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Sospiro d’anima

La storia di Giulia

“Sospiro d’anima” - Foto di Emanuele De Marco

Il 24 aprile, presso il Teatro delle Garberie di Pergine è andato in scena l’ultimo spettacolo teatrale della rassegna Fuori stagione: “Sospiro d’anima”, di e con Aida Talliente, con l’accompagnamento del fisarmonicista David Cej. La Talliente narra la storia della poetessa friulana Rosa Cantoni, morta nel 2009, che col nome di battaglia “Giulia”, ha partecipato alla Resistenza, fino alla deportazione nel lager di Ravensbrück.

La scena si presenta impattante ed accogliente al tempo stesso, come lo può essere il modo in cui è rappresentato l’avvicinarsi della morte narrato dall’anziana protagonista.

Il progetto artistico sottostante lascia intravedere un intento ritualistico: all’interno di un cerchio sacro delimitato da pietre bianche intervallate da lumini, Rosa ci attende, seduta ai piedi di un albero vestito d’inverno: bianchissimo e spoglio. Borbotta, si confonde, a tratti si smarrisce nei ricordi seguitando però ad imbastirli con la rudezza e la tenerezza tipica di taluni anziani.

La mente va alla fiaba russa “Vassilissa”: una bimba che, alla ricerca del fuoco, incontra nel bosco la Baba Yaga, strega saggia nella sua spietatezza, che l’attende per offrirle l’alternativa tra crescere o morire. L’impressione è che questa volta Vassilissa non sia tornata dal bosco ancora bambina ma vecchia e saggia. Anzi, l’impressione è che stia solo ora tornando dal bosco bambina e vecchia allo stesso tempo. Tornano, le due, fuse nello stesso corpo.

La Talliente, officiante del rito, vera e propria sciamana, accompagna infatti lo spettatore in un viaggio sospeso tra un’anima che svanisce e una memoria che s’aggrappa alla vita.

La regista ed attrice carica nel corpo e nel viso i tratti somatici del personaggio che interpreta. La sua abilità è sorprendente ed è la prova di quanto sia necessario per un vero attore non possedere un corpo se non quello del ruolo. Attraverso quindi il suo corpo incontriamo l’estate della vita della giovane operaia Rosa (la balera, le vacanze, la spensieratezza) e l’estate della giovane Giulia per la quale “la vera estate è stato pedalare come staffetta”.

L’anziana Rosa si rivolge al pubblico, gli mostra le foto della sua famiglia, gli serve il caffè, legge le sue poesie, le lettere. Ci ricorda che “le parole e i pensieri possono cambiare il mondo”. Ci descrive come la sua adesione alla Resistenza sia stata vissuta alla stregua di un matrimonio in cui ci si sente belli solo perché ci si sente “liberi di credere in ciò che si crede”.

Mentre Rosa\Giulia, ci legge le sue poesie, si infervora, dialoga col musicista, si ha gradualmente l’impressione di non essere a teatro ma di avere un colloquio privato, intimo, con la donna.

Nell’arco di poco tempo lo spettatore diventa il testimone partecipe dell’avvento del fascismo, con la repressione nelle fabbriche, la Resistenza e le deportazioni.

Rosa cercava una “persona onesta dedita alla giustizia” e col tempo essa è diventata quella persona. Lei e molti altri. Uno spettacolo emozionante, pura poesia, capace di toccare le corde dell’anima. Il racconto della guerra e della Resistenza non cadono mai nell’autocommiserazione.

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