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5 laghi - Val Nambino: un gioiello da tutelare

ing. Paolo Mayr
La nuova Pista Nera e la pista verso la piana di Nambino.

Il possibile ampliamento del demanio sciistico di Madonna di Campiglio nell’area Serodoli ha destato numerose opposizioni da parte di chi conosce lo straordinario valore paesaggistico e naturalistico della zona. Per una conoscenza più ampia, ritengo necessario descrivere le pregevoli caratteristiche dell’area e le disastrose conseguenze che deriverebbero da un intervento impiantistico.

Anzitutto è riduttivo parlare di Serodoli e non dell’area dei 5 Laghi e dell’intera Val Nambino, che al lago Serodoli conduce e nella quale verrebbero realizzate le piste e gli impianti. I 5 Laghi fanno parte di un insieme più ampio di laghi alpini, che a ventaglio cingono ad ovest e nord-ovest la conca di Madonna di Campiglio, dal lago Ritorto a sud, al lago delle Malghette a nord.

Un insieme straordinario di laghi, prevalentemente di circo di origine glaciale e postglaciale, che in un’area di pochi chilometri quadrati permette l’osservazione di almeno 15 bacini lacustri, ognuno con caratteristiche idrobiologiche, configurazione, tonalità cromatiche, trasparenza, profondità diverse; un insieme di biodiversità in grado di stupire il turista e stimolare la ricerca scientifica.

La Val Nambino rappresenta invece l’ultimo settore quasi integro alle spalle di Madonna di Campiglio, corridoio naturale verso il massiccio della Presanella. Percorrendola si osserva un’ordinata successione altimetrica vegetazionale: dai prati e pascoli di Malga Nambino al suggestivo Lago Nambino, alla foresta di alto valore naturale che circonda il lago, a praterie, brughiere alpine, torbiere, torrenti, laghi e cascatelle e vari segni del passaggio del ghiacciaio, tra cui il geosito “Rock Glacier Lago di Nambino”, fino a giungere al paesaggio rupestre dei laghi.

Sotto il profilo tecnico, le caratteristiche orografiche della zona, movimentate e irregolari, ben poco si prestano a ospitare piste e impianti e richiederebbero notevolissimi scavi e riporti, con completa trasformazione del territorio. La Val Nambino ne verrebbe praticamente distrutta. A riprova, si osservi quale disastro è stato perpetrato nella vicina area della Val Pancugolo-Rifugio 5 Laghi, dove l’antica foresta è stata ridotta a lembi di sfrido, separati, di difficile sopravvivenza ed è stata ricavata una pista nera di tale pendenza da rendere precario l’equilibrio delle persone e sicuramente problematico l’inerbamento e la stabilizzazione del suolo e dello strato nevoso. La trasformazione del territorio è stata massiccia, anche se in una situazione orografica molto più favorevole rispetto a quella esistente nella zona 5 Laghi-Val Nambino.

Il suggestivo lago di Nambino con l’omonimo rifugio raggiungibile solo a piedi.

Quest’area è molto frequentata nei mesi estivi per la sua elevata qualità paesaggistica, alla pari di Vallesinella e Val Brenta, grazie anche alla presenza di un’estesa rete di sentieri. In inverno è percorsa da vari itinerari classici scialpinistici. Da segnalare, quale straordinario e lungimirante uso della montagna, la possibilità di raggiungere solo a piedi il Rifugio Lago di Nambino, quantunque in prossimità alla viabilità di Madonna di Campiglio.

L’inserimento di impianti, piste, strade e attrezzature ricettive comporterebbe la perdita di interesse turistico della zona e quindi di un bene economico, oltre alla distruzione del valore naturalistico sopraccennato. Caso classico ed evidente. il Bondone o la Paganella, dove gli impianti hanno tolto ogni valore e appetibilità alle sommità delle ex montagne dei Trentini.

In conclusione: è indubbia la bellezza, l’unicità, l’elevata qualità del territorio dei Laghi e della Val Nambino. Sono altrettanto sicure le disastrose conseguenze di uno sviluppo impiantistico, principalmente la distruzione totale della Val Nambino. L’area di Val Nambino-5 laghi è l’ultima integra nella conca di Madonna di Campiglio ed è quindi da mantenere tale per il turismo che ama la natura montana e per lo scialpinista. Ciò ha valenza anche economica. Per queste considerazioni non si dovrebbe nemmeno pensare a poter realizzare piste e impianti in tale zona: sarebbe un suicidio, un delitto di distruzione ambientale perseguibile penalmente.

Mi si obbietterà di suonare l’allarme troppo presto, quando non ci sono ancora atti decisivi, ma non si può concedere fiducia agli impiantisti e ai loro sostenitori politici, dopo che, ogni volta che realizzano un intervento, promettono di volersi fermare, dopo la presa in giro della mobilità alternativa, che non c’è ma che a loro è servita per ottenere contributi oltre ogni misura, dopo che in ogni raffigurazione grafica delle piste e degli impianti rappresentano abetaie e verdi praterie e non reali disastrose, spelacchiate superfici.

Il lago Serodoli, il lago Gelato e, sulla sinistra, la Cima Serodoli.

La presidente della Comunità di Valle delle Giudicarie afferma di aver affidato a un’agenzia lo studio di impatto ambientale ed economico dell’eventuale iniziativa, ma ciò non tranquillizza, perché usualmente chi viene incaricato segue i desiderata del committente e di ciò sono testimonianza numerosi studi di impatto ambientale.

Si spera in un comportamento serio, responsabile e lungimirante degli Uffici provinciali, nei settori dell’Urbanistica, del Paesaggio, dell’Ambiente e dell’Economia, del Parco Adamello-Brenta, della Comunità di Valle, del Muse, che dovrà dimostrare la differenza rispetto al preesistente Museo di Scienze Naturali, troppe volte distratto o incoerente nei suoi giudizi.

Infine auspichiamo un intervento di controllo da parte dei funzionari della Comunità Europea, sia in merito ai pesanti interventi realizzati, sia alla mancata attuazione della cosiddetta mobilità alternativa tra Pinzolo e Madonna di Campiglio.

ing. Paolo Mayr, ex presidente della sez. trentina di Italia Nostra