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Una domenica, a caso

Avevamo parcheggiato l’automobile nella piazzetta di Villazzano. Finalmente il sole. Con il passo lento della domenica mattina ci incamminammo in salita.

Poco dopo percorrevamo la strada in costa che conduce a Povo. La piazzetta di Gabbiolo sembrava un angolo di paradiso. Sulla sinistra una fontana zampillava nel verde di un giardino molto curato, e il suono fresco dell’acqua ingentiliva il grande palazzo bianco che ne delimitava il lato nord. Sulla destra, un gruppetto di case a corte sembrava tenuto assieme dalle rose antiche, dai glicini e dai gelsomini che s’inerpicavano su di esse, attraversando i poggioli e le scale, incuranti dei confini e delle proprietà.

Il pensiero fu subito all’Alto Adige, orgogliosi di osservare, a pochi chilometri dalla nostra città, angoli capaci di fronteggiare i loro paesini, i loro centri ben custoditi, le loro case mantenute antiche, i giardini e gli orti esposti a manifesto quotidiano di abitudini ancora contadine.

Però manca un bar che ti affetti un panino fresco e lo farcisca di speck, un cartello che inviti a salire su uno dei ballatoi per entrare in una stube che serve canederli in brodo e al formaggio, manca quella sensazione di libertà che più a nord in regione ti consente di fermarti a caso, di non pensare a una meta, di sentire che l’ospitalità e la ristorazione non sono solo mestieri che rispettano orari d’apertura, ma consuetudini.

Abitudini di vita che andrebbero recuperate, e che amerei recuperare anch’io, ora che saluterò per qualche tempo la colonna e il gentile lettore...

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