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Uomini/donne in lista? Sì, anzi no

Il Governo Monti ci ha lasciato proprio sul finire, la nuova legge sulle rappresentanze di genere nei consigli, nelle giunte degli enti locali e nei consigli regionali. La novità più significativa è la modifica della legge per l’elezione dei consigli comunali, ma di notevole rilievo sono anche gli interventi a favore della parità di genere nelle giunte e, più in generale, in tutti gli organi collegiali non elettivi di comuni e province. Per la prima volta le cittadine e i cittadini avranno la possibilità di votare per i consigli comunali con la “doppia preferenza di genere”, introdotta con legge del novembre 2012 (in Sicilia invece è stata introdotta da una legge regionale), con il fine di favorire il riequilibrio delle rappresentanze di genere nelle assemblee rappresentative degli enti locali. La legge è stata approvata dopo un travagliato iter parlamentare che ha conosciuto una serie infinita di stop-and-go.

Comunque alla fine è passata, e così nelle recentissime elezioni comunali del 26 e 27 maggio in Italia oltre 700 comuni che sono andati al voto con la nuova formula, su liste cioè in cui si alternavano uomini e donne, e se si volevano dare due preferenze, dovevano essere di diverso genere. L’unico capoluogo di regione coinvolto è stata Roma; tra i capoluoghi di provincia si segnalano i più popolosi: Catania, Messina, Brescia, Siracusa, Vicenza e Ancona.

Anche il Trentino nel prossimo ottobre andrà al voto ed avrebbe potuto votare con il nuovo metodo, ma questo non accadrà. Come mai? E qui c’è il solito stucchevole teatrino, con il gioco al rimpallo delle responsabilità. Le consigliere del PD Cogo e Ferrari (con l’aggiunta di Penasa del Gruppo Misto) accusano il Presidente del Consiglio Provinciale Bruno Dorigatti (PD pure lui) di non aver calendarizzato in tempo il loro ddl, il numero 114 del 2010. Dorigatti si difende dicendo che le consigliere avrebbero dovuto conferire priorità alla proposta, attivando la prima commissione permanente. Sta di fatto che ora i tempi sono pressoché scaduti, infatti trattandosi di materia elettorale, dopo l’approvazione in aula, per la pubblicazione occorrerebbe attendere altri 90 giorni, cioè fino alla scadenza del termine per il deposito di un eventuale richiesta di referendum abrogativo della norma.

Mentre andiamo in stampa, è stata presentata alla Presidenza del consiglio Provinciale una raccolta di firme di amministratrici e amministratori locali per chiedere il deposito urgente delle proposte, ma le speranze sono ridotte ad un lumicino. E fu così che il Trentino, terra ritenuta all’avanguardia in Italia per quanto concerne i provvedimenti adottati in tema di Pari Opportunità, è passata dietro alla Sicilia, perché il PD ha le sue guerricciole interne, e agli altri partiti, ancor più mascolini, l’argomento non garba.