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Gesù poco ecumenico?

L’eccezionale corrispondenza epistolare fra Eugenio Scalfari e il papa fa molto discutere. Il dialogo fra cattolici e non credenti non può che essere accolto con interesse e speranza. Per l’occasione, è capitato però di leggere alcune affermazioni non confortate dai testi evangelici. Se Scalfari ed Enzo Bianchi sostengono che Gesù ha saputo “amare gli altri più di se stesso”, viene da ricordare che Gesù amò il suo popolo, il popolo ebraico, non tutti gli uomini. Dal suo piano di salvezza erano infatti esclusi i farisei, i pagani, persino i samaritani, che pure erano ebrei, anche se non ortodossi.

In Matteo si legge: “Non andate fra i pagani e non entrate nelle città dei samaritani, rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute d’Israele”. Gesù è sempre pronto ad aiutare i postulanti, ma non la povera donna di Canaa. Questa si dispera, si getta ai suoi piedi chiedendogli la guarigione della figliola posseduta dal demonio. Ma Gesù, irremovibile, “non le rivolge nemmeno una parola” e dichiara: “Non sono stato inviato che alle pecore perdute di Israele... Non è bene sottrarre il pane ai propri figli per darlo ai cagnolini”. Discriminata, trattata come un cane perché non ebrea, ma greca, di origine siro-fenicia.

Il Salvatore dell’umanità dimostra in questo episodio, e non solo in questo, che il suo amore è tutt’altro che ecumenico. Devono intercedere per la donna di Canaa gli apostoli, commossi dalla sua disperazione: “Esaudiscila, vedi come ci grida dietro!”

Il cristianesimo che conosciamo è opera della predicazione e della organizzazione di Paolo.

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