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Muse: un piano dopo l’altro

Il Muse di Renzo Piano intende fin dall’aspetto suggerire la propria identità di centro scientifico che parla di ricerca, biodiversità e salvaguardia del territorio. Visto dall’esterno, ricorda i pendii montani con i suoi declivi e le sue asprezze, e si articola attorno a tre concetti fondamentali: dall’ambiente locale alpino della mostra permanente, alla biodiversità e sostenibilità ambientale che vanno sviluppati nel territorio, per arrivare poi alla salvaguardia delle biodiversità mondiali a rischio.

La struttura si articola quindi nei seguenti macroambienti: (1) area dei laboratori di ricerca, biblioteca, bar e bookshop; (2) piazza d’ingresso pubblica; (3) due strutture centrali che ospitano le mostre permanenti e temporanee; (4) serra tropicale montana.

La mostra permanente si sviluppa verticalmente, partendo dalla terrazza panoramica (3a) dove è possibile ammirare la Valle dell’Adige. Al piano sottostante (3b) viene rappresentato l’ambiente caratteristico delle alte quote con la riproduzione di un vero e proprio ghiacciaio; si potrà analizzare una calotta proveniente dall’Antartide, osservare fenomeni fisici caratteristici delle cime alpine e attraversare un interessante percorso che rapporta l’ambiente montano all’esplorazione, rivivendone importanti documentazioni storiche. Si potrà apprezzare l’ebbrezza della vertigine osservando dal parapetto in vetro il vuoto di 18 metri dal quarto al primo piano (3c), in cui fluttuano animali sospesi in base all’altitudine alla quale vivono in natura, immersi in proiezioni ed effetti sonori.

Scendendo al terzo piano (3d), si osserva un torrente d’alta quota proveniente dal ghiacciaio sovrastante che fa da sfondo a una rappresentazione anche multimediale della biodiversità alpina, alla scoperta degli animali selvatici e della flora che popolano le Alpi.

Proseguendo al secondo piano (3e), si entra nel mondo della geologia, dove vengono esposte riproduzioni di ambienti geologici e autentici reperti archeologici; uno spazio importante sarà riservato alla protezione civile e alle problematiche di rischi ambientali e di disastrologia in ambiente alpino. Allo stesso piano vi è uno spazio riservato a mostre temporanee e all’inaugurazione occupato da Telecom che parlerà di Smart City.

Arrivati al primo piano (3f) si ripercorre l’evoluzione culturale, economica e sociale dell’uomo dal periodo neandertaliano ai giorni nostri. Apparati multimediali visualizzeranno la Valle dell’Adige dalla preistoria ad oggi accompagnando il visitatore nello spazio interattivo della mostra, in cui si domanda: “Come voglio Trento nel 2050?”, ma soprattutto: “Come voglio il mondo?”, introducendo la tematica fondamentale della sostenibilità ambientale. Questo sarà l’argomento preferito alla tavola rotonda del “Secondo me”, teatro di discussioni e confronto che coinvolgeranno in primis i visitatori. Una grande sfera interattiva riprodurrà il mondo e scenari climatici avvenuti o possibili e accanto uno showroom accoglierà prodotti locali di innovazione tecnologica per la sostenibilità ambientale. Il visitatore, in quanto cittadino, sarà coinvolto nello spazio interattivo FABLAB, dove progettare e realizzare oggetti immaginati con tecnologie all’avanguardia. Al piano terra (3g) invece lo spazio è dedicato a esperimenti fisici da testare in prima persona e ai bambini che avranno un luogo dedicato alle prime esperienze sensoriali, il MAXI OOH!. Il piano interrato (3h) sarà occupato da un percorso evolutivo che spazia da ricostruzioni di scheletri di dinosauri alle prime forme di vita e alla storia della molecola di DNA.

All’estremità della costruzione una serra (4) racchiude l’ambiente caratteristico di una tipica area montana della Tanzania, oggetto di ricerca del museo tridentino da molti anni e esempio di biodiversità mondiale da preservare.