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Il palazzo del diavolo

Dan Brown in salsa trentina. Riccardo Fox, Trento, Curcu & Genovese, 2012, pp.272, € 14.

Valeria Gallo

Un libro che si fa leggere, piacevole e coinvolgente, perché parte da uno spunto originale: e se la storia di Trento negli anni del Concilio fosse da riscrivere?

L’espediente narrativo è il ritrovamento da parte di Matteo Ranzi, sovrintendente alle Belle Arti, di un profondo pozzo sotto palazzo Galasso, conosciuto anche come “palazzo del diavolo”. La scoperta di una cripta rimasta sconosciuta alla Storia ufficiale si rivela più significativa di quanto Matteo e la sua amica Clara, studiosa dell’Inquisizione, possano immaginare: da lì partiranno una serie di colpi di scena, momenti di suspense tipici di un romanzo giallo uniti a scoperte storiche sconvolgenti.

Forse influenzato anche dal suo professarsi “diversamente credente”, Riccardo Fox scrive una storia in cui la città di Trento, contrariamente a quanto si è sempre saputo, ha ospitato e in qualche modo nascosto e protetto la Santa Inquisizione e i suoi crudeli processi. E lo fa usando lo stratagemma narrativo di alternare i capitoli sul presente ad altri in cui racconta invece il passato, la Storia come realmente fu (nella sua ipotesi fantastica, ovviamente). Personaggi storici come l’imperatore Carlo V, Sigismondo di Thun, il cardinale Madruzzo, diventano pedine nuove e insospettabili di un quadro fatto di pezzi sepolti sotto le strade della città.

Un romanzo alla Dan Brown: capitoli brevi e ricchi di azione, che creano suspense e curiosità. In più una preziosa appendice distingue lo storico dal fantastico e fornisce dettagli interessanti per imparare qualcosa in più su Trento.

Il romanzo, leggero ma non troppo, potrebbe essere una buona scelta per chi ama il genere storico non particolarmente impegnativo, con componenti fantastiche e tipiche del giallo.

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