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Pacher e il cuneo ambientalista sul VIA

Alberto Pacher

A volte capita, per una fortuita congiunzione astrale, nel nostro caso “elettorale”, che si riesca ad incidere positivamente sulla legislazione riguardante l’ambiente. È il caso del disegno di legge 392, ultimo atto ed ultimo punto all’ordine del giorno dell’ultimo Consiglio Provinciale in carica. Si tratta di una legge che avrà il compito di adeguare la disciplina di VIA (valutazione di impatto ambientale) alle normative europee. Una norma uscita fresca fresca dalla commissione competente, ma che non sarebbe stata così ottemperante alla direttiva europea, se una quindicina di associazioni ambientaliste del territorio (Italia Nostra, Cipra, Enpa, Fai, Flama, Inu, Legambiente Mountain Wilderness, Nimby, Sat, WWF, ed altre) non avessero tempestivamente gettato un occhio al testo della Giunta licenziato dalla terza commissione.

Ma quanto tempestivamente? Attorno al 25 di agosto viene stilato l’ordine del giorno del Consiglio Provinciale del 2 settembre. Il 29 agosto gli ambientalisti convocano una conferenza stampa, mettendo nero su bianco un mazzolino di emendamenti che chiedono: a) che il pubblico sia informato in fase precoce ed abbia accesso alle informazioni sui progetti assoggettati al Via; b) che al pubblico interessato siano offerte effettive opportunità di partecipazione; c) che il pubblico interessato abbia diritto ad esprimere osservazioni e pareri quando tutte le opzioni sono ancora aperte; d) che vengano fissate scadenze per consentire ai comitati pubblici di prepararsi a partecipare adeguatamente al processo decisionale (60 giorni, invece dei 45 indicati da Pacher).

“In parole povere si chiede la partecipazione preliminare dei comitati di cittadini, o delle associazioni ai progetti - spiega Giorgio Rigo, componente del Comitato Provinciale per l’ambiente in rappresentanza delle Associazioni ambientaliste - là dove il ddl provinciale non solo tentava di attenuare i rischi presenti nella legislazione nazionale, ma riusciva ad aggravarli, rendendo riservate informazioni essenziali e riducendo la partecipazione alle sole strutture provinciali, quali la Conferenza dei Servizi”. Della serie: mi faccio tutto in casa, perché è meglio e perché così va il mondo.

Il 30 agosto i media locali riportano la notizia del cuneo che gli ambientalisti infilano nella proposta che regola la procedura di VIA. E non è un cuneo da poco, la Provincia infatti viene implicitamente accusata di eludere in modo sostanziale il ruolo centrale che la normativa europea assegna alla partecipazione delle pubbliche assemblee nel processo decisionale in materia di ambiente. In campagna elettorale un succulento boccone servito su un piatto d’argento alle opposizioni.

Il giorno seguente il coup de théâtre: scende in campo Alberto Pacher cuor di leone, il quale accoglie in toto gli emendamenti degli ambientalisti! Tutti, tranne l’allungamento dei tempi: i 45 giorni infatti non diventeranno 60. Caspita che solerzia! Magie della campagna elettorale! Ma il ddl 392, modificato in senso partecipativo, non è di per sé un cattivo strumento, anzi, introduce anche un criterio molto utile per le aziende, l’Autorizzazione Unica Territoriale, che assembla in capo a un unico referente tutte le autorizzazioni necessarie per presentare un progetto. L’approvazione in aula del ddl a maggioranza chiude l’iter della legge e chiude anche 5 anni di governo provinciale, sul fronte ambientale, decisamene discutibili.