpretazione di Maura Pettorruso - è composto interamente da pezzi scritti da Camilla Cederna, giornalista che iniziò la carriera sotto il fascismo, nel 1939 e la proseguì fino alla morte, nel 1997. Oltre cinquant’anni di attività giornalistica, durante la quale scrisse di tutto e, in fondo, di una cosa sola: l’Italia. O meglio, l’italiano, impietosamente e ironicamente colto nelle sue meschinità, contraddizioni, debolezze. Lo fece sempre con la stessa libertà di pensiero e “rigidità di schiena”, scontrandosi di volta in volta - come ci ricorda il testo dello spettacolo - col regime fascista, con il commissario Calabresi, con il collega Montanelli (che la rimproverò d’essere uscita dal “recinto” del costume per occuparsi di cose serie come le bombe), con il Presidente della Repubblica Leone, con il giovane immobiliarista, non ancora Sua Emittenza, Berlusconi. Una produzione sconfinata, che Costa ha saputo efficacemente tagliare e cucire e la Pettorruso intensamente animare, come fosse un’unica riflessione, pensata come tale. Così, un lavoro per definizione caduco come quello giornalistico, dal giorno dopo buono solo a incartare il pesce, messo in scena torna magicamente a vivere, senza rughe

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