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Todos caballeros

Gli ultimi convulsi giorni che hanno portato alla decisione di svolgere le primarie per la scelta del candidato governatore per il centro sinistra autonomista descrivono molto bene il “sistema Trentino”. La ridda di personaggi proposti per il ruolo di presidente da un UPT sempre più alla deriva connota un’assoluta mancanza di un progetto di lunga durata, non solo del partito di Dellai, ma di tutta la compagine al potere in questi 15 anni. Tutti andavano bene per essere candidati “unitari”, “coalizionali”, “di sintesi”, pur di evitare le famigerate primarie, comunque già depotenziate a causa delle regole stabilite (dalla data estiva del 13 luglio alla necessità per candidarsi di essere espressione di un partito).

Schelfi, Andreatta, Merler, Ilaria Vescovi: uno vale l’altro, tutti competenti, dalle eccezionali doti umane e politiche, tutti in grado di essere ottimi presidenti. Todos caballeros. Tanto, nel Trentino del “vogliamoci bene”, basta far parte della casta al potere. Altrimenti sei automaticamente inadeguato. Se invece sei dentro, vai bene a prescindere, non importa nulla dei risultati ottenuti gestendo cooperazione, comune di Trento, azienda parapubblica o assessorato provinciale.

Infatti Patt e PD, respingendo ogni proposta dell’ultima ora targata UPT, si sono ben guardati dall’esprimere giudizi sull’operato dei nomi messi sul tavolo, anzi, hanno esaltato fino alla piaggeria i personaggi via via presentati. Annullare le primarie sarebbe stato troppo anche per Panizza e Nicoletti e quindi, per non perdere la faccia, i due hanno tenuto il punto. Tuttavia la sostanza di queste ultime settimane conferma quanto scritto molte volte su QT: il sistema Trentino sta diventando sempre più chiuso a qualsiasi ipotesi di cambiamento. Le primarie degli assessori lo certificano.

Poi, fra i tre, con Gilmozzi (Upt) responsabile delle fallimentari Comunità di Valle, Olivi (Pd), re dei contributi a pioggia con esiti discutibili, si è segnalato Rossi (Patt), che ha parlato di necessità di rompere con le commistioni con i potentati economici: in attesa dei fatti, ricordiamo che l’assessore ha difeso con troppa convinzione la pasticciata e oscura operazione del NOT, ma aver denunciato il punto oscuro del dellaismo è comunque un merito vero.

Il Trentino è dominato dall’idea di essere una comunità solidale e coesa dove tutti possono trovare posto e realizzazione. Competenza e merito sono banditi. Contano in misura marginale rispetto alla vicinanza con le cordate che comandano. Non parliamo poi di una competizione tra idee, individui e progetti diversi. Il blocco al comando è unico. Ciò è dovuto alla struttura sociale della nostra provincia che, sicuramente più accogliente ed efficiente di molte parti d’Italia, ha paura di ogni novità e preferisce cullarsi nell’illusione di essere una grande famiglia dove tutti sono amici. Politicamente questo sistema è stato sostenuto da una dote di risorse finanziarie che sembravano inesauribili e dall’assenza di una credibile opposizione. Ciò ha portato il Trentino fuori dai canoni di una democrazia liberale per condurlo a una sorta di oligarchia retta da prìncipi feudali, dove conta l’appartenenza al gruppo. Un sistema perfettamente definito dal termine “magnadora”, che coinvolge l’economia, la cultura, quasi lo stile di vita di buona parte dei trentini, che preferiscono rivolgersi all’amico potente anziché seguire i canali istituzionali ostruiti da una logica omertosa e collusa.

Il mondo però cambia. Vedi la chiusura della Whirlpool. Intendiamoci, le multinazionali hanno agende che si disinteressano delle realtà locali e dei lavoratori che perdono il posto. È poi tipicamente italiano che lo Stato elargisca denaro a pioggia nell’illusoria speranza di far cambiare politica industriale ai colossi: vedi Fiat o Ilva. Da noi questo sostegno si chiama leaseback, esaltato da Dellai e Olivi, che, nel caso in questione, ha portato all’acquisto da parte della Provincia del capannone della Whirlpool: una mossa per allungare l’agonia di un malato terminale. Non potevano i nostri governanti prevedere la catastrofe imminente? E i sindacati porre con forza il problema? Eppure tutti sapevano della chiusura a breve. Lo afferma senza peli sulla lingua il professor Michele Andreaus, che parla di una strategia industriale che segue le emergenze: “Dobbiamo smettere di guardarci l’ombelico. Altri territori non hanno i soldi dell’autonomia ma si muovono”.

Il Trentino deve superare l’illusione di essere l’ombelico del mondo. Per fare questo occorre modificare profondamente il sistema familistico che regge la Provincia. Primarie serie avrebbero forse dato la possibilità almeno di discutere dei problemi veri che invece sono stati nascosti sotto il tappeto. Ma la dura realtà li ha riportati alla luce.

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L’economia della casta
In altri numeri:
Cronologia di un disastro
Alla fiera dei candidati
Dopo Dellai, il nulla

Commenti (3)

Trentino marcio per oligarchia

Si vede che sei straniero , altrimenti sapresti che in Trentino c'è molto più marcio, corruzione e malaffare che in altre regioni d'Italia . E negli ultimi anni il dominio politico incontrastato di una sola persona e i suoi tre-quattro sodali non ha fatto che peggiorare le cose . Meglio emigrare !

magari... illuso

Lodovico hai ragione, ma dove trovare persone "intelligenti, non allineati con questo clan, non invischiati in questi "strani" rapporti tra PAT, ISA, COOPERAZIONE."?

Oligarchia Lodovico

Da "straniero" non posso che confermare e sottolineare ciò che scrive Piergiorgio Cattani. Bisogna essere del clan, altrimenti conti come il due di picche quando vale fiori. Ma se sei del clan ti viene perdonato tutto, anzi, ti danno anche i soldi, e tanti.
Mi auguro che il 27 ottobre i trentini vadano a votare e che scelgano personaggi intelligenti, non allineati con questo clan, non invischiati in questi "strani" rapporti tra PAT, ISA, COOPERAZIONE.
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