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Candidati improbabili: Franco Tretter

Franco Tretter

Tretter, noneso verace, per anni è stato il dominus del PATT. Eletto consigliere provinciale nel 1978, attraverso scissioni, riunificazioni, litigi, espulsioni, è riuscito in capo ad alcuni anni ad avere in mano il partito, posizione dalla quale si è più volte ritagliato il comodo posto (ricchi emolumenti, pochissimo lavoro) di presidente del Consiglio Regionale.

Il suo eloquio era proverbiale. Dieci parole a caso e poi la parola magica “Autonomia”, altre dieci e ancora “Autonomia”. E poi ancora la parolina “io”: “io ho fatto, io ho detto, io incontrai, io scrissi, io dissi...” Il tutto proferito con aria seriosa, che sulle anime candide faceva impressione.

Dentro il partito invece, pugno di ferro. Quando nel ‘93, dopo il crollo della Dc, il Patt divenne punto di riferimento, Tretter si guardò bene dal rivendicare la presidenza della Provincia: vi mise il collega di partito Carlo Andreotti. Cui però non concesse alcuna autonomia: se solo gli faceva ombra, se registrava qualche successo politico di troppo, subito gli confezionava una crisi di Giunta.

Stessa disinvoltura negli affari: “Solidarietà” scrisse un libro bianco sugli affarismi di Tretter, strano imprenditore che bazzicava le aste fallimentari e aveva contenziosi sulle eredità di vedove sprovvedute.

La sua carriera finì male, malissimo. Nel dicembre 1998, appena rieletto presidente del Consiglio Regionale, trafugò un orologio dal negozio di un suo supporter, e lo nascose nell’auto blu della Regione. Denunciato, fu colto con la refurtiva nel bagagliaio e arrestato. Nel processo si difese con le unghie e coi denti; e con testimoni falsi, condannati anch’essi. Nel 2003 la Cassazione lo condannò in via definitiva a un anno e otto mesi.

Ritiratosi a vita privata, è stato interdetto dai propri famigliari. Ora Tretter riappare sulla scena politica.