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Ebrei e accusa di omicidio rituale nel Settecento

Il Trentino alle origini dell’antisemitismo. Nicola Cusumano, Milano, Unicopli, 2012, pp. 274, € 18.

L’antisemitismo fa venire a tutti in mente Hitler, i campi di sterminio nazisti, insomma il XX secolo. Ma sappiamo anche tutti che le radici dell’antisemitismo nazista sono antiche, e percorrono a ritroso nei secoli la storia d’Europa. Di solito però si pensa ai secoli bui, al Medioevo. Ecco invece un libro destinato a farci cambiare idea.Intendiamoci: nel Medioevo l’antisemitismo, le persecuzioni, c’erano eccome. Ma erano autocombustioni locali, magari anche sobillate da qualche predicatore e coperte dalle autorità religiose locali, come successe a Trento nel caso del Simonino, nel XV secolo. Il papato restava però diffidente, non soffiava sul fuoco (anche nel caso del Simonino, da Roma arriva un delegato del Papa che si sistema a Rovereto - allora appartenente alla Repubblica di Venezia, fuori dai confini del Principato vescovile - per seguire più liberamente l’evolversi della situazione, e non benedice affatto).

Il secolo in cui invece l’antisemitismo più aggressivo entra nel magistero ufficiale della Chiesa cattolica, con tanto di avallo alla teoria degli omicidi rituali di bambini cristiani da parte degli ebrei nel periodo pasquale, è lo stesso secolo dei Lumi, il XVIII. Il giro di boa sarà nel 1755 la bolla “Beatus Andreas”, di Benedetto XIV, un papa spesso considerato “illuminato” dalla storiografia, almeno agli inizi del suo pontificato.

Racconta la storia di questa pessima svolta ecclesiastica settecentesca, in cui il Trentino svolge un ruolo non indifferente, Nicola Cusumano, un ricercatore dell’Università di Palermo, nel libro “Ebrei e accusa di omicidio rituale nel Settecento”.

L’autore parte dal carteggio, conservato in biblioteche trentine, fra il francescano Benedetto Bonelli da Cavalese e l’erudito roveretano Girolamo Tartarotti per dimostrare il ruolo avuto dalla pubblicazione di Bonelli “Dissertazione apologetica sul Martirio del Beato Simone da Trento” (1747), nella preparazione del terreno per la malaugurata bolla pontificia. Insomma il nuovo antisemitismo deflagra con la prima modernità settecentesca, e rappresenta il paradigma della risposta a questa di una Chiesa che comincia a sentirsi assediata, messa in discussione: “Fu in questo momento - spiega Cusumano - che l’antiebraismo si profilò per la prima volta come un formidabile argomento della lotta anti-moderna condotta dalla Chiesa”. Cavalcare l’antisemitismo popolare sarà uno dei suoi modi per serrare le fila, additando un nemico esterno: l’ebreo come simbolo demoniaco di tutto quello che comincia a sfuggirle di mano.

Da qui ad Hitler il percorso è ancora lungo, ma è nata l’ispirazione fondamentale.